Mi è arrivata in posta questa mattina e non posso
fare a meno di girarla anche a voi.
(qualcuno l’avrà già letta ma, per tutti gli
altri, vi consiglio di spendere due minuti,
soprattutto, se appartenete alle classi dal ‘50
all’80!)
E’ troppo simpatica (oltre che riflessiva) e poi,
diciamocela tutta, in un tempo pasquale dove è
giusto risorgere con valori sempre più nuovi: perché
non ricordarci di quelli già trascorsi, passati,
finiti, persi di vista?
Non è detto che il ritornare all’antico non sia, in
qualche modo, risorgere… no?
In fondo, Pasqua vuol dire Passaggio. Noi lo
facciamo all’indietro, parlando, comunque, di noi!
Di come eravamo!
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Da bambini andavamo in giro per la città e sulle
autostrade… senza cinture di sicurezza e senza
neppure un airbag.
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Da bambini le nostre culle erano dipinte con colori
vivacissimi… policrome vernici a base di piombo e
amianto.
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Quando andavamo in bicicletta… non portavamo il
casco MAI.
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In motorino si andava in due… e se la sella lo
permetteva anche in 3, perché no? (mitico Piaggio
SI’)
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L'acqua ce la siamo bevuti sempre dal tubo del
giardino… mai dalla bottiglia dell'acqua minerale a
basso residuo fisso e con una sola particella di
iodio che impazzisce di solitudine.
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Trascorrevamo ore ed ore costruendoci carretti a
rotelle ed i fortunati che avevano strade in discesa
si lanciavano liberi nell’aria e, a metà corsa,
ricordavano di non avere freni.
Quanti scontri nei cespugli per imparare a
risolvere il problema.
Noi ci scontravamo coi cespugli e mai con le auto
all’uscita dalle discoteche, drogati di fantasia e…
mai nessun autovelox ci multava il carroccio!
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Uscivamo a giocare per rientrare mai prima del
tramonto. Ce lo potevamo permettere. Non c’erano i
cellulari... nessuno ci poteva rintracciare.
Impensabile!!!
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La scuola durava fino alla mezza, poi andavamo a
casa per il pranzo e ci trovavamo tutta la
famiglia… sì, anche il papà!
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Non avevamo Playstation, Nintendo 64, Xbox,
televisione via satellite, DVD portatili, Surround,
cellulari, computer e chat room su Internet. Però…
avevamo tanti
AMICI veri.
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Uscivamo senza preavvisi e andavamo fino a casa
dell'amico. Suonavi il campanello e lui era lì ad
aspettarti, ed uscivamo a giocare… dimenticando
tutte le altre sue cose, che potevano aspettare.
Venivamo prima NOI!
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Si! Andavamo lì… lì fuori; nel mondo crudele!
Quello senza guardiani! Senza zone verdi. Senza
contenitori differenziati e senza strisce blu per
le soste a pagamento.
Ma come abbiamo fatto? Altro che EROI che siamo
stati noi!
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Non c’era tutto questo benessere eppure… facevamo
giochi coi bastoni, le biglie di vetro e le figurine
dei calciatori. Si formavano squadre per giocare una
partita di pallone giù in cortile, ma non tutti
venivano scelti… quelli scartati non andavano dallo
psicologo per il trauma.
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Alcuni studenti (io ero tra quelli) non erano
brillanti come altri secchioni a scuola, e quando
perdevano un anno lo ripetevano… nessuno andava
dall’analista. Non si soffriva di anoressia, né di
ipertensione. Semplicemente prendeva qualche
scapaccione dal papà e si ripeteva l’anno.
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Avevamo tanta
libertà, tanti fallimenti da collezionare sulla
pelle, qualche successo da ricordare a lungo e
sapevamo gestire al meglio i mille PERCHE’ della
nostra età… senza l’aiuto di nessun esperto
diventavamo lo stesso GRANDI.
Che tempi quelli lì, vero? Eravamo eroi? O forse
solo bambini cresciuti nella libertà di impiegare il
nostro tempo a conoscere il mondo, gli amici sinceri
ed il valore della lealtà senza tanti rischi
virtuali o cibernetici.
Oggi mia figlia ha di tutto e di più, ma non gli
basta mai. La invidia un po’ per il benessere
apparente che si vive addosso, che la rende sazia e
forse anche felice, ma… è triste saperla senza
un’amicizia vera con cui giocare qualche volta con
le bambole.
La domanda che vi pongo alla fine di questa lunga
riflessioni è una soltanto: ma come abbiamo fatto a
crescere e DIVENTARE GRANDI?!