perDONO


 

Ieri sera, mentre scrivevo  ad una amica, mi son soffermato a riflettere su un argomento molto spigoloso.

Credo che molti di voi abbiano visto il film di Maria Goretti in tivù; un bel tracciato storico che ha intriso nell'animo di chi l'ha seguito con attenzione un principio assoluto: "la mirabile santità che è contenuta nel gesto del perdono".

E' davvero un atto molto nobile e da idolatrare sugli altari delle rarità, la sottomissione alla quale si pone la propria dignità nella richiesta di un "perdono" che, troppe volte, non viene accettato con facilità da chi si sente tradito ed offeso e rischia, con il suo atteggiamento ostile di incrinare, inesorabilmente, un bene così profondo qual è la presenza di un'amicizia, un amore o una parentela, che ci aiuta a vivere felici; preferendo restare arroccati sulle nostre posizioni di risoluti intransigenti, mettendo in scacco matto quel viso triste che ci chiede solo un regalo che parta dal cuore.

Da un analisi filologica della parola, si evince che è composta da: "per... dono" (proprio come un regalo) e tanto dovrebbe bastare a poter esprimere con l'assolutezza indiscutibile di un assioma la sua "ineguagliabile preziosità".

Perdonare un tradimento, una violenza, un sopruso indicibile, un furto di preziosi, un delitto commesso al cuore, un'arresa o l'abbandono improvviso... non hanno sempre la possibilità di rivalersi e farsi perdonare.

Troppo spesso restano inquietudini e disarmanti pentimenti, resi incancellabili dalla mente per colpa di quella aspra rigidità che si ostenta, solo per non cedere al dubbio che ci siamo lasciati "fregare" dalla sua tenerezza.

Ed è capitato a tutti di intenerirci dinanzi a due occhi lacrimanti che ci hanno chiesto perdono, vaporizzando qualsiasi oncia di rabbia ancora presente in noi, e quante di quelle volte,  ci è servita per farci apprezzare di più chi avevamo di fronte e fargli guadagnare posizioni di rilievo nella ipotetica scala degli affetti sinceri?

Si sostiene sempre che "perdonare è quasi divino" e noi... dobbiamo sforzarci nell'assomigliare di più a LUI! (almeno provarci)

 

Leggevo sul FORUM di cuorinellatormenta una testimonianza dell'amica Tina, la quale si chiede se non abbia commesso un errore irreparabile nel dettare una condizione all'amore che vive, che si sta svelando troppo stentato e carico di ansiose depressioni dell'anima. La sua lettera è quasi un atto di pentimento estremo. La confessione assume toni di implorazioni e condanna su se stessa, per aver dettato delle soluzioni che alla fine hanno determinato solo altro dolore. Lei, alla fine, ha chiesto scusa, impetrato perdono ma… il silenzio del compagno ha solo ispessito il dissenso tra loro, fino quasi a perdere irrimediabilmente.

 

Oggi è scoraggiata e fortemente sconfortata dall'idea che quel monito abbia allontanato, per sempre, il suo innamorato, che si ritira nel silenzio perché offeso. Ma io credo, cara amica mia, che "in amore... si perdona sempre" o quantomeno, si cerca un dialogo per provare a chiarirsi, e se cosi non è, molto probabilmente, qualcosa si è spezzato già prima di quello accorato appello, e ci si è fatti forza su quella scusante per giustificare l'assedio del NULLA!

Il tuo aver chiesto scusa e perdono è un atto notevole di ridimensionamento e rispetto; il suo silenzio, invece, è solo una mancanza di riguardo verso te, il tuo cuore e quel diritto a regalarti amore e comprensione… PER… DONO.

 

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- RIFLESSIONI IN PUNTA DI CUORE - pensieri a ruota libera di Gianfranco Iovino
 

 

 

 
 
 

 
 

 

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lacrime d'amore

cuccia... zitto... MUORI.

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la solitudine... paura di parlare

poveri imperfetti figli dell'amore

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perDONO

fame di sete

gelosia disArMANTE

preferirei dormire

questa divina invenzione stupenda

le verità taciute

indifferentemente vivo

a caccia della vita