«Ciao Luca, come stai?»
«Bene Gianco, ancora
vivo e tanto mi basta per sentirmi un uomo
fortunato. Tu sai cosa penso della sfortuna, no?»
«Sì. Che l’unica
sfortuna che può riguardare un uomo è solo quella di
non essere mai nato.»
«Già, proprio quella.
Chiunque, invece, riesce a meritarsi un angolo di
cielo da restare a fissare; un ruscello di acqua da
guardare mentre miliardi di singole goccioline, una
messa dentro all’altra, gonfiano il mare; il
miracolo di un nuovo sole da ammirare mentre si
arrampica nel cielo e rischiara ogni paura della
notte; il piacere di ascoltare una musica, chiudere
gli occhi, e lasciarsi trasportare lontano, correre
felici incontro al vento… quelle sono grandi fortune
che non puoi non considerare.»
«Purtroppo le diamo per
scontate Luca e ce ne dimentichiamo con troppa
facilità.»
«E’ vero, ma chi come
me resta inchiodato dietro ad una finestra a
guardarsi scivolare il mondo davanti agli occhi, ha
tutto il tempo per pensare e ringraziare di essere
ancora vivo.»
«Ti sento triste nella
voce Luca, cosa c’è?»
«Cosa vuoi che ci sia
Gianco, niente! Bisogna rassegnarsi agli scherzi che
la vita ti riserva. Fino ad un anno fa guardavo il
mondo come te, senza nessun pericolo e senza nessun
bisogno di restare a riflettere intorno ai silenzi.
Sfidavo tutti e mi bastava urlare, sbattere una
porta dietro me, e correre incontro a nuove
soluzioni, ma… oggi non è più quel tempo e tutto si
trascina di fianco a me.»
«Mi dispiace a sentirti
così triste Luca.»
«Dispiace di più a me,
credimi. Svegliarsi una mattina e sentire un dolore
alle gambe, a cui non dai peso, credendo sia solo
stanchezza. Ma quella stanchezza si aggrappa sempre
di più sopra alle tue spalle e diventa un peso che
non riesci più a reggere. Diventa affaticamento
insostenibile, mentre le mani tremano, le gambe non
ti reggono ed anche sollevare una piuma diventa un
impresa impossibile da fare da solo.»
«E’ così brutta la tua
malattia?»
«Brutto è il silenzio
che la circonda. Di distrofia non si muore
rapidamente, ma… non ci si può neppure curare, ed è
assurdo restarsene qui, dietro ad una finestra ad
aspettare mai nessuno che ti venga a fare compagnia
o ti rapisca da questo deserto. Solo fugaci
apparizioni. Comparse che dimentichi in fretta: una
pacca sulla spalla e poi sparisce, perché non piace
a nessuno restare troppo vicini alla malattia, quasi
per la paura che ci si possa infettare, o restarne
troppo a lungo tristi e desolati.»
«Non trovo parole per
compatirti Luca.»
«Non c’è proprio niente
da compatire; non ce ne è bisogno. Siamo solo
sfigati che il buon Dio ha voluto mettere sulla
strada di chi ha un destino più generoso e meno
malato del nostro per farli riflettere un po’ su
quanta fortuna si ha nel potersi alzare da una sedia
ed andare dove si vuole, senza bisogno di nessuna
carrozzella e alcun aiuto per stenderti su un letto
e provare a dormire, chiudere gli occhi, fare buio
dentro di te e sperare che domani ti svegli… e ti
accorgi che era solo un brutto incubo quello che ti
sei vissuto addosso fino ad oggi.»
«Vorrei tanto poterti
aiutare.»
«Lo vorrei anche io, ma
ancora non c’è una cura che ci tiri fuori da questo
dolore perfetto che non ci abbandona mai, neppure un
istante.»
«Ma com’è possibile?
Facciamo vacanze sulla luna ed il giro del mondo in
mezza giornata e non si riesce a curare questa
malattia?»
Un lungo sospiro parlò
per lui più di ogni lunga confidenza. Avrebbe voluto
affondare nel vuoto che produsse quell’assenza
forzata, ma si riprese e provò a confortare me,
dimostrando ancora una volta la sua grandezza nel
saper reagire al disagio.
«Sarà che sono troppi i
mali del mondo e non si riesce a concentrare ogni
sforzo solo sulla distrofia muscolare. Ma tu ci
pensi Gianco a quante persone muoiono nel mondo ogni
minuto di AIDS, di Colera, di Tubercolosi, di fame,
di sete e di freddo? Ti confido che non vorrei
essere Dio: non saprei da dove iniziare a porre
rimedi.»
«Cosa posso fare per
te, Luca? Chiedimelo ti prego, mi sento così
indifeso e svuotato dinanzi a questa povertà.»
«Stai sereno Gianco. Io
non ti chiedo niente più di quello che già fai anche
con una semplice telefona. Mi fa sentire meno solo,
ed anche se solo per poco, riesce ad allontanare il
vuoto che è doloroso molto più della malattia che mi
trasporto addosso.»
«Ci sarò Luca. Fosse
anche solo una voce da lontano, ma ci sarò.»
«Grazie, e se puoi dì
ai tuoi amici di non dimenticarsi di noi, che non
possiamo restarcene sempre dietro ad una finestra a
non far nulla, per l’assenza di altre voci con cui
parlare, e non saper fare a meno di morderci le
labbra per soffocare dentro di noi un dolore che si
è così tanto affezionato a noi, che non ci lascia
soli neppure per un istante, perché è un DOLORE
PERFETTO.»