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 Ho letto un
editoriale scritto dal sociologo Francesco Alberoni
molto interessante, su un aspetto dell’amore che mi
ha fa incuriosito.
Si sostiene che
quando amiamo in maniera intensa ed assoluta,
l’unica cosa che ci interessa è solamente il “nostro
amato”.
Mi spiego meglio:
sembra che quando siamo al centro esatto di un
innamoramento assoluto e pienamente appagante,
quello di cui ci preoccupiamo è solo saper destinare
alla persona amata il massimo tributo dentro di noi.
Aspettiamo con ansia un suo messaggino, una sua
telefonata, proviamo continuamente ad immaginarci
dove possa essere in ogni istante, sempre con un po’
di angoscia e gelosia (anche se spergiuriamo di
non essere mai gelosi), solo ed esclusivamente
perché viviamo in funzione di quell’evento, da
rassicurare e domare, e che… padroneggia dentro di
noi.
Basta che ci chiami,
ci faccia ascoltare la sua voce e ci giuri che ci
AMA, ed ecco che siamo felici e passiamo
dall’inquietudine alla beatitudine più compiacente.
Ed è qui che si
scatena dentro noi uno strano e contorto meccanismo
incontrollabile che ci trasforma. Sì, ci modifica e
ci bea, soprattutto se ci raffrontiamo a quando
eravamo privi o poveri di amorosità assoluta, e a
difesa di questo “evento” diamo tutto di noi.
Praticamente, ciò
che ci gira intorno assume un valore secondario;
quasi relativo. Non ci interessa più niente.
Qualsiasi preoccupazione viene scalzata via da
questa necessità di saziarci dell’amore dell’altro/a
ed anche la carriera, i riconoscimenti sociali e
persino le cattiverie ci fanno meno male.
E visto che noi, per
un’indole di natura primordiale, ci compariamo più
facilmente con chi ha successo e fortuna di noi
nella vita, perlomeno un vizio lo perdiamo:
L’INVIDIA!
Questo è il dato
sensazionale che emerge dalla riflessione di
Alberoni e dalle statistiche di laboratorio: quando
siamo innamorati, saremo agli occhi di tutti pieni
di difetti (ansiosi, gelosi, assillanti, mielosi,
eccessivi, possessivi) ma… con una grossa virtù
da “invidiarci”: la mancanza di RIVALITA’ ed
ASTIO!
Vi pare poco? In un
tempo dove siamo tutti troppo sottomessi alle
infelicità perenni, spesso provocate proprio dalla
disillusione e dall’invidia nei confronti di chi ha
sempre una marcia in più rispetto noi (per non
dire… più fortuna!) l’amare sembra una medicina
miracolosa!
Mi verrebbe da
pensare che la soluzione ai mali del mondo è
semplice: basta amarsi di più per riuscire a
sconfiggere l’invidia e tutti i suoi derivati (astio,
rabbia, collera, rancore, rivalità, indignazione,
falsità) che producono guerre, vendette e
cattiverie inaudite.
Chissà… se potrebbe
bastare!
Ma, la fregatura
sapete dov’è? E che questa dimensione di amore
idilliaco ed assoluta non dura sempre. Ricordo che
in un editoriale l’abbiamo già trattato l’argomento,
amareggiandoci sul dato sconsolante che il suo
decorso naturale non supera quasi mai i 12 mesi.
(vi riporto solo il cappello della questione che
trovate più avanti negli editoriali)
-
Ha fatto “notizia” la ricerca dell’università di
Pavia che sembra abbia scoperto che una sostanza
presente nel sangue (il Ngf), sarebbe
responsabile del turbinio emotivo tipico del colpo
di fulmine, con tutti i sintomi che lo accompagnano
(mani sudate o fredde, crampi allo stomaco e via
dicendo).
Durante le prime fasi di un nuovo innamoramento
questa sostanza raggiunge valori altissimi.
Il
dato meno piacevole che viene fuori da questa
ricerca, però, è che questa sostanza viene ad essere
completamente assorbita dall’organismo (ritornando
ai suoi valori standard) dopo circa un anno. Come
dire: l’amore straordinario e passionale tra due
innamorati dura giusto 1 anno… soli 365 giorni e poi
tutto torna nella normalità di un rapporto d’amore
fatto di attenzioni, affetto, premure, fino a
diventare necessità e… indispensabile abitudine
irrinunciabile).-
Capito dove è il
dramma? Dura troppo poco questo sublimante stato di
abbandono e benessere.
Una vocina malefica
dentro mi consiglia una soluzione di ripiego: “basta
innamorarsi continuamente” ma… anche questa non mi
sembra sia la scelta migliore, se poi affondiamo i
cuori naufragati nel pianto e negli abbandoni
inconsolabili e poi, sarete d’accordo con me che
quando si vive un grandissimo amore, e poi ci si
resta desolatamente soli… dopo non si amerà MAI più
come la prima volta e, per conseguenza, quella
sensazione di beatitudine e assoluto menefreghismo
nei riguardi dei VINCENTI, dura ancora di meno.
Amare di più e far
durare a lungo nel cuore un sentimento assoluto è
virtù per pochi ed io non conosco la soluzione
magica affinché questa sostanza resti imprigionata
in noi il più a lungo possibile, ma credo che
potremmo ambire a qualcosa di meno risoluto. Si
potrebbe scegliere un compromesso, come tanti ne
subiamo nella vita, provando ad amare con meno
impeto ma più costanza.
Sono troppo i
lamenti che leggo di donne che si sono abituate ai
tramonti del cuore troppo in fretta o di uomini che,
dopo il primo fallimento, hanno deciso di amare solo
le camere da letto, da cambiare continuamente.
Quello non è amare,
e pure se cerchiamo altri stimoli, saranno solo
figli imperfetti e poco duraturi di gioie effimere e
temporanee che non ci permetterà di respingere
l’INVIDIA, ma solo di accrescere il senso di
inadeguatezza che alberga nei cuori stanchi e privi
di sussulti.
Forse dovremmo
abituarci ad amare con più costanza i nostri amori
consolidati, improvvisando frasi sopra alla porta di
un frigo o lasciando scrivere al cuore un messaggio
sul cellulare oppure una sera, nel bel mezzo di una
“noia mortale”, ricordarsi di quanto era bello
uscire alla sera e fare l’amore in macchina o sotto
alle stelle.
Riscoprire quel
tempo in cui non ci importava di nessuno, eccetto il
nostro unico e mitico amore, è un ricordo che non
andrebbe archiviato nell’album della memoria, ma
custodito in un angolo segreto del cuore e
rispolverato spesso, assaporato e rivissuto con la
stessa identica vitalità con la persona che ti è
accanto e che, quanto te, ha una gran voglia di
sconfiggere la propria INVIDIA e farsi imitare anche
dagli altri, imparando ad amare di più!
Ricordo di un bel
quadro, dove ci ho visto lunghe mani diventare nere
dal fuoco, perché cercavano di avvicinarsi al sole
per afferrarlo. Quella immagine mi fa pensare
all’amore e alla sua incredibile passione dei primi
momenti.
Ma, chissà se è vero
che … TROPPA PASSIONE, se non saputa controllare,
BRUCIA!
-La
nostra invidia dura sempre più a lungo della
felicità di quelli che invidiamo (François de La
Rochefoucauld)-
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