quel 20 novembre da far durare tutta un'infanzia


 

Ieri si è commemora la “giornata per i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza”.

Lo hanno saputo un po’ tutti perché giornali, televisione e organi d’informazione ne hanno reclamizzando in maniera “vistosa” ed “evidente” ma… sappiamo davvero cosa c’era da celebrare ieri?

Io una sbirciata alla Convenzione l’ho data, e senza voler risultare prolisso o inutile, voglio riepilogare brevemente di cosa si tratta per quanti non conoscono il significato di tale ricorrenza.

Nel dicembre del 1997 è stata emanata una legge (n° 451) a tutela dell’infanzia e dell’adolescenza che ha determinato una Convenzione mondiale, promossa e controllata dall’ONU, con uno statuto composto in 3 parti e corredato di 54 articoli nei quali sono dettagliati i diritti inalienabili da riconoscere ai minori.

Il concetto focale di questa convenzione ha come principio assoluto il riconoscimento, da parte di ogni fanciullo, del diritto inerente alla vita.

(un diritto che parte da quando nasce, a cui si registrano generalità, nome e cittadinanza, e che prosegue negli anni della fanciullezza fino ad arrivare alla maturità.)

Gli stati che aderiscono a tale convenzione debbono adottare qualsiasi azione e misura legislativa, giudiziaria e sociale per far sì che il fanciullo sia difeso e tutelato da qualsiasi forma di violenza od oltraggio, brutalità fisiche e mentali, abbandono o negligenza, maltrattamenti o sfruttamento.

Inoltre, si dà un rilievo importante a tutte quelle “categorie protette”, o da provare a proteggere, affette da minoranze fisiche e mentali, aiutandoli a condurre una vita decente e in maniera dignitosa ed autosufficiente (nei limiti del possibile) per farli integrare e partecipare alla vita della comunità.

A questi bambini, meno fortunati, ma in generale a tutti i fanciulli, la convenzione è attenta alla tutela del diritto di beneficiare di sicurezza sociale ed educazione primaria (scuola dell’obbligo e campi scuola riformatori).

E’ importante sottolineare che il principio dell’educazione al fanciullo riveste un carattere fondamentale per assicurarsi un futuro da… UOMO.

Infatti, l’articolo 29 è particolarmente specifico a determinare le finalità dell’educazione al fanciullo, in cui deve emergere l’impegno a favorire lo sviluppo della personalità del bambino, il rispetto dell’uomo e della libertà, il riguardo verso i genitori, la propria identità e la sua lingua e i suoi valori culturali.

E’ interessante rilevare che la Convenzione prevede anche la tutela al riconoscimento del riposo e del tempo libero con attività ricreative proprie della sua età, utilizzando fondi e strutture finalizzate a tali applicazioni.

La parte conclusiva del trattato risalta l’obbligo assunto da tale convenzione a riconoscere il diritto al bambino di essere protetto contro lo sfruttamento economico ed ogni forma di sfruttamento sessuale.., incluso torture.

Il bambino, per dirla in un unico concetto, va’ trattato con umanità perché dell’umanità… lui è il DOMANI!

 

Quanto vi ho riportato è un sunto di questa convenzione sui diritti dell’infanzia, stabilita nel 1989 e che ogni 20 novembre viene celebrata nel mondo a ricordo della data in cui venne sottoscritta dai paesi aderenti all’ONU.

(leggerla non annoia… anzi accresce il senso del dovere)

Ma questa è la teoria… quella che abbiamo ascoltato ieri in dibattiti, forum e manifestazioni ed è la parte più variopinta della commemorazione, ma i bambini sono davvero consapevoli che possono “urlare” i propri diritti sul viso di genitori irresponsabili, malati cronici di infelicità sessuale e di perversione, criminali di guerra che obbligano ad imbracciare fucili e di madri incoscienti che insegnano come impetrare l’elemosina?... Siamo sicuro che quei bambini, che si cerca di tutelarli in ogni modo e maniera, siano davvero liberi di leggersi questa convenzione e metterla in pratica?

E tu genitore, credi che basta osservare queste regole sui propri figli per sentirsi con la coscienza a posto e non impicciarsi delle urla della porta acanto, dei pianti lamentosi di un neonato che non smette di urlare o di quel bambino che ti chiede qualche centesimo con un viso sporco e gli occhi spenti?

Credi che basti chiudersi in casa per difendere tuo figlio da simili malvagità per sapersi al sicuro e con la coscienza pulita?

Io non credo!

La violenza, il più delle volte, la subiamo. La tolleriamo in maniera sterile,  restandocene barricati dentro casa a difendere solo il nostro mondo!

Ma siamo vittima anche noi di questa incomprensione. Siamo noi ad esserne carnefici quando non riusciamo a spiegarci da dove nasce questo senso di infelicità interiore dei nostri figli, che continuano a desiderare nuove cose.. nuovi mondi… nuove avventure… nuovi pericoli.

Siamo noi i primi ad esercitare violenza, anche se passiva, nel momento in cui non ci rendiamo conto che la violenza sui minori non appartiene solo ai film o il telegiornale… ma riguarda noi.. la nostra famiglia.. la nostra casa… le nostre persone amiche.

Credere che la fame, la perdizione, la violenza e lo sfruttamento esistano solo in paesi lontani o in famiglie senza coscienza è un grave errore che commettiamo.

E’ molto più vicina di quanto crediamo quella malvagità.

In Italia, pensate, 1 bambino su 5, vive in una famiglia che non riesce neppure a pagarsi l’affitto di casa…  Che speranza ci può essere per quel fanciullo? Ma di quale libertà dovrebbe beneficiare? Quale tutela potrebbe mai ottenere... quali urla potrebbe mai gridare, e verso chi dovrebbe farlo!!!

Il diritto allo studio… alla sanità.. alla ricreazione e… ai sogni, sono belle teorie e fantomatiche idiozie se non ci si arma di coraggio e proviamo a difenderlo quel bambino, aiutando dapprima le loro famiglie.

Bisogna costituirsi in comitati di difesa ed assistere maggiormente e con più impegno e dedizione la famiglia di un bambino che non può ambire a nessuna convenzione.

E da parte di quella famiglia bisognosa, deve esserci l’umiltà a saper accettare l’aiuto… e non respingere sempre, solo per orgoglio.

Bisogna comprendere da quale parte stare e cosa poter fare di concreto per aiutare chi ha bisogno di questo 20 novembre ogni santo giorno, perché ogni mattina guarda il cielo è spera davvero che ci siano meno parole e maggiori mani generose alle quali aggrapparsi per uscire dal buio che avvolge lui.. la sua famiglia e… il domani di suo figlio… da difendere con la sua stessa vita.

Ecco cosa ci vorrebbe oggi (o cosa mi piacerebbe tanto di ascoltare oggi): che, dopo le tante belle manifestazioni, si fossero coalizzati tanti piccoli comitati di soccorso che, armati di sorrisi e buona speranza, fin da stamattina busseranno alle porte degli infelici, dei malati, di chi vive ai margini della vita  e di quanti sono ridotti alla povertà (invisibile o eclatante) per aiutarli di più a continuare... resistere… sperare.

Credetemi, io l’ho toccato con mano quell’infelicità tante, troppe volte. Ho vissuto un’intera infanzia a contatto con il malessere, che mi ha solo sfiorato ma che… mi ha segnato per sempre.

Ne ho visti davvero tanti di bambini disperati e, per quanto ho cercato di impegnare un po’ del mio tempo, so che non basta, non serve a granché, perché una rondine non può fare primavera se… l’inverno continua a resistere ovunque.

Mi rendo conto che ci vuole più desiderio di aiutare. Un evento non va commemorato solo in una data. L’infelicità dei bambini è molto più vicina a noi di quanto davvero crediamo e non va curata o soccorsa solo in circostanze specifiche.

Non è solo l’Africa ad ammazzare i bambini di fame… non è solo l’Irak a far crescere bambini di guerra… non è solo il Brasile a far prostituire le ragazzine… non è più lontano di casa nostra quella violenza su un bambino che non può urlare perché nessuno lo ascolta… nessuno vuole sentirlo!

 

I bambini sono il nostro futuro.

Per sperare in qualcosa di più simile alla pace nel mondo c’è bisogno che loro abbiano spazi per sognare in maniera pulita… Il nostro dovere è aiutarli a sperare, impegnandoci di più, dimostrandoci un po’ più genitori anche se abbiamo vent’anni o non ci siamo ancora sposati.

Sai che bello sé… invece che scriverle queste cose in una mailing potessimo incontrarci tutti assieme e provare a coalizzarci in piccole ronde di bontà?

Purtroppo il tempo e la distanza ce lo vietano, ma non ci vietano di farlo in maniera solitaria con la spinta di tutti quanti gli altri.

Se lo fai tu… è un orgoglio che coinvolge anche me.

 

Io ci sto provando, nel mio piccolo e nel tempo che mi è concesso dagli impegni di lavoro e di famiglia. Sapere che ci provi anche tu ci farebbe sentire ancora più vicini ed uniti!

 

Il 20 novembre è un giorno da far durare tutta un'infanzia

 

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