Evitiamo di parlare
delle follie omicide, degli inverni tropicali e dei
governi da riordinare, che c’è già chi lo fa per
noi. (e non sempre in maniera obiettiva ed
equilibrata)
Oggi vi lancio la
sfida: immaginiamoci di essere trasformati in
giornalisti prestigiosi, che possono scegliersi il
personaggio con cui parlare e redigere un’intervista
esclusiva.
Che dite? Ci
proviamo?
La domanda è
semplice = chi è il personaggio che vorresti
intervistare e perché?
Se ci concentriamo a
riflettere, e diamo fondo alla nostra curiosità,
credo che sarebbe difficile sceglierne uno soltanto:
il politico più odiato, la star del momento, l’amico
più timido, il killer più spietato… fino ad arrivare
ai personaggi “assurdi” ed “irraggiungibili”.
A me, sapete chi
piacerebbe intervistare? Non prendetela come una
superbia, ma… evitando Dio, che è in silenzio
stampa con noi peccatori, mi piacerebbe mangiare
una bella pizza proprio col Santo Padre.
Sì, avete compreso
bene: mi piacerebbe un’intervista col Papa. Uno di
quegli incontri a ruota libera, dove si parla di
tutto, dimenticandosi dei ruoli e delle
responsabilità affidate.
Pensate come sarebbe
stimolante la scena di poterci trovare dinanzi a
questa immagine REALE e Santa (sotto l’aspetto
cristiano) per chiedergli come si sta’ a
svolgere un ruolo tanto difficile e complicato,
dove tutti han bisogno di tutto e dove non c’è tempo
per i propri piaceri o le proprie necessità
personali, perché si è incatenati a reggere i pesi
del mondo e le preghiere di chi chiede più
giustizia, rispetto, decoro e miracoli.
La prima domanda che
gli farei?
Non lo so… per
rompere il ghiaccio e il disagio della sua presenza,
forse, inizierei con una curiosità scherzosa:
l’ultima volta che ha bestemmiato?
A parte gli scherzi,
ci pensate ad intervistare il Papa, lasciandolo
parlare della sua vita privata, senza censure o
adattamenti e rielaborazioni mistificate da parte
del Vaticano. Il Papa, questa figura tanto elevata
ed eletta, che ce la fanno apprezzare solo dopo
morto, in fiction dall’alto grado di commozione,
obbligandoci alla fine della storia a rammaricarci
per non averlo saputo assorbire meglio e di più,
quando era in vita. (almeno così è stato per me
con Wojtyla e Papa Luciano)
Perché non si esalta
mai, e a giusta misura, la vita di una persona
durante la sua esistenza? Perché bisogna aspettare
di morire per farsi ricordare?
Perché la gloria
arriva sempre così in ritardo?
Lo so che mi sto
allontanando dal tema principale, ma non riesco a
comprendere perché siamo sempre così distratti e
lontani dall’apprezzare le persone quando le abbiamo
accanto.
Succede sempre così;
rimpiangiamo chi non c’è più troppo in ritardo.
Finché si è in vita siamo soggetti all’errore,
allora meglio non magnificarti troppo in fretta,
altrimenti… ti monti la testa e cambi in PEGGIO!.
Ma questa teoria non
fa che allontanarci dagli affetti irrimediabili.
Sto parlando
dell’amico che non abbiamo più accanto; della
ragazza persa all’ennesimo litigio, del genitore
sempre troppo “antico” per poterci consigliare e
così via.
E’ una virtù di
pochi saper apprezzare dalla vita ogni istante, ogni
singolo tumulto, ogni minima emozione, ogni
fondamentale presenza.
Crediamo sempre di
avere altre possibilità e lasciamo che l’orgoglio e
la dignità c’infettino i pensieri, lasciandoci agire
d’istinto.
Ma l’istinto non è
mai buon consigliere. Troppo spesso, invece, è il
protagonista delle nostre amarezze più profonde e i
rimpianti più sconsolati.
Ma… torniamo per un
istante all’argomento principale dell’intervista
impossibile.
Mi piacerebbe molto
avere il Santo Padre davanti e chiedergli come ci si
sente a vestire quei panni tanto pesanti;
addormentarsi affidandosi a Dio e sperare che domani
sia un po’ meno dolore e sofferenza da subire ed un
po’ più di rispetto ed amore da far risaltare negli
uomini.
Prima di congedarmi
da lui, alla fine dell’incontro, mi piacerebbe
spegnere il registratore, richiudere nella borsa il
taccuino e domandargli se a volte gli capita, a lui
che è il più eletto tra gli umani, di ascoltare Dio,
per sapere che voce ha e come ci si sente a dover
solo guardare lo spettacolo del mondo e non riuscire
mai ad interpretare ruoli miracolosi, che ci aiutino
a meravigliarci, redimerci e sentirsi più uniti e un
po’ meno figli di infinite e indemoniate nuove
guerre.