Mentre scrivo questi accenni di frasi, rielaboro
nella mente la condizione vissuta da quanti dicono
ADDIO ad un amore, o presunto tale, e si convincono
che “mollare la presa” possa servire a porre
un freno a quella sofferenza inaudita ed irrazionale
e provare a ridarsi nuove spinte.
Ci
sono persone che si impongono di vivere nel cuore la
risultanza di grandi amarezze per colpa di
privazioni improrogabili, che ci si impone di
rispettare per salvaguardia personale, con
l’illusione di saper superare brillantemente il
delitto commesso al cuore e sperare di soffrire di
meno in futuro, sentendosi più arcigni e forti,
modellati da quello sgomento che non ci ha
abbattuti, ma soltanto maturati di più.
Oggi voglio parlavi di una situazione che viene
vissuta spesso negli innamoramenti terminali, od in
quelli che non si riescono ad esprimere o, peggio
ancora, dichiarare per tempo, a cui vengono poste
rigide restrizioni: per non dire inderogabili
naufragi fra mari tormentati da addii irreversibili.
Oggi voglio analizzare questo idioma: “in amore
vince chi abbandona?”
Spesso si considera “l’abbandonato” come l’unico
sconfitto di una storia; colui che sarà
costretto a consumarsi nelle amarezze e le
desolazioni, per non aver saputo proteggere e
difendere quel bene prezioso che, soltanto nella
rinuncia definitiva, ci si è accorti di quanto fosse
indispensabile, invece. Molti protagonisti di storie
in bilico sono pressati da questa “convenienza” di
recedere qualsiasi radice di sofferenza, provando ad
esercitare una violenta risolutezza su se stessi,
pur di “sistemare quell’impiccio” con un rimedio,
tanto drastico quanto definitivo. Si è persuasi
dall’idea che chiudendo le porte del cuore, a quell’infruttuoso
amore, anche la mente si vedrà obbligata ad
adeguarsi e limitare la produzione di pensieri da
dirigere all’altra parte di un cielo scuro, sempre
troppo distante ed immeritevole di così tante
attenzioni e parsimonie costanti, mal corrisposte.
Si
decide di archiviare i frammenti felici e si
inceneriscono i ricordi piacevoli dalla mente. Si
sceglie di plagiare la memoria e convincerla che “stiamo
perdendo solo tempo” con quell’imprudente ed
irriconoscente affetto, non giustificato a
continuare a tormentarci, se non regala null’altro
che diffidenza e disperazione.
A
volte una afflizione, per poter essere superata, va
affrontata con estrema risolutezza, ipotizzando
anche la possibilità di lasciarla abbandonata a se
stessa. E’ chiaro che, se il cedimento totale
riguarda la sfera delle affezioni amorose,
provocherà forti scoramenti: ci dispereremo
l’esistenza fra critiche spietate, amarezze e
rimproveri cruenti per essere stati tanto eccessivi
e superficiali ma…
e qui mi fermo!
Quel gesto estremo e deciso ci aiuterà poi a
compattarci nuovamente le forze nel cuore e provare
a riproporci con un morale diverso? Potrà
consentirci di riemergere dall’oblio? Ci determinerà
nuovi scenari dentro ai quali tentare una rivalsa? O
sarà ancora più desolante la vita senza neanche più
quella esile compagnia del cuore? Ci creerà maggiori
dissesti, impoverendoci i
sentimenti, insegnandoci solo cinismo e diffidenza
nel prossimo? Sapersi rinunciatari di un bene tanto
importante, quanto ingeneroso, vincolato a restare
lontano dai nostri giorni futuri, a difesa della
propria stabilità, servirà davvero a farci vincere
quel dolore?
C’è il rischio di restarne ancora più sconsolati.
Non solo non abbiamo saputo tracciare un futuro per
quello amore, ma gli abbiamo precluso anche la
possibilità di crescere e modificarsi assieme a noi:
provare a mutarlo e farlo apparire meno tortuoso,
per tentare di superare l’angoscia, spianare il
tormento e provare a cambiare rotta al cuore,
dichiarandosi, comunque, ancora e sempre disposti a
mantenere nel cuore il bello di quanto non ci è
stato possibile vivere fino in fondo, in modo
completo.
Troppe infatuazioni ballerine, ed amori sviliti
dall’assuefazione, vengono depistati da improvvisi
allontanamenti definitivi, che non sempre risultano
la medicina giusta per assottigliare quel dolore ma…
ne produce dell'altro, ancora più spesso e duro, a
cui non c’è soluzione perché non ci è permesso
neppure di tornare indietro a riconquistarci quanto
lasciato per strada.
Ma
credo che proprio in quegli istanti può misurarsi la
forza di quell’amore. In quella precisa fase di
desolamento potremmo provare a rivalutare la
sorgente perduta. E lì che si dovrebbe essere più
forti dell’orgoglio e di qualsiasi impellente
dignità e provare a chiedere scusa e, in segno e per
rispetto di quell’amore che non muta nel tempo che
verrà, beneficiare della sua compagnia per provare a
ripartire… senza dimenticare.. senza abbandonare…
rifiutare… rinunciare… non compromettere nessun
equilibrio, ma soltanto cercare di continuare a
custodirlo, imperfetto com’è, dentro ai propri
silenzi e le proprie gioie, coscienti che anche
grazie a LUI si è ricominciato ad amare un nuovo
affetto, con il cuore arricchito dalla presenza di
un "amico dell'anima", particolarmente prezioso che,
se ti è saputo restare accanto ed accettare le tue
scelte, non era poi tanto da abbandonare cosi in
fretta!
Spesso amori immensi non possono completarsi per
svariate combinazioni che impongono il rispetto di
ruoli e posizioni, ma sono proprio quelli gli amori,
nati in modo sconsiderato, che andrebbero
maggiormente tutelati perché è grazie a loro, e
quella presenza incompleta, che potremmo riuscire a
riavventurare il cuore in altre storie, sapendoci
meno soli… ed evitare il rischio, domani, di essere
anche noi i depositari di un abbandono inspiegabile,
perché non abbiamo saputo insegnare il coraggio di
non cancellare mai il passato, sapendolo
custodire nel presente, per arrivare al
futuro in sua compagnia.
Un
amore, per quanto misterioso, imprevedibile,
ansioso, inquietante o fantasioso, se è vero amore,
saprà capire, perdonare, accettare, condividere e
farsi da parte… restando comunque, sempre accanto a
te... DENTRO AL TUO CUORE!