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 Il
19 marzo si
festeggia il papà.
Questa presenza così
mutevole nel corso della nostra crescita che ce lo
fa apparire sempre diverso, nuovo ed imprevedibile.
Questo papà che
quando siamo bambini veste i panni dell’eroe
perfetto, che sa sempre scegliere cosa fare e da
quale parte farci stare. Basta un suo sorriso, una
carezza improvvisa sul nostro viso e tutti i
problemi da bambino sono già dimenticati.
Questo papà che poi
cresce con noi e si adegua, provando a fare anche un
po' l'amico; quello che cerca di non starti più
accanto, ma sa ogni cosa di te. Un papà meno da
favole e molto più disponibile, di cui ne senti il
bisogno perché è luce nelle tue notti buie; è
risposta alle tue mille domande; è sostengo quando
il mondo ti sembra un posto invivibile da
frequentare.
Questo papà che poi
diventa adulto e maggiorenne insieme a noi, ma non
riesce mai a staccarsi completamente. Non è più quel
genio della lampada che cerchiamo continuamente, ma
gli assomiglia ancora. E’ ancora lui il depositario
di ogni nostra ambizione ed è bello confrontarci con
lui… se ha il tempo di fermarsi ad ascoltarci.
Non calziamo più le
sue scarpe enormi da gigante e neppure ci vestiamo
delle sue giacche larghissime, ma lo cerchiamo
ancora. Ancora vorremmo che venisse fuori da dietro
un muretto in tutti quei momenti in cui ti confronti
coi coetanei, con l'amore e le prime inevitabili
cocenti delusioni e non sai a chi chiedere un po’ di
aiuto.
Questo papà che poi
lo dimentichiamo un po', perché c'accorgiamo di
essere diventati grandi anche noi e dobbiamo fare la
nostra parte nel mondo. Ora siamo adulti e nessuno
ci può più legare le ali. Non è giusto raccomandarsi
di non fare tardi e non è corretto che ci si
preoccupi dei nostri balli in discoteca o della
compagnia di sbandati che stiamo frequentando. Noi
siamo figli coscienti e grandi abbastanza da
cavarcela da soli... Noi siamo i migliori fra tutti,
e fuori strada o contro un muro ci vanno sempre i
figli degli altri! (secondo noi)
Questo papà che si
emoziona se ci sposiamo, ci rimprovera se siamo
scapestrati, si amareggia se non portiamo un buon
esempio e si affida al buon Dio se partiamo per
lunghi viaggi definitivi.
Questo papà che poi
diventa nonno o il nostro migliore "vecchio
amico di sempre", che ci assomiglia e che
ancora, sotto voce tra i denti, mentre stiamo per
andare via… ci da un bacio e ci dice in un sorriso:
"stai attento figlio mio".
Per chi un papà non
lo ha mai avuto fino in fondo e per quanti, proprio
come me, lo hanno perso senza avere il tempo di
abituarsi alla sua assenza incolmabile, e quanti
altri lo hanno accanto e vorrebbero difenderlo di
più dalle tagliole della nostalgia e della
dimenticanza, va in dedica questo mio pensiero
questa sera.
Chiudo facendolo
alla mia maniera con un po' di poesia.
Ma questa volta lo
faccio prendendo in prestito un testo spettacolare
scritto da Nino D'Angelo, che in maniera sublime
riesce a racchiudere nello spazio di una canzone
l’immensità contenuta in una parola e in ruolo
fondamentale: essere PAPA'!
Mi perdonerà il buon
Gaetano se mi permetto di trascrivere il testo in
italiano e divulgarlo nelle community che frequento
senza la sua autorizzazione, ma non posso chiudere
un editoriale tanto riflessivo senza riportare la
sua spettacolare poesia.
Se avete la
possibilità di ascoltare questo brano, vi consiglio
di farlo… la musica, l’atmosfera delle parole e la
profondità di ogni singolo respiro magnificano il
senso assoluto di questa presenza che, comunque sia,
resta in noi INDIMENTICABILE!
dall’album 'O
Schiavo e 'o Rre –
il testo in italiano
della canzone ' O
PATE
di Nino D’Angelo
Il padre è il
padre
non si può
lamentare mai con nessuno
deve fare sempre
il forte, deve fare il padre.
È capo ma non sa
comandare
Il padre è il
padre
Sempre nascosto
non si vede mai, ma sa tutto quello che succede e
quando vuole si sa far sentire
E con la fatica
in faccia e dentro alle ossa va camminando con i
pensieri dietro
Si cresce i
figli dentro al portafoglio, sempre più pieno di
queste fotografie
Nessuno lo sente
quando parla da solo e si fa vecchio sistemando i
guai
E se gli fai
male si conserva il dolore dentro ad un sorriso
e si va ad
appendere nell’oscurità ad una lacrima del cuore che
ogni tanto lo fa cadere
Il padre è il
padre
Non si può
rassegnare se il giorno è nero
Per forza deve
trovare un pezzo di sole per scaldare la casa sua
prima di partire
Il padre è il
padre
Il primo amico
di quando sei bambino che fuori della scuola non lo
trovi mai
ma sta tutti i
momenti dove stai tu
Ti aspetta
sempre con il piacere in mano
Se non vuoi
niente ti deve dare qualcosa
E si sta zitto
per guardare le parole, che sono carezze che lui ti
ha insegnato
Abbassa gli
occhi quando ti saluta e sotto i denti dice stai
attento
E quella mano
che tocca la spalle è il coraggio che hai
E non ti metti
più paura
perché sai che
non sei solo
quando la vita è
contro di te
Ciao Pà…
vorrei rivederti per un istante solo e dirti che… MI
MANCHI
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