Ieri si è commemora la “giornata per i diritti
dell’infanzia e dell’adolescenza”.
Lo
hanno saputo un po’ tutti perché giornali,
televisione e organi d’informazione ne hanno
reclamizzando in maniera “vistosa” ed “evidente” ma…
sappiamo davvero cosa c’era da celebrare ieri?
Io
una sbirciata alla Convenzione l’ho data, e senza
voler risultare prolisso o inutile, voglio
riepilogare brevemente di cosa si tratta per quanti
non conoscono il significato di tale ricorrenza.
Nel
dicembre del 1997 è stata emanata una legge (n°
451) a tutela dell’infanzia e dell’adolescenza
che ha determinato una Convenzione mondiale,
promossa e controllata dall’ONU, con uno statuto
composto in 3 parti e corredato di 54 articoli nei
quali sono dettagliati i diritti inalienabili da
riconoscere ai minori.
Il
concetto focale di questa convenzione ha come
principio assoluto il riconoscimento, da parte di
ogni fanciullo, del diritto inerente alla vita.
(un
diritto che parte da quando nasce, a cui si
registrano generalità, nome e cittadinanza, e che
prosegue negli anni della fanciullezza fino ad
arrivare alla maturità.)
Gli
stati che aderiscono a tale convenzione debbono
adottare qualsiasi azione e misura legislativa,
giudiziaria e sociale per far sì che il fanciullo
sia difeso e tutelato da qualsiasi forma di violenza
od oltraggio, brutalità fisiche e mentali, abbandono
o negligenza, maltrattamenti o sfruttamento.
Inoltre, si dà un rilievo importante a tutte quelle
“categorie protette”, o da provare a proteggere,
affette da minoranze fisiche e mentali, aiutandoli a
condurre una vita decente e in maniera dignitosa ed
autosufficiente (nei limiti del possibile)
per farli integrare e partecipare alla vita della
comunità.
A
questi bambini, meno fortunati, ma in generale a
tutti i fanciulli, la convenzione è attenta alla
tutela del diritto di beneficiare di sicurezza
sociale ed educazione primaria (scuola
dell’obbligo e campi scuola riformatori).
E’
importante sottolineare che il principio
dell’educazione al fanciullo riveste un carattere
fondamentale per assicurarsi un futuro da… UOMO.
Infatti, l’articolo 29 è particolarmente specifico a
determinare le finalità dell’educazione al
fanciullo, in cui deve emergere l’impegno a favorire
lo sviluppo della personalità del bambino, il
rispetto dell’uomo e della libertà, il riguardo
verso i genitori, la propria identità e la sua
lingua e i suoi valori culturali.
E’
interessante rilevare che la Convenzione prevede
anche la tutela al riconoscimento del riposo e del
tempo libero con attività ricreative proprie della
sua età, utilizzando fondi e strutture finalizzate a
tali applicazioni.
La
parte conclusiva del trattato risalta l’obbligo
assunto da tale convenzione a riconoscere il diritto
al bambino di essere protetto contro lo sfruttamento
economico ed ogni forma di sfruttamento sessuale..,
incluso torture.
Il
bambino, per dirla in un unico concetto, va’
trattato con umanità perché dell’umanità… lui è il
DOMANI!
Quanto vi ho riportato è un sunto di questa
convenzione sui diritti dell’infanzia, stabilita nel
1989 e che ogni 20 novembre viene celebrata nel
mondo a ricordo della data in cui venne sottoscritta
dai paesi aderenti all’ONU.
(leggerla
non annoia… anzi accresce il senso del dovere)
Ma
questa è la teoria… quella che abbiamo ascoltato
ieri in dibattiti, forum e manifestazioni ed è la
parte più variopinta della commemorazione, ma i
bambini sono davvero consapevoli che possono
“urlare” i propri diritti sul viso di genitori
irresponsabili, malati cronici di infelicità
sessuale e di perversione, criminali di guerra che
obbligano ad imbracciare fucili e di madri
incoscienti che insegnano come impetrare
l’elemosina?... Siamo sicuro che quei bambini, che
si cerca di tutelarli in ogni modo e maniera, siano
davvero liberi di leggersi questa convenzione e
metterla in pratica?
E
tu genitore, credi che basta osservare queste regole
sui propri figli per sentirsi con la coscienza a
posto e non impicciarsi delle urla della porta
acanto, dei pianti lamentosi di un neonato che non
smette di urlare o di quel bambino che ti chiede
qualche centesimo con un viso sporco e gli occhi
spenti?
Credi che basti chiudersi in casa per difendere tuo
figlio da simili malvagità per sapersi al sicuro e
con la coscienza pulita?
Io
non credo!
La
violenza, il più delle volte, la subiamo. La
tolleriamo in maniera sterile, restandocene
barricati dentro casa a difendere solo il nostro
mondo!
Ma
siamo vittima anche noi di questa incomprensione.
Siamo noi ad esserne carnefici quando non riusciamo
a spiegarci da dove nasce questo senso di infelicità
interiore dei nostri figli, che continuano a
desiderare nuove cose.. nuovi mondi… nuove
avventure… nuovi pericoli.
Siamo noi i primi ad esercitare violenza, anche se
passiva, nel momento in cui non ci rendiamo conto
che la violenza sui minori non appartiene solo ai
film o il telegiornale… ma riguarda noi.. la nostra
famiglia.. la nostra casa… le nostre persone amiche.
Credere che la fame, la perdizione, la violenza e lo
sfruttamento esistano solo in paesi lontani o in
famiglie senza coscienza è un grave errore che
commettiamo.
E’
molto più vicina di quanto crediamo quella
malvagità.
In
Italia, pensate, 1 bambino su 5, vive in una
famiglia che non riesce neppure a pagarsi l’affitto
di casa… Che speranza ci può essere per quel
fanciullo? Ma di quale libertà dovrebbe beneficiare?
Quale tutela potrebbe mai ottenere... quali urla
potrebbe mai gridare, e verso chi dovrebbe farlo!!!
Il
diritto allo studio… alla sanità.. alla ricreazione
e… ai sogni, sono belle teorie e fantomatiche
idiozie se non ci si arma di coraggio e proviamo a
difenderlo quel bambino, aiutando dapprima le loro
famiglie.
Bisogna costituirsi in comitati di difesa ed
assistere maggiormente e con più impegno e dedizione
la famiglia di un bambino che non può ambire a
nessuna convenzione.
E
da parte di quella famiglia bisognosa, deve esserci
l’umiltà a saper accettare l’aiuto… e non respingere
sempre, solo per orgoglio.
Bisogna comprendere da quale parte stare e cosa
poter fare di concreto per aiutare chi ha bisogno
di questo 20 novembre ogni santo giorno,
perché ogni mattina guarda il cielo è spera davvero
che ci siano meno parole e maggiori mani generose
alle quali aggrapparsi per uscire dal buio che
avvolge lui.. la sua famiglia e… il domani di suo
figlio… da difendere con la sua stessa vita.
Ecco cosa ci vorrebbe oggi (o cosa mi piacerebbe
tanto di ascoltare oggi): che, dopo le tante
belle manifestazioni, si fossero coalizzati tanti
piccoli comitati di soccorso che, armati di sorrisi
e buona speranza, fin da stamattina busseranno alle
porte degli infelici, dei malati, di chi vive ai
margini della vita e di quanti sono ridotti alla
povertà (invisibile o eclatante) per aiutarli
di più a continuare... resistere… sperare.
Credetemi, io l’ho toccato con mano quell’infelicità
tante, troppe volte. Ho vissuto un’intera infanzia a
contatto con il malessere, che mi ha solo sfiorato
ma che… mi ha segnato per sempre.
Ne
ho visti davvero tanti di bambini disperati e, per
quanto ho cercato di impegnare un po’ del mio tempo,
so che non basta, non serve a granché, perché una
rondine non può fare primavera se… l’inverno
continua a resistere ovunque.
Mi
rendo conto che ci vuole più desiderio di aiutare.
Un evento non va commemorato solo in una data.
L’infelicità dei bambini è molto più vicina a noi di
quanto davvero crediamo e non va curata o soccorsa
solo in circostanze specifiche.
Non
è solo l’Africa ad ammazzare i bambini di fame… non
è solo l’Irak a far crescere bambini di guerra… non
è solo il Brasile a far prostituire le ragazzine…
non è più lontano di casa nostra quella violenza su
un bambino che non può urlare perché nessuno lo
ascolta… nessuno vuole sentirlo!
I
bambini sono il nostro futuro.
Per
sperare in qualcosa di più simile alla pace nel
mondo c’è bisogno che loro abbiano spazi per sognare
in maniera pulita… Il nostro dovere è aiutarli a
sperare, impegnandoci di più, dimostrandoci un po’
più genitori anche se abbiamo vent’anni o non ci
siamo ancora sposati.
Sai
che bello sé… invece che scriverle queste cose in
una mailing potessimo incontrarci tutti assieme e
provare a coalizzarci in piccole ronde di bontà?
Purtroppo il tempo e la distanza ce lo vietano, ma
non ci vietano di farlo in maniera solitaria con la
spinta di tutti quanti gli altri.
Se
lo fai tu… è un orgoglio che coinvolge anche me.
Io
ci sto provando, nel mio piccolo e nel tempo che mi
è concesso dagli impegni di lavoro e di famiglia.
Sapere che ci provi anche tu ci farebbe sentire
ancora più vicini ed uniti!
Il 20 novembre è un giorno da far durare tutta
un'infanzia