volevo dirti che... MI MANCHI!


 

Uno fra i segnali più eclatanti che entusiasmano un amore è, certamente, l’imprevedibilità.

Ne parlavo proprio ieri sera con un'amica, e sono certo che sarete d’accordo con me. Provo a spiegarmi meglio.

Immaginatevi al centro esatto dei vostri affari quotidiani; discutere animatamente col direttore, assorbire e sopportare le presunzioni del cliente esigente di turno, bisticciare con il collega arruffone ed insensibile, o ritrovarsi a confortare l’amica infelice e… vi squilla il cellulare! Quello è proprio il momento meno opportuno ma… non potete farne a meno. Sul piccolo display compare un segno tangibile di URGENZA: il nomignolo del nostro grande amore.

Chiedete scusa, un po’ imbarazzati, e vi allontanante.  Basta un angolino, poco distante dalle “cose della vita” e provate a chiedere qual è il motivo di quella inquietante sorpresa.

E adesso fermi così… Continuiamo a immaginare la scena.

Lo abbiamo ascoltato in quella breve confessione e rimaniamo con lo sguardo lanciato in sospeso su di una parete, con la commozione che inizia ad inumidirci gli occhi. Quella giustificazione ci ha intenerito il cuore! Ci ha telefonato solo per dirci che: <<volevo dirti che… MI MANCHI!>>

 

Che bella manifestazione di tenerezza assoluta, vero? Quanti di noi saremmo disposti a subirne il fascino ed il coinvolgimento, anche in mezzo a situazioni imbarazzanti e poco opportune? Ravvivare un amore, con l’artifizio di piccole genialità intuitive, è uno stratagemma sorprendente; una medicina salutare che guarisce da qualsiasi assuefazione.

ATTENZIONE: Non sto parlandovi dei “trucchetti” scontati e prevedibili quali sono il messaggio sms od il post-it appiccicato alla porta del frigo. Vado ben oltre con le provocazioni. Mi spingo fino al punto in cui si è volutamente coerenti che, il provare a telefonare in quella determinata circostanza provocherà imbarazzi. Ma li sfidi, provochi, lanci in circolo le competizioni perché sai che sapranno meravigliare anche LUI o LEI.

Ma, permettetemi di allargare questa “dolcezza” oltre le barriere dell’amore di coppia, quello tra i due innamorati di turno. Io non so, quanti di voi, ricevono telefonate di amici ed amiche che, si propongono con la stessa sagacia, nel trasmettervi quel senso di isolamento, che può essere combattuto solo con l’ascolto della nostra voce. A volte succede, lo ammetto, ma si parte sempre prevenuti e con un difensivo: “disturbo?”; “mi dedichi un secondo, se puoi?”; “scusa posso rubarti un attimo?”.

Ma perché?! Perché dovremmo mai scusarci, se sentiamo forte questa necessità di colmare una distanza, un’assenza e un silenzio che non ci piace sopportare? Perché mai, durante un ritorno nella mente di un sorriso felice, di una risata, di un pianto o di una stretta di mano, dovremmo intimidirci ad esternare quella felicità?

E non parliamo poi, se a provarci, sono due sessi opposti, con identiche attitudini o, peggio ancora, tra due uomini. (Sì… è crudele ma è cosi, purtroppo!)

Nel primo caso iniziamo a favoleggiare, costruendo castelli di sabbia sull'arenile, per quegli amori improbabili e irrealizzabili. Nella seconda ipotesi, invece, ci incupiamo e riflettiamo su possibili cattive tendenze ed inopportune manifestazioni, da contrastare immediatamente. Se ci chiamasse l’amica, a cui abbiamo da sempre riservato un’attenzione particolare nel cuore, ecco che si accende una piccola fiammella di speranza che, dopo soli due minuti di elucubrazione mentale, diventa “incendio” e convinzione che lei, dopo tanto ostinarsi, si è lasciata domare dalla nostra insistenza ed è pronta a lasciarsi amare da noi completamente.

E non voglio neppure analizzare la possibilità che a chiamare sia un uomo, per confidarci la sofferenza che è costretto a subire durante la nostra assenza: sia esso un nostro amico o un semplice conoscente di sesso maschile, la circostanza metterebbe i brividi! (ma questo un grandissimo limite della società attuale, che sa molto sentenziare ed ama prevenire, invece che approfondire)

E, comunque, la probabilità che sia un amico a dichiararci che “gli manchiamo”, sembra che sia qualcosa di inquietante!  Accettiamo che due ragazze diventino amiche per la pelle, riuscendo ad entrare in simbiosi perfetta per scambiarsi sogni, desideri, speranze, lacrime e tristezze, ma non transigiamo sull’ipotesi che ciò possa avvenire anche tra due maschi.

Tra due maschi, al massimo, si può parlare di sport, di belle donne da conquistare o chissà quale nuovo roboante motore da sognare, ma… di tristezze, frustrazioni e tenerezze.. meglio soprassedere ed evitare ogni approfondimento. Si corre il rischio di sembrare fragili, insicuri e, cosa ancora più vile e vergognosa per me, “diversi” dalla normalità!

Ma i diversi siamo proprio noi con questi vili atteggiamenti. Siamo noi, maschi di oggi, che crediamo che tra uomini si debba parlare solo di calcio e belle fighe!...

NON E’ COSI’!

Scusate se mi sfogo con voi, ma dovete permettermi di farlo, perché l’ho vissuto mille volte in prima persona. Ancora oggi non comprendo il motivo per il quale, se si entra in una chat, e difficile impostare un dialogo costruttivo e duraturo con un altro uomo. Sembra che vadano tutti di fretta, a caccia della loro principessina da salvare o di chissà quale perversa insoddisfatta moglie da accudire! Se solo accenni riflessioni sulla vita, ti lasciano con domande sospese nel vuoto, nascondendosi dietro a stupide scusanti, quali la fretta di andare via o il telefono che squilla e… tu ti desoli sempre più l’anima, in quel deserto di inespressività.

E’ vero MASCHI?… e non ditemi che non è così. Io sono il primo a commettere questo errore. Siamo attratti, ed è giustificato, dal sesso opposto che, quanto più è travolgente nell’impeto e nella mente nostra, tanto più catechizza attenzioni. Ma… non è un imbarazzo od una vergogna ignobile, ogni tanto, far scorrere la rubrica telefonica, soffermarsi su un volto maschile a noi caro, e chiamarlo, debuttando proprio così:

<<Ciao. Avrai da fare, può sembrarti inopportuna la mia confessione, sarò eccessivo come sempre, non lo so, ma sentivo un bisogno impellente di chiamarti, e confidarti che… MI MANCHI.>>

 

Non c’è da preoccuparsi che si venga fraintesi o catalogati come degli insicuri o stralunati. Non si corre questo rischio, credetemi. L’unico pericolo a cui potremmo andare incontro è solo uno: il SILENZIO… perché avremmo rapito il respiro di chi ci ha ascoltato e non sa cosa dire, disarmato di ogni reazione, grazie a quella TENEREZZA sincera!

Mi fermo qui, altrimenti esco fuori dal tema principale ed iniziamo a perderci tra le righe. Ma spero di essermi spiegato.

Credetemi; per me è una gioia indescrivibile il poter beneficiare di piccole emozioni, come una telefonata inaspettata. Danno un senso profondo alla nostra vita, grazie all'arricchimento di presenze uniche e spettacolari, che ci girano intorno per tutta una vita, che dobbiamo difendere di più dai silenzi!

Chiudo questo mio lungo editoriale, restando fedele alla mia campagna di sensibilizzazione all’utilizzo della voce, piuttosto che i messaggi o le e-mail. Smettiamola di augurare una buona giornata, un buon incontro lavorativo, una bell’uscita serale, un buon anno o... un buon compleanno con soli 140 caratteri. Meglio non farlo, piuttosto.

Vi prego e vi esorto ad osare di più. Perché è bello ricevere una telefonata inaspettata… In fondo, basta un niente, un po’ di buona volontà e dai suono  a un’emozione! Armonia!

(sosteneva il grande Platone: “cosa sarebbe la felicità di un uomo senza l’armonia?”)

Benissimo, adesso chiudo però!

Se continuo ancora per un po’, sarò contattato da qualche strambo promoter di compagnia telefonica per congratularsi con me, ma io non inneggio all’uso del telefono, ma all’uso più massificato e diretto DELLA PROPRIA INIMITABILE E SORPRENDENTE VOCE!

 

 

Basta poco... quasi niente… un bel sospiro e… <<ciao… mi manchi.>>

 

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