-certe cose non
tornano piu'- questo è il brano preso in
prestito da me stamattina, per parlare un po' con
voi sulle cose della vita, che si perdono di
vista, ed ogni tanto ritornano a trovarci. Ci
frequentano i pensieri, ci animano le stanze dei
ricordi, e ci lasciano una sottile malinconia dentro
a tenerci compagnia per lungo tempo.
I nostri giorni da
bambino capriccioso, sotto a quadrati di mille e più
stelle, a giocare spensierati con gli amici tra le
voci delle nostre madri che ci rincorrevano nel
cortile. Quei tempi in cui non c'era fretta di
scoprire il mondo, perché tutto poteva ancora
aspettare. Quei tempi in cui schiacciavamo piedi in
una pozzanghera o ci lasciavamo bagnare la lingua
dalla pioggia. Quelle prime notti vissute in riva al
mare a fantasticare sui nostri domani speranzosi o
quella volta del nostro primo bacio, consumato nella
paura di non sapere ancora bene cosa fosse
realmente.
Ve li ricordate?
Sono tutti lì…
collezione personale del nostro tempo. Immagini
scolorite di tanti anni fa, che… non tornano
indietro mai più!
Potrei farvi un
elenco lunghissimo di "cose" che non possono
più tornare a frequentarci: dal volto sorridente del
tuo amico d’infanzia, alla prima bambola avuta in
regalo a Natale, fino ad arrivare a quella prima
estate al mare in cui abbiamo conosciuto il primo
amore, o chissà cos’altro ancora di unico e
spettacolare per i nostri occhi.
Evito, con
proposito, di trattare la sfera delle affezioni
strappateci dal cuore dalle sorti della vita.
Proprio la
settimana scorsa, si è festeggiato la giornata dei
“nonni” di cui ho, imperdonabilmente, dimenticato di
trattare l'argomento in questa mailing, e non certo
per mancanza di riguardo, ma… pura distrazione. (mi
perdoneranno nonni e nipoti d'Italia).
Quanti di noi non hanno più la
fortuna di avere ancora in vita i nonni, e quanti di
questi hanno legato a loro frammenti preziosi della
propria vita: quella dei "perché
a tutto".
Ma, ci sono anche
amici, parenti e conoscenti in questa malinconica
lista… che non tornano più. Ci sono file incredibili
di amori che si sono lasciati perdere di vista con
estrema voracità, di cui abbiamo vaghi ricordi, o
che ci hanno segnato irrimediabilmente, fino ad
obbligarci a strapparli via dai muri dalle stanze
dei ricordi. Amori che ci hanno cambiato per sempre
(qualsiasi fosse la nostra età). Amori per i quali
non siamo riusciti più ad amare come un tempo; amori
che ancora ci restano ancorati dentro al cuore e ci
fanno un male incredibile, a doverli solo
"ricordare"; amori che hanno preteso altre scelte e
ci hanno macchiato di cinismo la dolcezza nel cuore…
amori che, comunque sia, ci hanno insegnato ad amare
ed appartengo al patrimonio personale della nostra
coscienza.
Il patrimonio
personale della nostra coscienza é la memoria;
ed é l'unica vera risorsa che bisogna sempre
tutelare dagli artigli del tempo. E' grazie alla
memoria che ci è permesso portarsi con sé tracce di
momenti vissuti, che ci hanno fatto sorridere,
piangere, divertire, pensare, riflettere… restare in
silenzio.
Quanto più ci
ostiniamo a voler pensare che quanto oggi abbiamo
diventerà, nel tempo che verrà, solo un ricordo
sbiadito, tanto più crescerà dentro noi
l’insoddisfazione per le cose che… "non tornano
più". Ci sarà sempre più buio fra i nostri passati
lontani, quanto più sarà vissuto scialbo ed in
maniera distratto il momento di oggi.
A volte mi capita
di restare a guardare e riflettere in silenzio su
mia figlia di nove anni, ora che attraversa la fase
più spettacolare del suo crescere, caratterizzata da
una fame continua di voler conoscere e sapere sempre
di più. E’ affascinante ritrovarsela accanto che ti
bombarda con i suoi "1000 perché" a cui provi
a dare risposte che non allarmino troppo, con la
speranza che non abbia mai fretta di crescere ed
entrare a far parte del mondo dei grandi.
Quella paura di
saperla già grande… un po' mi angoscia, lo confido
senza imbarazzi. E' egoismo il mio, lo ammetto. Una
paura inconscia e silenziosa di perdere quella
dolcezza, che oggi frequenta casa mia.
(qualcuno di voi
ha visto, o letto, "va' dove ti porta il cuore"!?
L’immagine della nonna che si prende cura della
bambina, svolgendo i ruoli della mamma, dell'amica
infallibile e dell'eroina preferita della sua
infanzia, che si trasforma poi, nella fase
adolescenziale nell'incomprensibile "vecchia
isterica", quando non saprà più condividere le sue
scelte ribelli o imprudenti? – ecco, quella paura un
po' mi angoscia, ma capisco benissimo, appartenga ad
un ruolo naturale del nostro vivere e crescere).
Se mi fermo a
riflettere che quanto mi è permesso di vivere oggi,
un tempo non lontano, (visto che questi figli
crescono troppo velocemente) sarà solo un ricordo,
vi confido che mi lascia un magone in gola da non
riuscire a mandar giù.
Si dovrebbe restare
sempre bambini… TUTTI!
Che bello sarebbe,
vero?
Niente più
lavorare… niente più guerre… niente più da cercare,
se non un paese dei balocchi per ogni città, ma… non
è così semplice, e mai lo sarà. Perché, in fondo, i
grandi servono; ci aiutano a crescere, a
sconfessarci i dubbi ed alimentare di avvincente
curiosità i mille perché… i grandi sono necessari
per guardare i bambini e tornare spesso indietro
alle loro infanzie e le loro "cose che… non tornano
più".
Mamma… che
editoriale triste che mi sono inventato. Sarebbe
bastato cambiare canzone e… non avrei corso questo
rischio, ma credo faccia bene, ogni tanto,
considerare anche l'ipotesi che quanto abbiamo oggi,
un domani sarà solo… un ricordo lontano (ed è per
questo che val la pena "vivere il momento" con
maggiore enfasi, senza mai lasciare NULLA AL CASO!).
Per scrollarmi di
dosso un po’ di mestizia provocata dagli antichi
ricordi, voglio completare in modo poetico, se non
altro per illudermi di riuscire a confezionare, tra
le rime, una buona speranza da prendere in prestito
TUTTI… per non lasciarci sfuggire dalla mente MAI
nessun ricordo di questa sorprendente ed esclusiva
vita nostra.