il mio domani... un romanzo

 

 

Vi sfido a immaginare questa scena con me!

Chiudete gli occhi e trasportatevi con l’immaginazione in una bella libreria della vostra città. Siete lì, accanto ad un ripiano dove sono esposte le novità della settimana e venite attratti da una copertina che ha colori esclusivi e spumeggianti, che vi magnetizzano occhi e curiosità. Non riuscite a comprendere il motivo che vi spinge a spulciare ma... siete lì, con lo sguardo spiaccicato su una parola, poi una riga, poi un capitolo e poi… la meraviglia si estende sul vostro volto interdetto quando vi insospettite che la storia ha qualcosa che vi riguarda.

Anzi… sembra proprio scritta per voi…a guardarla bene… parla di voi.

 

Lo acquistate e lo rifugiate fra le vostre cose quotidiane. Entro sera bisogna assolutamente iniziare a leggerlo. Capirne di più, e quanto più andiamo avanti… tanto più ci rendiamo conto che si parla della nostra vita. E’ la nostra storia!

Che stravaganza! Che incredibile fantasia (la mia) a vaneggiare su una simile improbabilità. Eppure, sarebbe affascinante da vivere, non credete?

Cosi come, sono certo di questo, sarebbero davvero in pochi che si spingerebbero fino all’ultima pagina per conoscere il proprio destino… il proprio domani… il “quello che sarà di noi”.

Non è predisposizione di tutti l’essere pronti ad accogliere le rivelazioni del proprio futuro. Anzi, è proprio questa imprevedibilità che ci spinge a continuare, nella vita di tutti i giorni, a superare gli ostacoli e vincere le sfide di sempre.

Ricordo un passo di un grande teologo greco che a proposito del futuro sosteneva che, se ad un ragazzo gli svelassimo il futuro certo, di sicuro perderebbe la speranza.

Sono sicuro di questo anche io.

Pensate a quale vita si potrebbe interpretare conoscendo già il finale di ogni avvenimento.

Diciamocela tutta: non ci sarebbe più gusto. Tutto verrebbe, miseramente, falsificato da quella necessità di spingerci oltre a quelle certezze.

Sapremmo come andrà a finire un colloquio, un incontro, un amore, un lavoro, un progetto, un sospiro… fino ad arrivare all’ultimo giorno di vita, già predetto e scritto, che non ci farebbe per niente bene. Ne sono certo.

 

Allora? La domanda che mi piace pormi è la seguente: quanti di noi sarebbero pronti a conoscere il proprio futuro certo?

Ipotizzo una risposta: NESSUNO!

Anche tra i più disperati, gli emarginati, i folli ed i malati cronici non ci sono tanti disposti di sapersi privati di ogni speranza che… qualcosa potrà cambiare anche per loro, anche per i più sconfortati.

Che gusto ci sarebbe a conoscere già i finali delle storie d’amore? Proprio l’amore, che è l’unico dei sentimenti che non conosce regolatezza e certezze, poi?

E adesso, non so il perché, ma mi fa ridere pensare a quegli abili venditori di futuro, che con l’artifizio di carte magiche, sfere fatate e contatti diretti con l’aldilà ci prevedono futuri pieni d’amore o di possibili sofferenze.

Ma come si può essere tanto ostinati a credere che davvero l’amore possa essere un destino già segnato in un uomo?

 

Bene… ho scritto un po' di cose, presumo di poco interesse da parte vostra ma… mi concederete, una volta ogni 3 anni, di essere meno filosofico, poco profondo e riflessivo e perdermi tra congetture e stralunate ipotesi fantasiose, come quella di trovarci in libreria con il libro della nostra vita tra le mani.

Ma alla fine il concetto è stato già espresso in passato, e presto lo approfondiremo nuovamente, partendo da un’angosciante domanda che inquieta e affascina al tempo stesso: “del futuro ci spaventa la certezza di una data o la paura di un finale?”

 

Adesso però, voglio lasciarvi con un’ulteriore stravaganza da insaccare tra i vostri pensieri perché mi piace anche esser pungente ogni tanto, del tipo: ammesso che troviamo questo libro che narra della nostra vita, se potessimo scegliere  almeno la copertina, come vorremmo che fosse???

Buona lettura a tutti.

 

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- RIFLESSIONI IN PUNTA DI CUORE - pensieri a ruota libera di Gianfranco Iovino
 

 
 
 
 

 

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