Cosa possa spingere
una madre a d ammazzare il proprio figlio non sta a
me trattarlo: ci sono psicologi e criminologi per
questo, ma mi chiedo dove si ferma la pazzia, e dove
ha inizio la disperazione, per un gesto tanto insano
quanto folle, ma premeditato secondo me. Non
spaventiamoci di fronte a tanta assurdità. Non
dobbiamo farlo perché, purtroppo, è una verità
agghiacciante che circonda le nostre vite di ogni
giorno. A due passi da casa nostra, nelle disperate
angosce quotidiane si compiono delitti impunibili,
resi sordi a qualsiasi richiamo di buonsenso,
dall’indissolubile bisogno nostro di… RESTARNE
FUORI!
Se faccio un elenco
dei “piccoli omicidi quotidiani”, che vengono
perpetrati senza alcun ritegno, vi renderete conto
che non ci si deve arrivare all’assassinio per
condannare questo scempio disumano: violenze
carnali, segregazioni, sfruttamento della
prostituzione, abbandono di neonati… BASTA?!
Non voglio andare
avanti. Mi spezza il fiato in gola il solo elencare
queste disumanità. Non resisto ad accettare queste
cattiverie e scuoto il capo miseramente, ma non
faccio altro che conformarmi alla massa della gente
che, impoverita dinanzi ad una brutalità tanto
inspiegabile, se ne resta muta e sorda.
Avrete letto anche
voi le confessioni di madri che, in attimi di pura
follia omicida, hanno riversato sui propri cari
tutto il proprio odio, per una vita frustrata,
disattesa, piena di sconfitte e mortificata
dall’arresa. Un pianto disperato senza fine… un
capriccio testardo… una rinuncia dolorosa ad una
vita diversa… il doversi sottomettere agli obblighi
familiari… ed ecco che si può scatenare l’ira più
assoluta. Un’ira che porta alla morte. Alla morte di
una parte di se stessi, oltre che del malcapitato di
turno. E chissà se, fra quelle persone che
frequentavano “le insane madri assassine”, notando
tristezze e depressioni nei loro occhi, non
avrebbero potuto fermare prima quella mano. Con un
maggiore impegno, forse, si sarebbe potuto evitare
la strage. Con una volontà più forte a difendere e
proteggere si sarebbe potuto, e dovuto, lasciare
ancora trionfatrice la ragione.
La pazzia non è
nella mente di un uomo, ma nelle sue abitudini.
Il più delle volte
si scatena proprio quando ci rendiamo conto che ci
stanno sottraendo qualcosa di nostro, a cui abbiamo
sempre ambito o sperato per tutta una vita. La
pazzia omicida si scatena anche negli stadi, agli
ingorghi semaforici, fra le mura della propria casa,
tra i silenzi di uno stesso condominio che impreca
contro quel bambino che urla, si dispera, piange
senza soste e ci si chiede perché non lo faccia
tacere… per sempre!
Lì, fra quelle
circostanze omertose… siamo complici di omicidio
anche noi, che vi piaccia o no!
Sapevo che,
trattando questo argomento mi sarei intristito, ma
non possiamo sempre fuggire dai drammi della vita.
Non è giusto chiudersi la porta di casa dietro alle
spalle e non interessarci di quanto accade intorno a
noi. Non c’è da urlare nessun disprezzo, dinanzi a
gesti folli se abbiamo chiesto di fermare per sempre
quel pianto di disperazione… (di un figlio
capriccioso, di una madre che non può fare la più
modella, o di una donna umiliata a vivere fra i
sacrifici e le rinunce di una vita abbandonata a se
stessa)
Scusate ma… cambio
argomento. (anche se non meno doloroso del
precedente)
Sfogliando il
quotidiano questa mattina, mi sono soffermato su un
fatto di cronaca accaduto sabato a Palermo, che è
già diventato dibattito e non mancherà di alimentare
ulteriori polemiche.
Una ragazzina
quindicenne di Palermo si è suicidata, lanciandosi
nel vuoto. Si presuppone lo abbia fatto seguendo un
rito satanico; almeno questo si evidenzia dalla
scritta con la quale si è congedata dal mondo ”Morte
666”.
Frequentazioni
“particolari” in chat si suppone le abbiano
defraudato ogni coscienza, fino a spingerla all’atto
estremo del suicidio.
Adesso io non
voglio fare l’avvocato delle chat e, tanto meno, ho
la pretesa di condannare quanti puntano il dito
contro Internet. Assolutamente no, anzi! Io mi
vergogno ogni giorno di più a leggere con quanta
facilità e costanza si smascherano bande di
pedofili, a cui appartengono persone di ogni ceto e
cultura. Sapete la mia totale avversione e l’odio
assoluto (di natura animalesca) che riservo contro
chi commette omicidi dell’anima su bambini segnati
dal dolore perenne. Non li accetto.. non li perdono…
e non li salvo da nessun giudizio… NO!
La violenza e la
cattiveria germoglia ovunque; come un’ortica infetta
e non c’è soluzione radicale in un tempo come il
nostro, in cui si è dato libero accesso di
frequentare la perdizione e la sregolatezza con un
semplice click! Ma senza voler fare moralismi
esasperati o paternali da curato di campagna, mi
piace porre l’accento su di un aspetto che ho
incrociato da sempre nelle chat e nella rete in
genere: dinanzi alla mancanza di rispetto, alla
violenza delle offese, alla malattia sessuale,
all’arroganza negli insulti e la pochezza dei
dialoghi, noi sappiamo scegliere, sappiamo
difenderci, e rinunciare! MA… la dobbiamo smettere
di restare in silenzio! Non possiamo limitarci a
chiudere il collegamento e scappare via. Non è
giusto voltare le spalle contro chi ci usa violenza
verbale senza denunciare quell’abuso o provare a
rinsavire la regolatezza ed il rispetto dell’altrui
persona. Non siamo esenti da colpe, se al nostro
rifiuto farà seguito un nuovo contatto da parte di
quell’approfittatore ignobile e pederasta, magari su
di una bambina indifesa, lasciata solitaria tra le
sofferenze di amori inconsolabili, frustrazioni
fisiche perenni o destini infermi incurabili, che si
lascia guidare e crede davvero di aver incrociato il
suo angelo azzurro che si trasforma poi… in satanico
assassino.