“La
natura dell’acqua è tenera mentre, invece, quella
della pietra è dura eppure… l’insistenza di goccia
dopo goccia, prima o dopo, la corrode e la fora.”
Questo è un tipico
esempio da prendere in prestito per ogni occasione
della vita, quando sentiamo il bisogno di
stimolazioni forti e spinte emozionali, che ci
aiutino a resistere e continuare ad insistere. Ci
siamo sentiti dire mille volte che la perseveranza
aiuta a raggiungere le vette dei desideri, e che i
sogni si realizzano quando uno li vuole fare propri,
insistentemente. E fin anche in amore ci è stato
detto spesso che bisogna aprire di più il cuore alle
emozioni improvvise, per provare a scavare nella
profondità di antiche ferite e capire cosa bisogna
trattenere con se del passato e quanto altro,
invece, scartare e buttare via, per liberarci da
pesi opprimenti che angosciano e creano
insormontabili “MURI”.
E fin qui tutto
bene. Ma quando mi si costringe a restare in
silenzio dinanzi ad agghiaccianti verità non riesco
a rimanere impassibile e sperare che il tempo dei
buoni propositi sappia sostituirsi alla violenza e
redimere i pensieri malati di chi regala violenza
senza scrupoli. Mi riferisco, con proposito, a
quanto accaduto ad inizio settimana in un paese del
marchigiano, dove un uomo ultrasettantenne ha “usato
violenza carnale”, per molti mesi, su di una bambina
di appena otto anni.
I punti che mi
hanno ferito e fatto sostituire al perdono l’odio e
alla compassione la violenza sono due:
- quell’uomo, per
l’età che si ritrova, resterà probabilmente
impunito;
- quella bambina ha
pianto perché gli hanno portato via l’unica persona
che aveva cura di se e gli regalava un’infinità di
balocchi;
Dovrei fermarmi
qui, come al termine di un’omelia, e chiedere di
riflettere in silenzio su quanto emerge da questa
ennesima aberrante disumanità.
Qui non vi sta
scrivendo soltanto il padre di una figlia, anch’essa
di otto anni e che pur di difenderla saprebbe
armarsi di spietata ferocia, ma un uomo che non
riesce a frenare i suoi istinti rabbiosi. E’
maledettamente difficile provare a lasciarsi domare
l’ira dalla serenità e riflettere su quanto accaduto
per capirne di più.
Ma cosa dovrei
provare a capire da quanto mi è stato costretto di
ascoltare? Cosa posso spiegare a quella ragazzina,
se mi venisse incontro a chiedermi perché l’hanno
lasciata sempre cosi sola, incuranti dei suoi
bisogni di affetto? Cosa dovrei dire a quel padre
che prova a giustificarsi, chiedendomi dove fosse
Dio in quegli istanti, pronto a sostituirsi a lui, e
difendere chi è rimasto cosi solo? Cosa dovrei
dimostrare a quello anziano signore che, non potendo
rimettersi al giudizio di un codice penale, si
limiterà a risucchiarsi l’anima nel disprezzo per se
stesso? Cosa dovrei aggiungere a tanto sdegno?
Purtroppo c’è
qualcosa che non quadra. Non si allineano i punti
disaccordi di questo mio riflettere, e resta tutto
inspiegabilmente disordinato.
* una giustizia che
non ha il potere di decidere, se dinanzi a sé si
ritrova un impunibile omicida dell’innocenza, col
vantaggio di una età troppo avanzata per essere
rinchiusa (e per tanto non è uguale per tutti la
legge);
* una bambina che
si ritrova nuovamente sola a rimpiangere le mancanze
assolute di affezione (da parte di qualcuno che
gli ha comprato l’anima, ma regalato mille balocchi
e carezze)
* una famiglia
sgretolata dal bisogno di arrabattare spazi per i
propri interessi (dimenticando il senso della
loro missione)
* cosa aggiungere a
voi che vi starete chiedendo perché accade questo al
mondo (e nessuno sembra meravigliarsi più)
Quanto meno, mi
sarei aspettato che venisse ritratta la foto di
quello uomo, cosi da provargli a mortificare il
resto dell’esistenza ed obbligarlo a restare
segregato dentro casa a coprire gli specchi, per non
lasciarsi scoprire il volto tumefatto dalla
vergogna. Ma cosi non è stato, purtroppo.
Pur se condannabile
un simile scempio, non può essere mostrato in
pubblico il viso perché và tutelata la sua privacy
(questa è proprio un’inaccettabile assurdità!!!)
Ed in questo
confusionario disordine ci ritroviamo sempre più
isolati e spersi, impauriti dai nostri stessi
timori. Negli occhi bassi di un figlio, che resta
silenzioso a fissarsi il nulla, ci sarebbe da
indagare più profondamente, stando concentrati su
loro e non limitarsi a superflue e leggere
supposizioni, sulla probabilità che quel
comportamento appartenga alla sua età, e non c’è da
preoccuparsi più di tanto.
Credetemi, e questo
chiudo, in tutta questa assurda storia, l’unico
aspetto che deve far riflettere a lungo è
concentrato in un solo agghiacciante punto: