molto felici

 

Certo che è strana "la cosa".

Io, per "sentito dire"; per "sfoghi letterari" ricevuti sul sito; per "chiacchierate spassionate" intavolate davanti ad un caffé; per telefonate "lunghe quanto una pena insormontabile", mi ero convinto che la consistente fetta delle "mogli insoddisfatte" raggiungesse limiti davvero insostenibili.

Ero convinto che le crisi matrimoniali dipendono, prima di ogni altra cosa, dalla mancanza di corrispondenza e condivisione. Sono il risultato dei lunghi silenzi inscenati dentro a quattro mura amiche, di verità taciute a lungo, per la paura di spezzare quell'esile filo che tiene ancora unito un legame fallimentare.

Ne ho scritti di editoriali minacciosi, nei quali ho accusato quanti preferiscono la partita a carte al bar con gli amici ad una cena a lume di candela con la propria moglie. Ho imputato responsabilità altissime a tutti quei mariti distratti, smemorati, e senza il benché minimo riguardo nei confronti della riconoscenza. Insomma… ne ho dette di cotte e di crude, e sono tanti ad essersi accodati a me e, qualcuno di questi distratti mariti, si è riveduto e corretto. (almeno spero).

Ma… ero ancora legato all'immagine che le donne sposate sono quelle più punite da queste "logiche conseguenze". Che sono ancora e soltanto loro le portatrici sane di questo infinito fardello chiamato "insoddisfazione coniugale". Che sono loro le vittime predestinate, a dover dare tutto di sé e non poter mai chiedere niente in cambio. Queste ancelle, vittime sacrificali votate alla devozione, sempre al loro posto, puntuali a non far mancare MAI nulla ad un marito distratto che, se lo accusi di assenza ingiustificata, impreca contro il mondo e la sua donna, per non capire quanto si soffra a dover impacchettare i sogni giovanili dentro a un sacco di delusioni e gettare il malloppo in fondo al mare, perché sei sposato, hai delle responsabilità e tocca svegliarsi alla mattina solo per "portare soldi a casa" perché... si deve "tirare a campare"!.

 

Altro che povere martiri…  MI SBAGLIAVO.

Ho tra le mani un articolo di un quotidiano che titola così: -le casalinghe italiane non sono disperate: 8 su 10 si dichiarano "MOLTO FELICI"-.

Ero rimasto ad altri dati, del tipo: 3 matrimoni su 5 falliscono nei primi 3 anni. 7 su 15 nei primi 10 e 9 su 15 nei successivi 20!

Adesso due son le cose: hanno intervistato donne che vivono su di "un’isola felice", oppure bisogna rivedere quei dati disastrosi sul matrimonio. Ma approfondiamo la lettura dell'articolo.

Che lavori o meno, l’83,5% delle intervistate, si dichiara molto soddisfatta e felice della propria vita coniugale.

L'indagine è stata realizzata per conto della Dash, e su un campione di circa 1000 donne italiane, di età compresa tra i 25 e 64 anni il dato emerso è inequivocabile: le mogli d’Italia SONO FELICI!

Attenzione, di quella larga fetta di soddisfatte, il 43,7% si sente "realizzata di se stessa" proprio grazie alla propria vita sentimentale e di coppia che conduce. Alle donne sembrerebbe che, al successo in carriera (a cui mira solo il 7,7%) si preferisca il "riconoscimento affettivo della propria famiglia" (76,8%), ed il desiderio di "essere stimate" dal proprio nucleo familiare (74,5%).

L'immagine che emerge è chiara: un'Italia al femminile positiva, nonostante la lista infinita di incombenze quotidiane. Pensate che, il 40% delle intervistate si diverte a cucinare; il 33% a prendersi cura dei propri affetti; il 50% ama la propria casa e cerca di renderla accogliente con fantasia e passione; il 38% ama seguire la moda, ma senza esagerare od esasperare bilanci familiari (e mariti).

Dalle analisi percentuali si potrebbe preventivare che c'è un piacevole "ritorno al passato". Una riqualificazione di valori alti e profondamente significativi. Il traguardo inseguito per un’intera vita adolescenziale, di convogliare a dolci nozze, non è un punto d’arrivo, da cui spiccare il volo verso la soddisfazione dei propri desideri, ma la base di partenza con cui ipotecare una buona stabilità di mente e anima, grazie alla difesa dei valori profondi quali la famiglia, la casa, il benessere interiore e la determinazione personale a raggiungere gli obiettivi da raggiungere.

Ma non è totalmente ed esattamente così, nel senso che la realizzazione di se stesse si ottiene per il 62% del campione intervistato attraverso il lavoro (inteso anche quello da svolgere come pura e semplice casalinga) senza rinunciare ai figli.

Emerge addirittura che uno dei desideri maggiormente gettonati dalle italiane è, per il ben 87%, ritrovarsi a tavola tutti insieme, genitori e figli. (un ritorno alle origini e alla santificazione della famiglia da raccogliere intorno ad un piatto di pasta).

 

Praticamente, da queste analisi emerge un dato molto significativo e profondo, secondo me: "le donne ci stanno insegnando che la felicità è un territorio della vita quotidiana."  All’interno del proprio esistere giornaliero c'è la massima aspirazione da rincorrere e conquistare, per sentirsi realizzate e felici di vivere quello che… sono ed hanno!

Allora… proprio per riportare in alto un po' di valori morali e sociali, smettendola di compiangere continuamente queste "povere mogli d’Italia", insoddisfatte, dimenticate a se stesse e prive di ogni minima attenzione, c'è da riqualificare il senso del matrimonio anche nell'ipotesi che possa durare a lungo… senza stancare!

Non è vero che, se vuoi avere la certezza di collezionare "corpi da letto", basta andare nelle chat ed iniziare a parlare di rose, stelle e tramonti ad una donna sposata, che crediamo sia lì solo perché è alla ricerca del suo principe azzurro.

Non è vero che quelle belle e formose donne, proposte nelle pubblicità di sesso telefonico a pagamento, sono davvero spinte dalla volontà di evadere e riqualificare la loro insulsa vita, tanto umiliata ed impoverita di ogni gioia del cuore.

Non è vero che dietro ad ogni famiglia ci sia solo insoddisfazione, infelicità e povertà d’entusiasmi.

Non è vero che in uno sguardo basso mostrato da una donna sposata, quando racconta della sua vita matrimoniale, ci sia solo tanta amarezza e disillusione, per essersi ritrovate messe in disuso così in fretta. Può essere anche dato da altro quel capo chino a rifletter silenziosi!

Non diamo mai nulla per scontato e…. TU, cara amica mia, che ogni tanto mi parli e mi scrivi dei tuoi disagi, della tua vita scialba, di quel suo modo tanto ingiustificato di non accorgersi mai di te e delle tue infinite attenzioni, non buttarti giù. Non credere che l'amore sia solo e sempre rose… qualche volta è anche spina. Quelle più dolorose si ricordano a lungo… perché fanno più male,... ma, dopo il dolore, se c'è volontà di rivalersi su quell'amarezza, c'è la possibilità di ritornare nuovamente a far primeggiare il colore rosso della passione; trovare le vie di fuga per fare largo al profumo dolce dei petali; inebriarsi del gusto sublime e vellutato per ogni carezza nuova.

 

Se è vero che in una donna sposata il valore della famiglia assume ancora una proporzione totalitaria nei propri affanni, stenti e progetti, è bene considerare che… l’93 % delle donne sposate intervistate, di fascia d’età tra i 25 e 65 anni dichiara che per il matrimonio, per i propri figli, per il proprio marito e per la propria felicità… lascerebbe ogni cosa ed ogni lavoro pur di non lasciarsi sfuggire quel traguardo raggiunto, quel dono prezioso ricevuto dalla vita, conquistato con stenti e sopportazioni: LA PROPRIA FAMIGLIA!

 

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... bustine d'amore

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