un dramma essere DONNA


 

Di cosa dovrei parlarvi oggi? Di dati ne abbiamo a sufficienza.

Mi ha stravolto il numero che emerge quando si parla di violenza sessuale.  10 milioni di donne hanno subito violenza sessuale… questo è un dato che fa rabbrividire chiunque.

Dall’altra parte, fortunatamente però, c’è questa generosità che continua ad emergere ed imporsi per far sì che non ci si senta sconfitti dinanzi a simili disastri.

Il cancro, per esempio, è una malattia che ci ha privato di amici, parenti e conoscenti… Lui ancora vuole farci del male, ma noi abbiamo il diritto di provare a sconfiggerlo, coalizzandoci e destinando ricerca e risorse per combatterlo e vincerlo, sperando che ciò avvenga presto… il più in fretta possibile.

Oggi non voglio parlare proprio di nulla… o meglio: lo faccio riportandovi una lettera (che potete immaginare sia stata “inventata” da me o “presa in prestito” dalla rubrica tramed@amore).

Lo faccio solo perché, per una volta, si provi tutti a riflettere, ognuno a modo proprio e nel silenzio dei suoi pensieri, su quanto è difficile amare gli altri, se non sanno nulla di noi e di quanto soffriamo e subiamo in  rispettoso e rabbioso silenzio.

Dietro a due occhi c’è SEMPRE UNA VITA DA GUARDARE!

 

 

Ciao, non immagini quanto è difficile parlar di sé, quando vorresti sparire dal mondo e far credere a tutti che non sei mai nata, esistita, vissuta!

Parto da una certezza: odio Dio che mi ha fatto nascere donna. Lo odio perché non mi ha ascoltato; non ha saputo afferrare il mio urlo di dolore e non è voluto scendere giù dalle nuvole.  Lui vola troppo in alto e mi ha lasciato a soffrire nell’inferno di questa vita insulsa e inutile.

Mi hanno sempre detto che sono una bella ragazza; una di quelle donne affascinanti ed intriganti che non vorresti sposare, ma solo per evitare che ti lasci ingelosire ogni volta che non sai dove è. Insomma una bella donna da… portare a letto; da far vivere circoscritta in un’avventura e basta!

Mi spiego cosa voglio dirti?

Questo “fascino” non mi ha portato nessun giovamento, perché una ragazza se indossa una minigonna e va in giro per la città alle 2:00 del mattino deve essere cosciente che rischia… rischia di essere derubata della propria fierezza di essere DONNA.

Capita che vai a finire in un vicolo buio, senza persone che possano assistere il tuo urlo, con alle spalle qualcuno che ti assalta e ti violenta, per il solo gusto di fare proprio un corpo che mai avrebbe ottenuto se avesse utilizzato grazia e dolcezza.

Urli… preghi Dio che sia tutto un incubo; aspetti di svegliarti, ma… non è un incubo. E’ quello che succede a tante, troppe, donna… è quello che è accaduto a 10 milioni di povere donne che hanno una sola colpa: essersi trovate al momento meno opportuno nel posto più sbagliato del mondo.

E Dio?... sempre lassù! Sempre al di là delle nuvole ad assistere o piangere per non poter far nulla per me.

La violenza sessuale che subisce una donna è una macchia che non si scolorirà MAI. Te la porti dietro come un’accusa tremenda che non ti fa mangiare, non ti fa dormire, non ti fa più vivere. Hai paura di innamorarti; paura che mani di altri uomini ti accarezzino e facciano sembrare quella dolcezza solo una replica, meno violenta, di un sopruso subito solo perché… sei donna e giri in minigonna.

Poi la fede, la necessità di continuare a vivere e qualche buona presenza ti aiuta a vincere il dramma. Fai un pacchettino e depositi quel fitto dolore in un angolo del cuore. Ripeto: provi a dimenticarlo ma… non puoi cancellarlo!

vivi.. ci provi… resisti ed insisti e ritorni ad essere donna, con un passato tremendo da non poter neppure raccontare, perché disgusta tutti e… mette vergogna (a te).

Allora capita che incontri poi un uomo di cui ti innamori, che sembra diverso dagli altri e che ti ha detto che vuole aspettare che tu ritorni ad accettare altre mani sul tuo corpo per fare l’amore con te e mettere al mondo un figlio… una figlia (Dio mio)… altri essere umani in questo mondo di dolore.

Non ci sono gioie nella vita che possono nascondere i dolori perenni, ma… figli che crescono, marito che ti ama e lavoro che ti soddisfa possono aiutare a migliorare… ci possono provare fino a quando non succede che un dolore, che accusi da tempo, diventa un analisi medica e poi un ricovero, e poi una biopsia e poi… un cancro!

Ho 40 anni, sono sposata, madre di due bambini e prossima a morire ed incontrare, finalmente, quel Dio che ancora resta lassù in cielo, e chiedergli dov’era… e dove erano tutti gli uomini del mondo quando io urlavo e qualcuno mi rubava l’innocenza e l’anima senza nessuna pietà.

Ai dolori del corpo si sopravvive… alla perenne sofferenza interiore quasi MAI!

Anonima.”

 

 

Credetemi, non c’è molto da aggiungere e neppure soffermarsi troppo a riflettere se quanto letto sia verità o bugia…

Al mondo ci sono storie uguali e peggiori di questa letta e noi continuiamo a rimanere sordi spettatori non paganti di queste infelici e orrende VERITA’ di vita!

 

 

In ricordo di tutti i miei amici persi nella malattia incurabile e nella sofferenza perenne dei dolori incancellabili.

 

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- RIFLESSIONI IN PUNTA DI CUORE - pensieri a ruota libera di Gianfranco Iovino
 

 

 

 
 
 

 
 

riflessioni in punta di cuore


 
 

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MALEDETTE CH@T!!!

molto felici

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l'uragano DONNA

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... smettila!!!

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