“E’ chat-mania.
Circa 3 milioni di italiani dialogano nelle stanze
virtuali di internet in cerca di relazioni. In 800
mila lo fanno quasi quotidianamente, passando anche
50 ore alla settimana dinanzi ad un monitor. Sono,
principalmente adulti, sposati, o con relazioni
stabili. Le donne cercano, soprattutto, amicizia e
rapporti affettivi, mentre gli uomini puntano alla
relazione sessuale”.
E fin qui tutto
normale. In fondo, è’ stato confezionato un buon
riassunto sulla realtà virtuale tanto
“chiacchierata” delle chat, ma… l’articolo prosegue
e qui le cose s’incrinano un po’, verso un
“pensiero” non condiviso appartenente, forse, ad uno
schema di lettura antico, retrogrado, apatico:
quanto il primo testamento.
Ma continuiamo a
leggerlo insieme:
“il Presidente
dell’Associazione Italiana Psicologi Cattolici, su
questo tema ne ha fatto un libro in cui evidenzia
che il nostro paese è infestato da decine di cause
di separazione per “tradimenti on-line”. A suo
parere il motivo di questo smoderato uso della
realtà virtuale è dato dal fatto che, ci si
nasconde tra le stanze interattive, per cercare
quanto non si è capaci di trovare nella realtà.
Non è vero che
siamo solo malati di nostalgia e solitudine, e
questo mezzo infernale ci serve per abbattere i muri
dei silenzi e gli scoramenti dei lunghi silenzi.
Non è esatto dire che in una chat un malato di
felicità, od un povero Cristo infermo a vita, prova
un senso di rivalsa a dialogare con il mondo,
restando anche dentro alle quattro mura della sua
casa prigione. Non è vero che ci sono migliaia di
uomini e donne che frequentano le chat interattive
solo per trovare nuove amicizie, scambiare altre
opinioni e sentirsi più uniti, anche se da lontani…
NO!
Nella realtà, a
detta di questi luminari del “pensiero cattolico”,,
NOI UOMINI siamo tutti “assatanati” di donne da
portarci a letto e voi, DOLCI STELLINE, siete
soltanto delle “sognatrici illuse, alla ricerca di
quello che nella vita non sareste MAI in grado di
conquistare!
Che sia in
disaccordo TOTALE credo che non valga neppure la
pena di sottolinearlo. Vi sta scrivendo un uomo che
sugli “amori in chat” ci ha scritto un romanzo e
segue un portale frequentato, quotidianamente, da
centinaia di persone. A dirvi il vero, mi vien
voglia di spedire una bella copia del mio romanzo a
quel settimanale e “illudermi” che qualcuno lo legga
e mi faccia una bella recensione, sferzante e
pungente per criticare la mia scrittura favolistica
ed i contenuti osceni, da condannare per
l’immolazione all’adulterio e l’uso sconsiderato di
questo strumento di… ASSOLUTA SEPARAZIONE!
Smettiamola.
Così non facciamo
altro che allontanare, sempre di più, la gente dalla
fede. Sempre più saremo obbligati a crearci “il
nostro Dio”, ad immagine e somiglianza nostra, e non
ci meraviglieremo a ritrovarcelo accanto a noi, che
si anima e si appassiona anche ai nostri dialoghi in
chat. Il dato che, circa 3 milioni di italiani ogni
giorno chattino, mi ENTUSIASMA. Mi esalta
perché vuol dire che c’è volontà di “insorgere”
contro questo mutismo esasperato di cui ci siamo
cinti mente e cuore.
Sono stanco di
sentir dire che il “mondo scoppia” e che è meglio
restarsene al sicuro dentro la propria casa, lontano
dalle tentazioni, perché solo lì, fra le nostre cose
ed i nostri affetti consolidati, siamo al sicuro,
ma… cari amici miei, se è vero che lì fuori sta’ per
scoppiare tutto il mondo, il botto che farà lo
sentiremo anche se rimaniamo chiusi dentro casa.
Ma come sempre
accade nel mondo, ci sono i pareri discordanti che,
alla fine, fan sempre bene perché consentono di
confrontarci e disporre di maggiori soluzioni
alternative. Quello però che mi ha infastidito molto
di questo articolo e che, volutamente, si riporta un
dato relativo alla “dipendenza da chat”, quasi fosse
un male tipo “droga” od “alcolismo”.
Addirittura, proprio
qui a Verona, (ma presumo anche in altri centri
d’Italia), si offre al cittadino “malato di
internet”, la possibilità di consultare
telefonicamente gli operatori addetti (parliamo di
strutture Ulss) per delle vere e proprie consulenze.
Praticamente, ci si aiuta ad uscire fuori dalla
“dipendenza da chat”, affrontando percorsi di
riqualificazione del proprio pensiero e delle
proprie stabilità familiari.
Scusate la pretesa,
ma credo che i mali a cui porre un rimedio ed una
cura riqualificante siano ben altri. Risaltare e
glorificare la possibilità che esistano centri per
“tirarti fuori dalla dipendenza da tastiera” e
dimenticarsi che, invece, sono ancora a decine i
casi di bambini abbandonati ogni settimana, di
ragazzi che sono diventati foto ricordo per colpa di
quella maledetta curva, di donne umiliate e
condannate a vita a soffrire in silenzio, ai destini
malati trascinati su sedie a rotelle e… di quanto
silenzio esiste dentro di noi, anche se ci troviamo
al centro di una piazza affollata è CRUDELTA’!
Questa è la vera
“crudeltà” da denunciare: il continuare a tacere. Il
voler credere che gli accenni che ho riportato
sopra, sui drammi del mondo, siano argomenti
scontati, trattati da tutti e che possono continuare
a rimanere materiale di massa, così da concentrarsi
su casi “meno chiacchierati” ma, pur sempre, origine
di MALE ed INFELICITA’ dell’anima!
Per questi “dotti
pensatori cristiani”, è meglio trovare l’articolo ad
effetto. Il famoso articolone che sappia
stimolare ed incuriosire, sapendo mostrare i denti
serrati di fronte ad una possibilità che la famiglia
si sfalda sempre più, impoverita di ideali; che Dio
esce fuori dalle case senza possibilità di rivalse,
e che i giovani sono malati di sesso e perversione
per colpa delle chat e di questo mondo irreale, ma..
tracimo di peccatori ed immorali!
L’articolo, giusto
per mantenere solido il tema della “famiglia
cristiana”, tanto abusato dai preti in questo ultimo
periodo, chiude sollecitando i genitori (perché il
vero dramma è dato dal fatto che già in età
infantile siamo dipendenti di questo “male”), ad una
maggiore presenza nei confronti dei figli. Perché
dove ci sono problemi esistenziali e di crescita, il
genitore deve saper interpretare il ruolo di maestro
di vita, riconvertendo l’inserimento del proprio
figlio nel sociale, impostandolo sulla libera
esposizione dei pensieri in modo reale, e non
attraverso un monitor ed una tastiera.
Io, però, credo che
il vero problema, ed è svelato a fine articolo, sia
in questa eccessiva e smisurata tendenza a
confrontarci con il mondo americano, dimenticando
che da quelle parti sono in avanti, rispetto a noi,
di cento anni (e forse anche più).
Dall’America emerge
questo dato: un ragazzo su cinque, in età evolutiva
(13-19 anni) riceve una proposta sessuale attraverso
internet. L’87% dei teen-ageer (13-19 anni)
frequenta regolarmente il mondo on line. L’81% dei
genitori di questi adolescenti, sostiene che non
esiste una tutela per i loro figli quando questi si
siedono davanti ad un computer.
Io, adesso, non
voglio confrontare la nostra realtà con l’America e,
tanto meno mi permetto di confrontare due modi e
mondi diversi da pensare. (considerate che per gli
americani un palazzo di 200 anni è un reperto
storico e per noi, poco più che vetusto e che, il
successo di una famiglia da quelle parti, non si
concretizza nel modo col quale ci si rapporta fra
noi o le affinità di ideali che continuano a
mantenerci uniti anche dopo i matrimoni ma.. con
quanto guadagniamo all’anno!) OK!?
Io sostengo che
questi articoli non aiutano ad avvicinare i giovani
alla chiesa, anzi!
Volersi coprire gli
occhi e sperare che si ritorni all’antico (caso mai,
leggendo passi della Bibbia ogni sera prima di
addormentarsi) è una dottrina, oltre che
un’illusione, che appartiene al passato. Non ci
riguarda più!
Io, fortunatamente,
non ci sono mai stato in un tribunale a seguire
cause di separazioni, ma non voglio credere che ai
giorni d’oggi sia affollato solo da separatisti
chattaioli. NO!
Non esageriamo. Così
come non è giusto, nei riguardi delle donne,
attribuire sentenze tanto ingiuste, oltre che
svilenti. Non è vero che dentro alle chat ci
incontri solo donne afflitte e desolate, che provano
a rivalersi di una vita insulsa andando a caccia di
voli pindarici o, peggio ancora, lanciare sfide a se
stesse per accaparrarsi “cose” ed “affetti” che
nella vita di ogni giorno non saprebbero
conquistare.
Questa è VIOLENZA
oltre che mortificazione per le donne!
Questa è
un’alterazione della verità.
Queste è
intolleranza giornalistica (oltre che dottrinale).
Sono arrabbiato, lo
ammetto, contro chi sputa sentenze senza considerare
le conseguenze che può determinare. Sono
intransigente contro chi usa la “morale” per
redimere. In chat non ci sono soltanto uomini
conquistatori, a caccia di prede da confiscare e
rendere felici per... pochi attimi. Non siamo tutti
dei perversi, assatanati di tette e culi. NO! In
chat c’è più vita di quanta se ne può scorgere in
mezzo alle strade di ogni città del mondo. C’è meno
falsità di quanto si crede. C’è tanto più dolore,
che non si deve nascondere, che deve essere
assottigliato, anche se per poco, anche grazie a
dialoghi senza “fini lucrosi”.
Io, nelle chat, non
cerco sesso eppure le frequento con passione. Ci ho
incontrato tanta brava gente, ma anche malati di
felicità, perversi del sesso, donne stanche della
vita, umiliate dalle mancanze di attenzioni,
costrette a cercare una evasione… ma tutti quanti
quei nick che mi hanno entusiasmato, hanno
sempre saputo dimostrare che dietro ad una parola
letta su un monitor, esiste un’anima che l’ha
concepita; e tanto basta per riservargli IL MASSIMO
RISPETTO POSSIBILE, condividendo ed accettando e non
solo.. criticando!
Per restare indimenticabili nella mente e nel cuore
di chi incontriamo per caso, fosse anche in una chat,
c’è bisogno di trattarlo con assoluto rispetto e
riguardo.