“cosa ti
piacerebbe ascoltare di più come notizia dal
telegiornale?”
Una domanda
superflua, scontata, ma… intensa. Immagino che,
ognuno di noi concentri i propri pensieri sulla
prima logica risposta: MENO VIOLENZA!
Ma avete fatto caso
quanta violenza stiamo subendo passivamente? Quanti
fatti di sangue stanno inquinando la quotidianità?
Cerco sempre di non
trattare la politica nei miei pensieri liberi, ma
come si fa a restare tanto insensibili dinanzi a
tutto ciò? L’assenza dello Stato e delle
istituzioni, la mancanza di uomini responsabili e
forti ideologicamente, la fatiscenza di strutture
atte al recupero del territorio e degli spazi di
crescita… ma dove sono andati a finire? In quale
favola sono stati imprigionati questi idiomi?
Come possiamo
permetterci di tollerare simili cattiverie?
Ci siamo mai posto
il dilemma = da quale parte sta il male?
Se poi siamo
proprio noi quelli che non vogliono provare a
reagire e cambiare qualcosa? Qui non si chiedono
sommosse popolari od atti eroici da crociate
punitive. NO! Non si insorge così contro la
disuguaglianza e la disonestà.
Non si risponde
alla violenza con altro dolore. Non ci farebbe
evolvere. Non ci giustificherebbe.
E allora? Cosa
bisogna fare? Pregare? Aspettare? Sperare? Chiudersi
in casa?
Lo chiedo a voi
come comportarci. Io non riesco a trovare una
soluzione. Ma non mi sta bene questo subire passivo!
Se è vero che la
storia si evolve e progredisce nel tempo, siamo
davanti ad un punto di non ritorno o.. ritorno alle
origini più inglorioso e retrogrado.
Arriveremo a
diventare tutti uomini delle caverne, che ogni
mattina usciranno per strada con la preoccupazione
di trovarsi davanti uno spietato e famelico mostro.
L’uomo delle caverne, come potrebbe succedere a noi,
sa come comportarsi: resta immobile… indeciso se
scappare ed evitare la morte, o combattere e saziare
la sua fame.
Capite cosa voglio
dire? Preda o cacciatore!
C’è il rischio che
ci abituiamo così tanto alla violenza che non ci
farà più paura.
Succede ogni giorno
che subiamo le assuefazioni. Un esempio? Un soldato
americano ucciso in un attentato a Bagdad fa
notizia? No! Non la fa più… tanto si sa che è un
male necessario, che accresce una lista già estesa
di morti ammazzati.
Questo è il senso
del nostro disgusto. Di questa incredibile opulenza
d’indifferenza nei riguardi del dolore e delle
stragi.
Che a Napoli si
ammazzi un’intera famiglia in 48 ore… non ci
interessa; che una bomba esploda nel centro di un
mercato… non ci rattrista più; che capi di regime
issano popoli a glorificare il nucleare… è un
problema lontano; che un uomo rivolge lo sguardo al
cielo e cerca di comprendere perché avviene tutto
questo… è solo un invasato.
Ci stiamo perdendo
in maniera vigliacca. Pensiamo solo al nostro
orticello; quello del vicino… che ci pensi LUI.
Ci stiamo abituando
a scappare, ma… non è nella fuga che superiamo
l’ostacolo.
Avete visto in tivù
l’immagine di una delle ultime maratone svolte? (non
ricordo di quale parte del mondo) C’è stato un
podista che è caduto per terra, senza più riuscire a
rialzarsi, dieci centimetri dal traguardo, facendosi
superare da altri atleti. Nessuno ha fermato la sua
corsa per soccorrerlo… lo meritava in fondo: era
stato lui il vincitore per tutta la gara!
Quell’immagine
dovrebbe essere usata più spesso, per farci
riflettere su quanto sia importante arrivare al
traguardo integri ed efficienti, piuttosto che
correre… correre… scappare da tutto il più lontano
possibile, disseminando il nulla dietro di noi col
rischio di… cadere un passo prima del traguardo,
perché siamo rimasti soli e nessuno ha più tempo per
fermarsi e darci una mano.
Non parlarne non
evita il problema… lo rimanda soltanto.
Chiudo con una
bella massima: in una gara non è importante cosa
si ottiene, ma quello che provi durante la corsa.
Non dobbiamo
fuggire dal pericolo, ma fare in modo di non
lasciarlo esercitare con tanta facilità su di noi.
Possiamo riuscirci in un solo modo: vivendo quello
che la corsa ci può insegnare; condividendola,
parlandone, criticandone aspramente la condotta di
altri e sfidando chiunque volti le spalle al
pericolo per guardare dritto davanti a sé.
Dobbiamo sforzarci
di sentirci più uniti, più compatti, più degni di
essere uomini del duemila e non animali preistorici
che ambiscono solo alla propria sopravvivenza:
cacciando o scappando.
Anche oggi il mio
editoriale non ha una finalità precisa ed una morale
da prendere in prestito; ma io non voglio essere per
voi l’uomo delle riflessioni, ma soltanto un amico
che ha bisogno di scrivere e raccontare,
interpretando anche un po’ dei vostri pensieri e
provare a respingere con durezza quello che a NOI
NON CI E’ MAI PIACIUTO: L’ODIO VIOLENTO!
Le mie sono solo
parole, ma è meglio parlarne e far comprendere che
ci dissociamo, piuttosto che restare in silenzio e
far credere che… possono continuare a farci del
male, che noi corriamo… corriamo… corriamo…
scappiamo!