vento di ricordi


 

Oggi vorrei parlarvi del “vento dei ricordi”; questo strabiliante sibilo che, spesso, ci scuote i pensieri, obbligandoci a ritornarne indietro con la memoria e ripercorrere tappe che sono appartenute alla nostra vita, al nostro esistere, al nostro essere che… non c’è più.

In un’unica parola “il passato andato”.

Un grande teologo tedesco ha scritto che “la vita non è altro che un continuo passaggio tra l’oggi e il domani, stando attenti a sapere sempre quanto sia importante arrivare preparati ad affrontare il futuro senza mai dimenticarsi di come eravamo ieri.”

 

La memoria è la depositaria dei nostri più segreti passaggi. E’ la roccaforte della nostra storia. E’ nella memoria che vengono imprigionati i ricordi ed è lei il nostro patrimonio personale più assoluto.

Perdi la memoria e perderai il senso della vita. (giusto?)

Ma, ritornando al vento dei ricordi, vi chiedo di riflettere su quante volte vi sia capitato di fermarsi con gli occhi su immagini che ci catapultano indietro nel tempo. Colori, sensazioni, stati d’animo, profumi e volti che ci spediscono, come su un treno in corsa, a quel passato che fu… lasciandoci affiorare sulle labbra un sorriso, una smorfia o.. un segno di mestizia.

A me, capita spesso di soffermarmi sui miei ricordi più lontani, dolorosi o belli che fossero, mi piace riviverli, perché mi arricchiscono. Addirittura, grazie anche al mio lavoro che mi porta spesso in giro per l’Italia in auto da solo, riesco a concentrarmi su loro e riguadagnare porzioni di tempo accatastato nelle stanze della mente, a cui ho dato poca luce e ribalta, forse per… dimenticanza.

E’ bello ritrovarsi a rincorrere un ricordo e riflettere su lui e su quanto sia imprevedibile questa nostra vita, che ti lancia continui segnali che spesso non riusciamo ad interpretare, se non nel tempo futuro; tempi andati in cui ci siamo ritrovati protagonisti inconsapevoli di chissà quale cambiamento epocale per la nostra esistenza, a cui abbiamo dato poco peso, ma che ha segnato la nostra storia: il nostro patrimonio personale.

Penso ai miei giorni fanciulli, quando andavo a caccia di ogni sentimento da vivere sulla mia pelle, per capire cosa fosse il mondo dei grandi e delle grandi speranze di cambiamento.

Penso ai primi baci dati, ai primi sorrisi ricevuti, alle prime lacrime d’amore versate. Penso a ieri… al mio passato, che come un fantasma appare d’improvviso e mi riporta a vivere l’attimo fuggito ma… non dimenticato.

 

Tra i venti tumultuosi dei ricordi, che spesso abitano la mente mia, quelli che più mi scuotono sono, senza alcun dubbio, i riguardanti all’amore.

Non che ne abbia avuti tanti da collezionare, ma a tutti, e nella misura massima a cui può ambire un innamorato, ho destinato una stanza sicura del mio cuore, che non è un albergo dai mille piani, ma una piccola  pensione, dove pochi ricordi ci stanno bene e la fanno da padrone, perché coccolati e sempre ricordati.

Ma, ogni tanto, esce fuori lo spiffero ribelle, la voce stonata, il nostalgico viso che, ahimè,  non c’è più.

Mi riferisco a quegli amori (ma anche amicizie, si intende) persi per l’orgoglio, che miete più vittime di ogni assurda guerra; smarriti di vista per l’arroganza di non voler comprendere quanta necessità d’aiuto ci fosse in quel pianto di ira; abbandonati per la stupidità di non rendersi conto di quanto fosse preziosa quella loro presenza, anche se non la si poteva più chiamare “amore mio”.

Mi riferisco a tutti quei momenti in cui eravamo noi, nel nostro tempo migliore, a dedicarci attimi di vita che si sono scoloriti per l’assenza… la lontananza… la distanza… la dimenticanza!

 

Mi viene da imprecare contro quei irrimediabili errori commessi. Maledirmi per tutti i ricordi che ho lasciato diventassero solo nostalgia e disprezzarmi per tutti i volti che ho lasciato andare via senza saperli difendere. Arrivare al punto da umiliarmi da solo per tutte le volte che avrei voluto chiedere “scusa” e mi sono lasciato arrendere dall’orgoglio.

Criticarmi… per tutte le volte che dal cuore sento soffiare il vento dei ricordi ed invece di provare ad assaporarne il suo profumo migliore, dissemino solo tempesta di malinconia dentro alla mia mente.

Vorrei tornare indietro per tutte le volte che non ho saputo ascoltare l’amore quando mi chiedeva rispetto, comprensione, attesa e speranza.

Da bambino ci accontentavamo di poco; bastava la promessa di un gelato per andare a dormire felici… oggi quell’aspettativa non basta più per acquietare le urla del cuore che ci grida il suo disprezzo per esserci lasciati sfuggire tutti quei preziosi momenti legati ai ricordi felici del cuore.

Il dramma nella vita è che spesso non si può rimediare a tutti gli errori commessi. Molti restano impunibili  ma, tanti… irrecuperabili.

A ripercorrere velocemente quei tragitti tortuosi saprei come recuperare le occasioni perdute. Saprei come difendere i miei valori. Saprei come cancellare la malinconia che mi avvolge quando penso a chi… ho perso di vista PER SEMPRE!

 

Non servirà questo editoriale a far ritornare chi mi sono lasciato sfuggire con tanta superficialità, ma mi venga concesso, quanto meno, lo spazio per destinare loro un pensiero d’affetto che ho da sempre riposto in custodia dentro al mio cuore, scosso, agitato e un po’ malato dei troppi venti di ricordi.

 

 

a te… che ho lasciato in memoria al tempo e adesso sei solo malinconia dentro me, perché non posso più stringerti al mio petto, ti chiedo scusa, nella speranza che si alzi un generoso vento e porti il mio grido di perdono fino lì da te.

 

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- RIFLESSIONI IN PUNTA DI CUORE - pensieri a ruota libera di Gianfranco Iovino
 

 

 

 
 
 

 
 

 

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