Un articolo
interessante analizzava il nuovo male sociale del
secolo: la solitudine!
Sostanzialmente ne
esistono di due forme: quella per la quale ci si
sente soli ed un’altra nella quale ci accorgiamo
di essere soli. Due condizioni - di natura
sociale ‘l’esser soli” ed emotiva “il sentirsi
soli”- che determinano, comunque, uno unico e
identico disagio esistenziale: la tristezza del
pensiero!
Nella maggior parte
dei casi l’essere umano si ritrova a combattere
antiche paure che germogliano nella propria mente,
in modo del tutto indomabile, come vere e proprie
fisime. Figlie legittime dell’insoddisfazione o
l’insopportabilità ad accettare quello che si vive
attorno in modo stanco, passivo ed avvilente.
E se andiamo a
riflettere a fondo vi accorgerete di quante volte ci
siamo ritrovati al centro esatto di una piazza
affollata, bistrattati dai continui spintoni ed
infastiditi da un vociare confusionario in
sottofondo e sentirci, comunque, vuoti e soli
dentro? Quella sensazione emozionale di sperdimento
che ci avvolge non è altro che “un sentirci SOLI” al
mondo, estraniati da tutto l’altro che ci vive
attorno, perché cosi vuole la nostra mente. E quante
altre volte, ci siamo dovuti ricredere, per
l’incetta insopportabile di disilluse aspettative,
quando credevamo di poter contare sull’apporto di
altra gente, per provare a vincere gli affanni della
vita mentre invece, sconsolatamente, ci accorgiamo
di essere da soli a compiangerci? Quella è la
condizione sociale in cui “il saperci SOLI” ci fa
sentire ancora più indifesi.
SAPERCI e
SENTIRCI SOLI
i due poli opposti di una stessa carenza: la
tristezza dell’anima che, in entrambi i casi,
scatena la malinconia nella quale affondiamo mente,
corpo e cuore. Da quel costante disagio, al
passaggio successivo, di farci del male fisco, ci
vuole davvero poco: si praticano le strade meno
sicure e basta un niente per ritrovarsi avvinghiati
dalle morse dell’alcool, della droga, dell’abbandono
degli affetti familiari, il distacco delle sane
abitudini e tanto altro ancora, e tutto questo solo
per cercare di sfuggire alla NOIA della solitudine!
Ascolto spesso
amiche che si sfogano, raccontandomi i chiaroscuri
del proprio vivere, segnati da una vita
insoddisfatta e desolante: moglie e madre perfetta,
sempre puntuale a svolgere i ruoli di competenza, ma
afflitta dalla consapevolezza di non essere mai il
centro esatto di un improvviso mutamento. Casa,
lavoro, figli, marito, cena da preparare, letti da
rifare e poi? Niente altro! Per le grandi emozioni
resta solo la trasposizione della mente nel bel
mezzo di scene mozzafiato, prese in prestito da
qualche film d’amore, o la rivisitazione degli
antichi sogni raggomitolati in fondo al cuore e
dispersi nel buio della notte, prima di
addormentarsi. Anche quella è solitudine!
Ma anche gli
uomini, a cui continuo a destinare solleciti nel
provare ad esporsi di più verso le proprie amate,
sono insoddisfatti di tutto quello che li circonda.
Moglie sempre con pochi entusiasmi, attenta ad
economizzare su tutto, niente più sesso passionale,
lavoro senza grossi stimoli, routine invecchiata del
trittico “casa-lavoro e bar” come unico motivo della
propria esistenza e via discorrendo. Si sentono soli
e si accorgono di essere sempre più abbuiati dalle
inquietudini. Si danno alle passioni personali,
troppo egocentriche ed egoistiche quali il calcio,
la musica, i videogame, il computer, le ch@t, gli
amici al bar, l’amante e così via.
Ma c’è una qualcosa
per quanto ho detto che, riflettendo, mi fa
sorridere e rabbrividire allo stesso tempo, e sapete
cos’è? Chi mi racconta i propri disagi sono amici
maschi e donne che si conoscono molto bene, perché
sono mariti e moglie tra loro, che mi parlano in
modo separato. Raccontano ad altri le proprie
deraglianti solitudini, senza mai provare a parlarne
tra loro e cercare accomodamenti, che servano a
scambiarsi opinioni, punti di vista e, caso mai,
sogni! Per la verità, credo che ciò non accada per
la paura di evidenziare pericolose tristezze che,
pur di non farle precipitare in scelte sbagliate od
improvvisi litigi, si preferisce che vengano taciute
per sempre. Ma che errore! Si commette un maledetto
sbaglio, per il quale si rischia di perdersi nel
silenzio; ed in una società dove l’essere umano è da
sempre stato l’animale più evoluto e destinato al
dialogo di gruppo, è davvero avvilente sapere che i
mutismi la fanno da padrone, solo perché… è meglio
star zitti, piuttosto che parlare e mettere a nudo i
propri errori o difetti e rischiare di vedersi
sfuggire di mano quelle solide basi della propria
esistenza.
Diciamola fino in
fondo: è solo ipocrisia quella che ci obbliga,
spesso, a nascondere nel silenzio i disagi che,
prima o dopo, rischiano di venire fuori in modo
esplosivo e senza possibilità di rimedi, perché
troppo tardi per riparare e… ripartire!
Ma io voglio
chiudere questo editoriale accorpandoci un altro
tipo di solitudine, molto più acerrima e delittuosa,
perché visibile agli altri e che non è possibile
nascondere con il silenzio: la sofferenza del
corpo. Si catapultano nella mente i volti
disagiati che soffrono la più criminale delle
solitudini: IL DOLORE del corpo. La fame e la
miseria, i mali incurabili improvvisi, la violenza
su minori che non possono o sanno ancora gridare,
l’abbandono in case di cura o in ospedale di anziani
relitti, la prigionia della mente nei sanatori e la
schiavitù del corpo, le manie della mente causate
dai debiti, i soprusi e… potrei andare avanti per
ore. L’elenco brevissimo prodotto è solo un minimale
esempio delle tante solitudini interiori e
personali, che spinge il mondo verso l’isolamento
più completo!
Il sapere di essere
SOLI, senza nessuno che si preoccupi mai di come
saranno i tuoi giorni di domani… è un rischio
altissimo per la mente, perché nell’isolamento veste
i pensieri di pazzia e può spingere alla FOLLIA di
suicidi ingloriosi e irreparabili gli uomini soli,
che potremmo salvare se solo ci accorgessimo di
quanta solitudine c’è intorno a noi che cerca aiuto,
chiede di essere ascoltata e implora in silenzio…
parole di speranza e di conforto.