è bello sentirti


 

Oggi l’editoriale lo costruiamo in modo diverso, nel senso che vorrei iniziarlo con un esperimento della mente, da fare insieme a voi.

“Chiudete gli occhi per un sottilissimo istante e immaginatevi che l’umanità non abbia mai potuto beneficiare di quella spettacolare invenzione messa alla luce dal Sig. Antonio Meucci.

Siete concentrati? Tutti?... bene! Adesso riaprite le vostre visuali su quello che ci appartiene, e ci gira intorno quotidianamente, e provate a fare senza del... TELEFONO!”

Attenzione: non dico di soffermarci sull’utilizzo del momento, ma… di tutta un’intera vita senza di lui. Da oggi in avanti basta telefonate, sms, videochiamate e quanto altro. Si ritorna ai TAM TAM, ai segnali di fumo ed i codici morse del Sig. Marconi…

Niente più: <<Pronto chi è?>>

 

E’ dura vero?  Azzarderei: impossibile a resistere; quasi al pari dell’energia elettrica che, per importanza, sostengo sia stata la più geniale delle invenzioni messe a nostra disposizione.

 

Ho voluto iniziare in maniera colorita e coinvolgente per farvi riflettere su una delle utilità più indispensabili al giorno d’oggi, di cui proprio non potremmo proprio farne senza: il cellulare!

Addirittura, a leggere la “testata” dell’articolo da cui traggo spunto per l’editoriale: tre italiani su quattro dichiarano il cellulare il loro amico… fedele!.

 

Come dire; chi non lo usa è tagliato fuori! (IN TUTTI I SENSI).

Chi lo usa, questo è indubbio, ne resta sempre più affascinato fino a diventarne… SCHIAVO! Il dato è eloquente: il 75% degli italiani utilizza minimo un cellulare e, quasi tutti, lo fanno senza troppa parsimonia.  Restano incollati con l’orecchio a questo marchingegno telematico per più di 45 minuti al giorno! (alla faccia che ci sentiamo sempre più soli in questa epoca di recessione!) ed utilizzando il canale di servizio (o sms, per intenderci) in media per 6,5 messaggi brevi ogni ventiquattrore ma, più di un milione di persone, ne invia addirittura 30 ogni giorno! (e c’è chi dice che siamo un popolo pigro che non ama scrivere!)

Mi fermo qui con questa analisi per concentrarmi, invece, su questo bene prezioso che aiuta, anche se in misura meno tangibile di una presenza reale, ad assottigliare le lontananze o le semplici assenze. Con un telefonino quante cose ci siamo detti, vero? Abbiamo spaziato dall’amore ai problemi della vita, dal lavoro, alla necessità di cercare nuovi amici, fino alla possibilità di scambiare due “parole scritte” con qualcuno che ti manca incredibilmente.

Un telefonino, come dice uno spot, aiuta ad allungare la vita, e credo che sia davvero uno strumento di conversazione di massa che, solo chi lo ripudia, non riesce a comprendere quanta utilità ci ha lasciato in uso. Con un telefono si può parlare con il mondo, si può tenere in vita una speranza, si riesce a vedere da lontano e darsi appuntamenti col destino. Con un cellulare si riesce a curare le malattie, ad arrestare la fame, a collezionare soldi in beneficenza e, finanche, controllare una macchina mentre se ne va in giro per l’Europa.

E’ uno stupendo depositario di consegne, tutte più o meno, fondamentali per la nostra vita.

Questo dato lo riporto: il 96% degli utilizzatori, escluso le categorie “lavoro” e “necessità estreme”, sono persone tra i 16 e 25 anni, vivono nelle grandi città e sono laureati o diplomati. Al di sotto dei 13 anni posso presumere che si incontri notevoli ostracismi da parte dei genitori, nel regalare un nuovo cellulare al proprio figliolo, col rischio che nella sua adolescente immaturità esaurisca la scheda dopo soli 2 giorni di ininterrotti “ciao, come stai” o messaggini del tipo “mamma sono a casa tra 10 minuti”; “…tra 5 minuti”; “… tra due”; “…aprimi sono fuori dalla porta!”

Ma per quella fetta degli ultra 25enni? Cosa vuol dire, che... perdiamo questo senso di utilizzarlo per scambiarci sensazioni? O siamo troppo presi dai problemi di ogni giorno per riuscire a ritagliarci il tempo da dedicare alla cura di antiche e consolidate amicizie… che hanno ben altro peso oggi, nella nostra vita piena di stenti e patemi?

E ancora, e con questo termino, perché solo dopo i 25 anni utilizziamo molto di più gli sms? C’è una ritorsione alla fonia nella fase della maturità? Qual è il motivo reale che spinge noi ADULTI ad utilizzare striminziti messaggi al posto delle tanto belle amate parole, spinte da una voce che ci identifica, anche fossimo distanti anni luce da chi ci sta’ ascoltando?

Non lo so, davvero. Non riesco a trarre una giustificazione anche se, troppe volte, mi è capitato di ricevere un sms di auguri di buon compleanno o felice anno nuovo, da sintetizzare in sostituzione di due minuti di parole, che avrebbero sortito ben altri effetti ed affetti!

Purtroppo è così. Usiamo spesso le parole scritte, striminzite e ammassate in soli 140 caratteri di freddezza, se abbiamo bisogno di rifugiarci nei silenzi, nella fretta o la noia a doversi soffermare con chi ti è obbligato rispondere, con inutili conversazioni del tipo:

«Ciao, come stai?»

«Bene e tu?»

«Abbastanza, dai.»

«Novità?»

«Nessuna, e a te?»

«Sempre lo stesso.»

«Va be’, ci risentiamo presto?»

«Ma certo.»

«Ciao, allora.»

«Ciao e grazie per la telefonata.»

 

Grazie per la telefonata? Ma grazie di che?... di cosa? Ma cosa ci siamo detti?

Quelle sono circostanze in cui fa molto più effetto rifugiarci in un telegrafico “ciao, come stai? Scusa, ma sono tanto incasinato. Ma sia chiaro… ti penso sempre. Appena posso ti chiamo. Ti abbraccio”.

Io la penso così.

A voi la scelta di quella meno… IPOCRITA o PIU’ CORAGGIOSA!

 

Ma… e qui chiudo, finché possiamo riflettere sull’importanza di investire di più sulla nostra voce, sul nostro vibrato, e su quel timbro personale, infallibile trasportatore di emozioni che ci rende unici e personalissimi. Proviamo a spingere lontano ogni nostro entusiasmo e farlo giungere dall’altra parte di un cavo invisibile che però... ancora oggi sa unire. Gli sms, per favore, usiamoli con discrezione e diamo loro un valore giusto, appropriandogli al senso che meritano. Usiamoli per le ricorrenze e le circostanze “meno eclatanti”, senza farli diventare unici mezzi espressivi di comunicazione, perché hanno ben poco da raccontare, se li mischiamo tra numeri e rubriche di un telefonino affollato di scritture, segnali e disegnini. L’incetta di caratteri lasciamola agli innamorati alle prime armi; agli amanti che rubano attimi dalla propria vita per dedicarsi minime emozioni; ai giovani ragazzi, ricchi di adolescenza e voglia di sentirsi sempre in di più, e quanti vogliamo trasmettere, anche con l’uso di poche parole, tutta l’urgenza di farsi sentire PRESENTI!

Ma, vi prego, non adoperiamoli per gli auguri, le commemorazioni e gli addii incredibili. NO! Non giustificano e non risolvono nulla… lasciando ancora più povertà nel cuore e nella mente di chi ci ricorderà a stento, nel tempo che verrà, se ci siamo congedati con un freddo sms di “buonavita a te”!

 

nulla sarà mai sensazionale emozione viva più di una voce

 

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- RIFLESSIONI IN PUNTA DI CUORE - pensieri a ruota libera di Gianfranco Iovino
 

 
 
 
 

 

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è bello sentirti

l'uragano DONNA

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gelosia in amore

lacrime d'amore