E durante quelle
interminabili ore, rimasti in bilico sospeso sul
mondo, e mai possibile che non trovino il tempo di
sognare una vita normale? Una quotidianità fatta di
cose semplici: una lettura, un disegno, un pasto
caldo od una ricreazione da respirare a pieni
polmoni nel cortile della scuola.
A leggere
quell’articolo sembrerebbe che i baby-soldati sono
stati educati e plasmati in modo tale da non
desiderare nulla di diverso dalla... guerra,
uccisione, sangue, e odio!
Milioni di
combattenti appena adolescenti, portatori di
violenza e morte con un unico "diritto": non
reclamare MAI!
Ieri pomeriggio si
è svolta una conferenza internazionale, che ha
analizzato il "problema" in modo serioso, partendo
proprio dal riepilogo dei numeri di questo immane
dramma, che accomuna volti indifesi sparsi in
angoli remoti del mondo, dove sembra che neppure Dio
sia più in grado di fare nulla per loro.
Per quanto ci è
dato di sapere, ci sono governi che abusano di
questa "arroganza", delegittimando qualsiasi diritto
umano per far fronte alla mancanza di guerrieri
adulti.
Nessuno scrupolo
nei riguardi del mondo e di quei loro stessi figli,
abbandonati all'unico destino possibile:
ammazzare in difesa della propria terra!
Non è fantascienza
amici quella di cui vi parlo, ma una cruda realtà
che fa paura finanche a parlarne.
Nel mondo ci sono
veri e propri mattatoi di anime innocenti. In ogni
continente c'è traccia di questa disumanità: America
Latina, Asia, Africa, per poi scendere nei
particolari di determinate nazioni quali il Congo,
Liberia, Costa d'Avorio, fino al dettaglio
spaventoso, espresso in numeri come: i 70 mila
baby-combattenti dichiarati in Birmania o gli 11mila
arruolati nella lotta fra paramilitari, governativi
e guerriglieri, in Columbia.
Numeri
agghiaccianti... che rabbrividiscono il cuore di
tutti, ma che... continuano a crescere.
Chi è "scelto"
per essere arruolato non ha altra "scelta": o
l'accetti (e forse vivi più a lungo) o rifiuti (e
muori subito).
Quel volto bambino
che si stava preparando a crescere insieme ai suoi
sogni, deve rapidamente trasformarsi in "arma senza
emozioni". Nessuna pietà è concessa a nessuno. I
sentimenti devono essere sradicati repentinamente
dalla mente ed il cuore, con dure privazioni e
castighi ... tanto crudeli da sperare che terminino
in fretta, tanto sono efferati e dolorosi!
Sparare (sperando
di non morire) o... morire (per non aver saputo
accettare di sparare).. ad altri bambini uguale a
lui.
Questo, in
sintesi, il loro destino!
Ad un certo punto
dell'articolo viene riportato un breve stralcio di
una intervista effettuata ad una ragazzina di 12
anni, che racconta tutte le angherie che è stata
costretta a sopportare, fin dalla prima volta che è
stata "scelta". Per domare e cancellare ogni sua
paura, durante le prime irruzioni notturne, è stata
costretta a bere il sangue dei loro nemici. Questo
orrore ingiustificabile ed inaccettabile, in tempi
in cui ci sforziamo di credere che davvero si possa
un giorno arrivare ad abitare pianeti lontani, deve
lasciare un po' di sgomento dentro ognuno di noi.
Non è possibile restarsene insensibili dinanzi a
simili rivelazioni.
Sapere che un
bambino, con gli stessi identici diritti di tuo
figlio, è costretto a imbracciare l'artiglieria per
sopravvivere domani è una atrocità
incommensurabile!
Non possiamo
credere che appartengano a realtà lontane che non ci
riguardano. Non è giusto comportarsi cosi. Non è
cristiano restare in silenzio a subire!
Che colpe hanno
loro di non essere nati qui... in mezzo a noi,
fortunati abitanti della terra civile?
Quelle infanzie
rubate e tradite hanno lo steso identico diritto di
nostro figlio, che adesso è a scuola e che, quando
ritorna, ci intenerirà chiedendoci perchè non gli
abbiamo fatto trovare la merendina preferita nella
sua cartella questa mattina.
Un fascicolo lungo
50 pagine è pronto su una scrivania dell'ONU per
essere discusso ed analizzato in profondità. C'è la
volontà di provare a porre rimedio, bloccando i
finanziamenti non giustificati, reprimere i traffici
illeciti di armi, bloccare l'assistenza militare ai
governi instabili e procedere, con l'istituzione di
commissioni di vigilanza tutelati dal resto del
mondo civile, a difendere il diritto di vivere una
infanzia, una adolescenza ed una vita... NORMALE!
Chiudo l'editoriale
prendendo in prestito il finale dell'articolo
pubblicato sul quotidiano, che da voce a Cristina,
baby soldatessa del Nord Uganda, rapita, torturata,
violentata ed, infine, fatta diventare madre di un
figlio “futuro guerriero”. Salvata ed assistita da
un gruppo di volontari e, nel 2001, testimone del
suo orrore a Bruxell con la lettura delle sue
poesie, fra le quali una raccoglie tutto il senso di
quel suo lungo calvario, oggi terminato, ma che per
milioni di bambini è... appena iniziato.