e poi...
accade!
Arriva
d'improvviso, in modo inaspettato. Come un tuono a
ciel sereno, ti coglie di sorpresa e ti lascia senza
fiato.
Quello che fino
a ieri era normalità per te, si trasforma ed assume
altri pesi... insopportabili da reggere.
Semplici azioni
diventano imprese impossibili: il tenere in mano un
libro aperto; l'alzare un bicchiere verso il cielo o
decidere di scendere per strada è un qualcosa di
impossibile da realizzare ed... accettare!
Accade... tutto
d'un colpo, da un giorno all'altro, e per quanto ti
abbiano saputo preparare, infondere forza e
speranza, non sei mai pronto a saperlo sopportare.
Accade... nel
fiore dei tuoi anni, quando è lecito sognare, e ti
proponi di organizzare la tua vita con nuovi
progetti che non saranno mai realizzabili.
Te la prendi
con Dio e con la sfortuna che ti si è accanita
contro, a cui non sai dare un motivo preciso...
perchè non ci sono motivi per spiegare il dolore.
Qualcuno si
crede l'eroe designato a lenire i tuoi patemi,
immolandosi sull'altare dell'amore caritatevole, e
ti resta accanto e si prende cura di te... ma svolge
un ruolo scontato e dagli esiti infruttuosi per te,
che non vuoi più reagire e ti senti morire ogni
stimolo dentro.
Gli amici si
compattano e provano a farti sentire il loro calore,
inondandoti di attenzioni e presenze costanti che
col tempo si affievoliscono sempre più, fino a
lasciarsi dimenticare nel triste e sconsolato
ricordo.
E tu non hai
altra scelta: resti li, impalato dinanzi ad una
parete bianca ed aspetti che trascorra un'altro dei
tuoi inutili ed immobili giorni.
Sei li... in
sospeso su un crepaccio, che ti lascia scivolare
sempre più nel nulla, dal quale non riesci a
rialzarti, perchè non ci sono forze sufficienti in
te per aiutarti a risalire. Scompaiono i ganci nel
cielo e le nuvole rasentano sempre più il fondo del
tuo cuore, abbuiando l'anima, che muore
inesorabilmente.
Poi qualcosa ti
motiva a sperare: la fede, l'orgoglio, la tenacia e
provi a mordere le labbra, per soffocare dentro un
dolore incredibile, procurato dalla malinconia e dal
saperti "lontano" da tutto e tutti.
Lì fuori, al di
là della finestra, c'è il tuo mondo di ieri...
quello che non si è accorto ancora che tu non ci sei
più. Un mondo distratto che non ha il tempo di
accorgersi che non ne stai prendendo più parte e che
continua, imperterrito, a correre, agitarsi e vivere
con regolarità la sua storia di ogni giorno, ma
tu... resti spettatore silenzioso di una malattia
che non uccide ma... NON SI PUO' curare.
Fortunatamente
quel male tremendo ha lasciato immune dal contagio
solo il pensiero, che continua a svolazzare dentro
te; si intinge di nuovi colori, fra gli arcobaleni
dei ricordi, e naviga felice la cresta del tempo di
ieri, che non può essere sbiadito, perchè ricordato
sempre con amore e custodito in luogo sicuro, una
inaccessibile roccaforte: il cuore.
Ed è
proprio dentro a quel misero cuore, dove non
albergano più emozioni e amori, che si inizia a
costruire nuove fondamenta di speranza. Ti convinci
che sarebbe stata peggiore sorte il non essere mai
nati o di essere gia morti, lasciando tutto il
bello del mondo dietro di te.
E cosi ti
accontenti di aspettare che accada qualcosa di
miracoloso, d'imprevedibile ed inaspettato.
Nel silenzio
della tua presenza guardi la tua ombra che ti siede
accanto e provi ad ascoltare i tuoi solitari
pensieri, ed eccolo che riappare, appena abbozzato,
un esile sorriso sulle labbra a dare spinta a quel
desiderio che "il sonno di domani venga svegliato
dalla notizia, da te tanto attesa, che avranno
saputo sconfiggere questa accanita e crudele nemica,
che ti si è appiccicata addosso, ti consuma le ossa
e non ti lasci mai solo un istante: la Distrofia
Muscolare"
... ed io, tra
le lame taglienti di questa lunga attesa resto
ancora qui a difendermi e combattere, per non
lasciarmi morire dentro la voglia di continuare ad
aspettare TE... fratello e amico mio che mi vieni a
trovare per regalarmi un po' di amore... per donarmi
un po' d’amore… un po’ di te."
Questa che avete
appena letto è una lettera inventata che ho scritto
ieri notte, immaginandomi, per un solo istante, il
protagonista di una malattia tremenda, qual è la
Distrofia Muscolare. Un male che ha colpito già 52
mila persone in Italia, che non ti ammazza più ma...
non si può ancora curare.
Non ci si vive bene
a sapersi condannato ad una simile arresa.
Essere costretti a
dipendere da altri, sapendo che per te stanno
sacrificando la loro stessa esistenza. Sentirsi
esile e fragile, povero di stimoli e senza forze in
dosso per spingere il corpo a continuare ad..
esistere! E' insopportabile il dover coesistere con
l'instabilità, che rende sempre più incerti ogni
passo. Costretti a restarsene seduti, per reggere il
peso di una vita inutile. Trascinarsi tutta la
propria storia, spingendo una sedia mossa da
rotelle, non può essere facile da sopportare con la
sola rassegnazione o la fede.
La verità è che… ci
dimentichiamo troppo in fretta di chi è meno
fortunato di noi. A volte una visita sporadica,
qualche pensiero dolce da rivolgere a Dio e poi...
solo ricordo lontano, che si lascia annaspare e
cancellare dai ritmi della vita: il correre dietro
ad ogni minimo affanno e non considerare che c'è chi
non ha più affanni, ed è "obbligato" a restare FERMO
ad aspettare il tempo che verrà... vivendosi nel
cuore la malinconica assenza di TE!