intervistare... l'impossibile


 

La settimana scorsa mi sono inventato un editoriale su di una fantomatica lampada “geniale”, da strofinare e vedere… l’effetto che fa! Oggi, invece, voglio cambiare completamente argomento e ruolo da interpretare.

Evitiamo di parlare delle follie omicide, degli inverni tropicali e dei governi da riordinare, che c’è già chi lo fa per noi. (e non sempre in maniera obiettiva ed equilibrata)

Oggi vi lancio la sfida: immaginiamoci di essere trasformati in giornalisti prestigiosi, che possono scegliersi il personaggio con cui parlare e redigere un’intervista esclusiva.

Che dite? Ci proviamo? 

 

La domanda è semplice = chi è il personaggio che vorresti intervistare e perché?

Se ci concentriamo a riflettere, e diamo fondo alla nostra curiosità, credo che sarebbe difficile sceglierne uno soltanto: il politico più odiato, la star del momento, l’amico più timido, il killer più spietato… fino ad arrivare ai personaggi “assurdi” ed “irraggiungibili”.

A me, sapete chi piacerebbe intervistare? Non prendetela come una superbia, ma… evitando Dio, che è in silenzio stampa con noi peccatori, mi piacerebbe mangiare una bella pizza proprio col Santo Padre.

Sì, avete compreso bene: mi piacerebbe un’intervista col Papa. Uno di quegli incontri a ruota libera, dove si parla di tutto, dimenticandosi dei ruoli e delle responsabilità affidate.

Pensate come sarebbe stimolante la scena di poterci trovare dinanzi a questa immagine REALE e Santa (sotto l’aspetto cristiano) per chiedergli come si sta’ a svolgere un ruolo tanto difficile  e complicato, dove tutti han bisogno di tutto e dove non c’è tempo per i propri piaceri o le proprie necessità personali, perché si è incatenati a reggere i pesi del mondo e le preghiere di chi chiede più giustizia, rispetto, decoro e miracoli.

La prima domanda che gli farei?

Non lo so… per rompere il ghiaccio e il disagio della sua presenza, forse, inizierei con una curiosità scherzosa: l’ultima volta che ha bestemmiato?

 

A parte gli scherzi, ci pensate ad intervistare il Papa, lasciandolo parlare della sua vita privata, senza censure o adattamenti e rielaborazioni mistificate da parte del Vaticano. Il Papa, questa figura tanto elevata ed eletta, che ce la fanno apprezzare solo dopo morto, in fiction dall’alto grado di commozione, obbligandoci alla fine della storia a rammaricarci per non averlo saputo assorbire meglio e di più, quando era in vita. (almeno così è stato per me con Wojtyla e Papa Luciano)

Perché non si esalta mai, e a giusta misura, la vita di una persona durante la sua esistenza? Perché bisogna aspettare di morire per farsi ricordare?

Perché la gloria arriva sempre così in ritardo?

Lo so che mi sto allontanando dal tema principale, ma non riesco a comprendere perché siamo sempre così distratti e lontani dall’apprezzare le persone quando le abbiamo accanto.

Succede sempre così; rimpiangiamo chi non c’è più troppo in ritardo. Finché si è in vita siamo soggetti all’errore, allora meglio non magnificarti troppo in fretta, altrimenti… ti monti la testa e cambi in PEGGIO!.

Ma questa teoria non fa che allontanarci dagli affetti irrimediabili.

Sto parlando dell’amico che non abbiamo più accanto; della ragazza persa all’ennesimo litigio, del genitore sempre troppo “antico” per poterci consigliare  e così via.

E’ una virtù di pochi saper apprezzare dalla vita ogni istante, ogni singolo tumulto, ogni minima emozione, ogni fondamentale presenza.

Crediamo sempre di avere altre possibilità e lasciamo che l’orgoglio e la dignità c’infettino i pensieri, lasciandoci agire d’istinto.

Ma l’istinto non è mai buon consigliere. Troppo spesso, invece, è il protagonista delle nostre amarezze più profonde e i rimpianti più sconsolati.

 

Ma… torniamo per un istante all’argomento principale dell’intervista impossibile.

Mi piacerebbe molto avere il Santo Padre davanti e chiedergli come ci si sente a vestire quei panni tanto pesanti; addormentarsi affidandosi a Dio e sperare che domani sia un po’ meno dolore e sofferenza da subire ed un po’ più di rispetto ed amore da far risaltare negli uomini. 

Prima di congedarmi da lui, alla fine dell’incontro, mi piacerebbe spegnere il registratore, richiudere nella borsa il taccuino e domandargli se a volte gli capita, a lui che è il più eletto tra gli umani, di ascoltare Dio, per sapere che voce ha e come ci si sente a dover solo guardare lo spettacolo del mondo e non riuscire mai ad interpretare ruoli miracolosi, che ci aiutino a meravigliarci, redimerci e sentirsi più uniti e un po’ meno figli di infinite e indemoniate nuove guerre.

 

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- RIFLESSIONI IN PUNTA DI CUORE - pensieri a ruota libera di Gianfranco Iovino
 

 

 

 
 
 

 
 

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