meglio un rimorso o... un bel rimpianto?

 

Rimorso = pentimento. (tormentosa consapevolezza del male arrecato o compiuto)

Rimpianto = rammarico (nostalgico e doloroso desiderio di persone o cose lontane, passate o, definitivamente, perdute)

Entrambi le definizioni, per quanto assumano valori completamente diversi nella storia di un uomo, sembrano avere la stessa identica matrice = sofferenza interiore.

 

Lo ricordate quel detto che dice… “meglio vivere di rimorsi che di rimpianti?” e, in effetti a rifletterci su, la vita si trasforma in temeraria ed affascinante favola da raccontare ai posteri, soprattutto quando c’è da elencare tutte le incette di rimorsi che ci hanno visti protagonisti di azioni scriteriate, indelicate o deleterie per qualcuno.

Mentre, invece, tutte le privazioni a cui ci sottomettiamo, quando parliamo dei rimpianti, appartengono alla lista malinconica dei tentativi falliti, delle esperienze non approfondite, delle occasioni non sfruttate, o… delle opportunità non sapute cogliere.

Praticamente, (per dare anche maggiore valore alla definizione dello Zingarelli), l’essere umano preferisce subire l’onta del rimorso, piuttosto che quella del rimpianto.

Ma siamo sicuri di questo? Siamo certi che sia proprio questa la verità più attendibile?

A leggere le indagini e statistiche non si direbbe.

Sembra che siamo in perfetta parità. Sfide infinite tra moralisti e fatalisti, tra coscienziosi e libertini, tra ponderati ed istintivi.

Insomma… da qualsiasi parte si sta…non si ha la certezza assoluta di essere “nel giusto” (“giusto” inteso come equilibrio interiore per se stessi, più che per chi giudica gli altri).

 

Ma, quello sui cui vorrei riflettere con voi, è provare a capire quando questo stato d’animo va scelto a priori. Cioè: come si fa a determinare, fin dalle sue origini, se una specifica scelta od azione può portare sicuramente ad un rimorso od un ripianto, e se l’uno o l’altro può arrecarci un danno in futuro?

Mi spiego ancora meglio con un esempio: come si fa a rivolgersi a due “amanti” per chiedergli: “secondo voi, chi si lascia entusiasmare il cuore da un amore segreto, senza nessuna certezza sarà, nel tempo che verrà, vittima di un rimorso o di un rimpianto?

Secondo me, potremmo stare lì per ore accanto ai due intrepidi temerari, senza mai ottenere una risposta diversa da questa: “ora lo proviamo a vivere, e poi ti sapremo dire”.

Voglio dire… mica è facile, dinanzi ad una scelta tanto cinica e risoluta, comprendere se è meglio privarsi di qualcosa (rimpianto) o viversi l’intensità di quella emozione senza pensare alle conseguenze (rimorso)?

E’ meglio frenare quell’urgenza del cuore, che pretende di stare bene con quell’amore da coccolare e lasciare vivere, anche se in maniera impudica e segreta, o vale l’idea che la vita è nostra è va vissuta fino in fondo, perché ci sarà un tempo in cui ci verrà chiesto di tirare le somme delle nostre esperienze… e lì si dimostrerà la nostra bravura ad aver saputo collezionare quante più gioie possibili nel proprio cuore… pur se figlie di rimorsi incancellabili?

 

A dire il vero non so da quale parte sia preferibile stare nella vita. Soprattutto, non riesco ad immaginarmi coerente e assolutista dinanzi ad una scelta di vita, che pretende da un lato equilibrio e moralità e dall’altra parte arroga la pretesa di vivere quella gioia fino in fondo, perché… la vita è una soltanto, e la ricerca della felicità parte dalle piccole cose… fossero anche dei rimpianti.

Ho il sospetto che a vivere di rimpianti ti fa arrivare ad un punto nella vita in cui non credi più a niente e ti lasci compiangere dagli eventi infruttuosi e tristi che ti sei autodisegnato addosso.

Ma può anche darsi che, il vivere di rimorsi non deve essere un bell’esistere, se il ricordo di qualcosa di antico ti lascia intristire od abbassare la testa, perché devi nascondere lo sguardo triste ad un pensiero che ti inquieta e ti imputa dolore altrui o la mancanza di rispetto e di riguardo per qualcuno o qualcosa che credevano in te e nella tua lealtà.

 

Questa volta lo lascio a voi il giudizio conclusivo a questo mio tormentato pensiero settimanale. Mi piace solo trovare un proverbio da associare a questi stati d’animo così simili per il “vocabolario”, e tanto differenti per la nostra mente e la nostra coscienza.

Cosa sarà meglio nella vita? Vivere 1 giorno da Leone o 100 da Pecorella?

Meglio una vita di rimorsi che di rimpianti? O sarà vero che… è meglio vivere col cuore in prima linea, lasciandosi guidare dall’istinto, senza chiedersi MAI dove finisce un rimorso e dove ha inizio un bel rimpianto, per evitare di stare sempre troppo lontano dalle FELICITA’ DELL’ANIMA?

 

Nell’attesa di maggiore equilibrio e certezze, mi piace concludere con un augurio-consiglio che spesso metto in pratica io stesso, senza chiedermi mai da quale parte sta’ il giusto o la ragione.

“Scegli nella completa libertà del tuo pensiero più profondo e sincero, sapendo ascoltare la voce del cuore per comprendere se quel qualcosa d’importante che ti chiede di “tentare” faccia più male viverlo fino in fondo o privarsene per sempre e fare finta di… non pensarci più.”

 

 

un cuore quanto più è vuoto...  tanto più pesa

 

 

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