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Ognuno la pensi come meglio crede, ma
sembrerebbe che da un’indagine DOXA noi ci
comportiamo così:
durante gli anni di fidanzamento ci si scambia
circa 3 ore di conversazione al giorno, mentre,
invece, quando si è diventati coniugi,
l’intervallo scende ad un misero 15 minuti!
Ripeto: 3 ore
di parole al giorno da fidanzati, e
solo 15 minuti da sposati.
Ad
analizzarla così la statistica, sembra che qualcosa
non quadri. Se non altro perché, dovrebbe essere il
contrario, o no? Da sposati ci frequentiamo di più
fra le pareti di una stessa casa, riusciamo ad
incrociare gli sguardi più facilmente, condividiamo
più aspetti della vita quotidiana e sappiamo
compattarci maggiormente nella risoluzione di
problematiche improvvise… ma, nonostante ciò,
limitiamo al minimo indispensabile gli scambi di
parole.
Quanto considerato dovrebbe entusiasmare l’esercito
delle singole metà, che si battono per difendere la
propria libertà di pensiero ed azioni, da non dover
condividere con nessuno oppure, di contro, spingere
ancora più smodatamente gli indecisi ad affrontare
il passo decisivo dell’unione dinanzi a Dio, se non
altro perché acquisiamo una grande dote: la
sintesi!!!
Da
fidanzatini ci si scambia un’infinità di belle
parole, tante promesse, una catena infinita di sogni
e lunghissime conversazioni telefoniche.
Di
mio, voi confido di non essere mai stato un abile
conversatore telefonico, con la mia innamorata.
Anzi. ho sempre invidiato quanti riuscissero a
farlo, inventandosi argomenti da trattare per ore
intere, appiccicati ai cavi telefonici delle tanto
amate cabine della SIP, dove bastava chiudere le
porte per proteggere il loro amore dal frastuono del
mondo, che rimaneva fuori di quella dimensione.
Ma
poi? Tutte quelle promesse, quelle aspettative,
quelle necessità di parlare, di farsi ascoltare,
dove vanno a finire? Perché, una volta consolidata
la vita di coppia, i silenzi primeggiano sui nostri
disagi? Si dice che, quando ci si conosce bene,
basta uno sguardo d’intesa per trasmettere più di
mille parole messe insieme, ma amici miei… quando è
troppo è troppo!
Due
sono le ipotesi; o siamo dei grandi attori, che
riescono con la spinta di una sola espressione a
raccontare il proprio disagio, oppure ci stiamo
ammalando di solitudine. Ci rassegniamo alle ipotesi
più assurde e sconsiderate. Proprio noi, la specie
animale più evoluta sulla terra, che fa del dialogo
la propria forza, preferiamo isolarci fra le
prigioni dei nostri stessi scoramenti.
A
quanti ci ascoltano lamentarci, mentre insceniamo
l’ennesima replica di un melodramma insipido, nel
racconto compassionato del nostro disagio, nel non
riuscire più a farci comprendere, vogliamo apparire
come povere anime in pena, obbligate a rimanere
silenziose, perché non possiamo pretendere che altri
ci capiscano; nessuno ci può alleviare le sofferenze
silenziose del cuore… per colpa delle mille rinunce,
le assuefazioni, le tante delusioni e la collezione
spropositata di sogni infranti. Tutto inutile… tanto
vale TACERE!
Scusate ma, mi sgorga dal cuore: DOBBIAMO
VERGOGNARCI!
Se
poi, ci riportassimo un’altra annotazione di quella
indagine Doxa, c’è da sbatter con la testa contro ai
muri. Pensate che: di quelle 3 ore di dialogo, nel
tempo dei fidanzamenti, la maggior parte è
utilizzata dai maschi, nel raccontar di progetti,
ambizioni e desideri da realizzare. La situazione si
capovolge, inspiegabilmente, nella seconda fase:
solo quindici minuti di dialogo giornaliero, di cui
il 70% di timbro femminile.
Cosa devo commentare a tutto ciò? Se fossi
obbiettivo dovrei riassumere che noi uomini
parliamo, parliamo, ma… alla fine ci rifugiamo
sempre nei silenzi? Oppure siamo solo degli infiniti
scontenti? Poveri angeli, sbattuti giù dal cielo, a
caccia perenne di un angolo di Paradiso… da
ricercare nel silenzio, perché nessuno ci ascolta o
ci può capire?!
Non
è giusto, non ci si può restare muti dinanzi alle
sconfitte e gli scoramenti. Piuttosto urliamo,
imprechiamo contro noi stessi, e pretendiamo
attenzioni. Calamitiamo su di noi gli sguardi di chi
non riesce più a coinvolgerci ed ascoltarci,
provocando reazioni nei dialoghi.
E
voi donne, madri, fidanzate e spose, aiutateci a
farci parlare di più. Determinate reazioni, con il
diritto di pretendere risposte a tutte le domande
lasciate in sospeso.
Donne, vi prego, fateci ritornare la parola, il
dialogo vivo, l’ebbrezza e l’entusiasmo di
raccontare dei nostri desideri. Non guardate i
vostri mariti sempre con spirito compassionevole; si
sacrificano la vita, è vero, ma… non hanno bisogno
di carezze silenziose: provocate reazioni!
E
tu, maschio, sì più uomo, ti scongiuro! Non sempre
si può fuggire dal disagio nascondendosi nel
silenzio. Non sempre possiamo morderci le labbra e
rifugiare nel cuore tutte le delusioni raccolte. Non
sempre è giusto sacrificarci l’esistenza, ammainando
le vele dei sogni infranti.
In
conclusione mi piace rivolgermi, con spirito
speranzoso, ai fidanzati d’Italia. A tutti quelli
che sono ancora in tempo per abituare il loro
rapporto di domani al dialogo aperto e continuativo.
Sforzatevi di non perdere quella immensa dote, che
non deve essere “la sintesi” ma… il parlare, col
cuore in prima linea, di tutto e provare ad
afferrare i sogni, con la forza di quattro braccia,
che son meglio di due.
Meglio compattarsi nell’unione di un dialogo aperto
e vincente, che limitarsi ad imbronciare il viso,
abbassare il capo ed incrociare sul petto le
braccia, perché tanto… nessuno ci comprende e non
vale la pena sprecare fiato per nulla!
Ciao e… buone lunghe chiacchierate a
tutti NOI
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