l'istante felice

 

 

E' consuetudine, di chiara indole umana, motivare le "perdite d’amore"  associandogli, il più delle volte, incompatibilità caratteriali quali: "difetti",  "imprecisioni", od "incomprensioni",  con il solo ed unico intento di svilire quel senso di "abbandono" che si è costretti a dover subire.

 

In amore accade spesso che, alla fine di una storia importante, da parte di entrambi gli orfani coinvolti, si cerchi di giustificare quella separazione accrescendo la necessità di sminuire quanto non si ha più di "proprietà esclusiva".

 

Appena superati i traumi del desolamento, generati  dalla mancanza di quella "abitudine importante", si cerca di radicare nella mente la convinzione che sia stata la scelta migliore da affrontare: "meglio soffrire adesso... per un po' di tempo, che in futuro ma... per sempre"

Ma quando invece, pur avendo dovuto porre la parola "FINE" ad un amore importante, non si riescono a determinare "i difetti"... come ci si vive quella forma di impotenza rabbiosa?

Come si può provare a giustificare quello azzardo, nell'essere stati tanto superficiali a costringere ad epilogare al peggio le sorti di quell’amore importante, che era tutto per noi fino a poco prima, reprimendo l'emozionante brivido che scatena nell'anima?  

 

Credo non sia facile per nessuno dover combattere l'arroganza di un cuore che, per dispetto a noi e di quanto dolore gli abbiamo regalato, sottraendogli quello amore instabile ma indispensabile, continua a volergli bene, impone alla mente di seguitare a desiderarlo e pensarlo intensamente, affossandoci ancor di più nella desolazione del nostro stesso incupimento.

Non è semplice provare a distrarre la mente e rimanere insensibili alle grida disperate di una odiosa ribellione, che si sente chiaramente provenire dalle  fredde e buie stanze del cuore, dove abbiamo imprigionato le memorie di un vecchio amore che resterà... PER SEMPRE... contro ogni nostra volontà!

  

Che astruso artifizio è questo AMARE, vero? 

Ci illudiamo di conoscerci perfettamente, nel nostro intimo più segreto, e saper controllare gli istinti.

Siamo convinti che, sapendo sopportare un po' di sofferenza, dinanzi ad un distacco inevitabile, dopo non ci risulterà difficile scacciare via anche i fantasmi dei patimenti perenni, ma... non è MAI COSI.

Basta un niente, un piccolo rimembro e tutto si distorce e si rabbuia dentro di noi. Prepotente torna ad affiorare quella inspiegabile tristezza, prodotta dallo sconforto nel sentirci e saperci soli, abbandonati e troppo lontani da... quel volto ancora troppo amato e di cui siamo ancora troppo innamorati.

E' molto meglio imbattersi e fronteggiare amori litigiosi o deludenti, sopraffatti dalla rabbia o le desolazioni, piuttosto che dover obbligare il cuore a tacere... per evitare il perdurare di afflizioni pesanti, quali possono essere i lunghi silenzi, le inspiegabili assenze o le incolmabili distanze, che producono insormontabili paure e fitte spasimanti di indecisione, che non riescono a farci immaginare un futuro da vivere insieme a quello amore da dover "sopprimere"... per il nostro bene!

 

Ma sono convinto che, a volte, sarebbe molto meglio non pensare troppo al domani, sforzandoci di vivere l'attimo che ci riguarda, con maggiore intensità e leggerezza coscienti che, se intinto nel barile dell'amore, rende tutto il tuo vissuto più equilibrato e leggiadro, anche se ci troviamo al centro esatto di una crisi o di un litigio che non deve, per forza di cose, significare l’ADDIO inevitabile e giustificabile.

Senza amore si vive male e l’assedio che permettiamo alla malinconia non giustifica minimamente quel nostro essere stati tanto risoluti a tagliare i ponti con quell’affaticamento dell’anima, se poi senza restiamo in bilico sospeso, come un acrobata su un filo, senza fiato a… maledirci quelle parole d’addio. 

 

Concludo questo mio editoriale rapportandomi ad una notizia sconvolgente, che mi ha un po' destabilizzato.

Oramai viviamo giorni nei quali si scardinano facilmente i miti più assoluti. Con troppa facilità ci sgretolano immagini e imprese di leggendari eroi, che hanno arricchito la fantasia e l'entusiasmo della nostra migliore adolescente gioventù.

Così accade che un bel giorno la suadente presentatrice del telegiornale, nello spazio riservato alla cronaca rosa, ci intristisca il volto comunicandoci che il solido matrimonio tra Barbie e il suo inseparabile Ken è… arrivato alla fine, perchè divenuto insopportabile da accettare, per via di quella perpetua indecisione ed insensibile staticità, dimostrata dal prode cavaliere, senza cavallo e né cuore.

Tutti quanti noi partecipiamo commossi allo sconforto di casa MATTEL e ci chiediamo se i nostri figli sapranno mai comprendere quale dramma a devastato la nostra fantasia, l’aver appreso questa notizia terribile.

Ma poi mi domando… i venditori di giocattoli riusciranno mai ad essere tanto cinici e rispettosi da saper riporre su due scaffali diversi i due inseparabili compagni di una infanzia intera?  E i bambini di ogni età, sapranno resistere alla tentazione di non avvicinarli per farli tornare insieme di nuovo?

Chissà...

 

Forse sarebbe meglio anche per noi se affrontassimo i problemi dell'amore con un animo più fanciullesco ed ingenuo, cosi da provare ad evitare inutili litigi e isteriche sceneggiate che compromettono solo le sorti di quell’amore, sapendo invece viverlo con maggiore moderatezza e parsimonia e, soprattutto, con una più convincente leggerezza a credere e sperare che sia  normale avvicinare due cuori che si sono amati da sempre, anche se qualcosa o qualcuno li ha riposti, momentaneamente, su due scaffali diversi.

 

 

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- RIFLESSIONI IN PUNTA DI CUORE - pensieri a ruota libera di Gianfranco Iovino
 

 
 
 
 

 

un po' di... BUIO

amore senza limiti

appuntamenti con... LA VITA

in ETERNO... a chi?!

una sana bugia

santa... PAZIENZA

è solo un buco... nell'acqua

vertiginosi SEGRETI

quei posti lontani...

in posa il cuore... per una foto

maledetto nemico ALCOL

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VOLARE... un bello sforzo

una data CERTA... e poi?

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LAOS: diritto ad essere bambini

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