Quest’oggi partiamo
da qui. Da questa analisi di Daryll per provare a
capire… il senso dell’amore.
L’argomento è vasto
ed ha la presunzione (giustificata) di avere
molteplici varianti su cui discutere. Non si può
determinare una unica bisettrice con la quale
individuarne la sua “presenza-essenza”.
E’ uno dei pochi
sentimenti a cui non potremo mai dire: o c’è, oppure
non c’è perché l’amore è furbo. Si adagia dentro noi
e si modella fra le nostre stesse abitudini.
Se non corrisposto
si autoalimenta di speranza; se è troppo esasperato
si annulla, limitandosi nella presenza; se nascituro
prova a dimostrarsi sempre più presente, e via
dicendo.
Addirittura, per
molti l’amore è un continuo mutare in corso
d’opera, da storia in storia, da atteggiamenti ad
atteggiamenti e da frasi a parole.
Il famoso “PER
SEMPRE” si rinnova in ogni altro sussulto che
scardina le muraglie delle amarezze e degli
sconforti di precedenti fallimenti.
Pur promettendoci
che, riusciti a spazzare dalla mente ogni residuo di
desolazione per una storia conclusa male, saremo più
cinici e inedifferenti nei riguardi delle facili
infatuazioni, non sappiamo restarne immuni a lungo.
Ci lasciamo fregare
alla prossima prima occasione, nella quale il cuore
si sente pronto nuovamente ad amare ed ha bisogno di
sapersi desiderato e trattato con… “amore”.
Altra storia pronta
ad emozionarci e via con altre promesse, giurate a
noi stessi, soprattutto. Ci illudiamo che questa
volta sapremo moderare la mente e fare a meno di
trastullarci con infantili promesse o vani
giuramenti sull’amore che dura… “per sempre”.
Ma poi,
irrimediabilmente, data nuova luce alle stanze del
cuore, chissà perché… si ricomincia a promettere
amore, in modo sempre più convinto e convincente,
perché certi di non commettere più determinati
errori passati, perché adesso siamo esperti,
regolatori delle nostre impulsività e sappiamo ben
cosa fare perché duri… PER SEMPRE.
Ma nel bene nel
male, l’amore riesce sempre a sconfessare e
meravigliare per la sua straordinaria originalità a
non apparire mai uguale ai precedenti.
Eppure se potessimo
“pesare” l’essenza dell’amore forse saremmo meno
disposti ad essere tanto sicuri e razionali,
moderando ogni impulso affinché non si cada
nell’errore di avventurarci in storie nuove,
assolutamente imprevedibili e con mille incognite
dietro l’angolo ad aspettarci, come cecchini pronti
a fare fuoco.
Nella vita, per un
equilibrio biologico e vitale, tutto si compensa
alla fine, incluso l’amore. Ma, in questo preciso
istante, mi va di pensare a quanti si innamorano,
lasciando segregato nel silenzio il loro bisogno di
amare, restando lontani (oggi le chat sono grandi
catalizzatrici di amori improvvisi), o di chi sogna,
per una vita intera, di poter restare abbracciato,
anche un solo istante, ad un volto che ha sempre
amato segretamente e mai corrisposto, o a quanti
continuano a pregare Dio che LEI o LUI prima o dopo
ritorni.
Per loro qual è il
senso di giustizia che saprà ripagarli di tanti
stenti? Può un amore vissuto lontano essere
recuperato ed appagato nei limitati e furtivi
sopralluoghi dell’anima?
Può essere ripagato
con alcuni attimi di intensa emozione, per quanta
amarezza invece ha prodotto nel cuore la sua
assenza?
Si può morire,
senza essere riusciti a farsi amare dalla donna
sognata una vita intera, e rappaciare il cuore
promettendosi che nella prossima comparsa sulla
terra sarà solo tua?
Può un amore che,
come dice Darvyll, “è rinuncia di se stessi per
l’altro”, vivere nell’annullamento di un silenzio
malinconico?
Non lo so, anche se
mi piace leggere continue conferme sulla possibilità
che l’amore vinca anche gli sconforti e sappia
ripagarti nel tempo di ogni stento.
LUI è indomabile e
rende forti.
LUI è superiore a
qualsiasi arresa… perché LUI è nel silenzio che si
alimenta di altra speranza e si fa ancora più forte.
Non è
autolesionismo… NO!
Non è pazzia o
sregolatezza
Non è imprudenza
Non è
sconsideratezza
È solo… AMORE.
L’amore che non
conosce ragioni... diverse dalle sue. E alla fine,
noi, per quanto ci illudiamo di essere i veri
artefici del nostro destino, siamo solo interpreti
dell’amore e niente più.
Su un trattato di
filosofia leggevo tempo fa che l’amore è
l’esaltazione della mente nei riguardi delle
stabilità certe ed inequivocabili, che ci siamo
costruite nel tempo.
Una sorta di bile
provocatrice, prodotta dai nostri stessi pensieri
che arrivata al cuore gli aprono varchi improvvisi,
da cui transiteranno nuove emozioni da trasformare
in… AMORE.
Forse il senso
dell’amore è proprio racchiuso nella sua
imprevedibilità, che non ti consente di importi
raziocinio e determinazione, perché l’amore non
sente RAGIONI diverse da quelle SUE ed illuderci di
saper fronteggiare qualsiasi nuovo imprevedibile
sussulto è idiozia.