“ciascuna delle gocce incolori, prodotte da
determinate ghiandole poste in prossimità
dell’occhio se irritato, o in conseguenza di un
forte dolore fisico o di un’intensa emozione,
vengono chiamate lacrime”
L’insieme di tante singole gocce di lacrime produce
il PIANTO: uno sfogo naturale determinato da una
logica reazione dipesa dal dolore, la stizza, la
rabbia, la commozione, la gioia, ecc.
Chi di voi non ha mai pianto?
A pensarci bene, lo abbiamo fatto appena venuti al
mondo. Ci è bastato essere sbaragliati fuori da
quello invalicabile nido acquoso, per accorgerci di
quanto difficile stesse diventando per noi adattarci
a nuovi spazi.
Da quel preciso istante, che ci è stato permesso di
vedere la luce del mondo, abbiamo urlato a tutti i
presenti “io
sono qui” nel modo più naturale che ci
fosse permesso: il pianto!
Piangere è importante, fa bene a noi stessi, ed
alleggerisce dalle sottili pene.
In un amore quante volte ci sono state strappate
lacrime. Esili filamenti, che partono da occhi
inumiditi, e vengono trascinate giù dalla pendenza
naturale del viso...
Piccoli ruscelli o veri e propri diluvi, per colpa
di sconforti e privazioni. Rabbie incessanti o,
addirittura, odio nei riguardi di chi ci ha
maltrattato, impoveriti e resi fragili.
In tutte queste ragioni un piano fa comunque e
sempre “EFFETTO”.
Ma quando il pianto è conseguenza di un abbandono,
di una delusione, di un’offesa o di un tradimento?
Come si fa a dire che, anche il quel caso fa bene
sfogarsi con qualche lacrima? Io credo che non basta
piagnucolarci un po' su per cancellare lo sgomento
che ristagna dentro ogni nostra cellula. Ci si resta
ancora più desolati dopo.
Ti rimane a lungo, appiccicato addosso, quel senso
di arsura negli occhi e nella gola. Un magone
insopportabile che ti intristisce il respiro ed il
pensiero.
Piangere un amore disperato, dicono che faccia bene.
Aiuta a dimenticarlo più in fretta e liberarsi di
ogni sua traccia residua che ti collega a lui.
Può darsi… anche se spesso abbiamo bisogno di tempo
per riuscire a dimenticare… e durante quella lunga
attesa, serve ripulire ogni pensiero dal cuore
anche grazie a gocce salate di lacrime. Troppe
volte siamo obbligati a fingere di stare bene, di
aver gia dimenticato, ma… piangere di nascosto ci è
necessario per alleggerire i pesi sul cuore.
Questa settimana ne abbiamo visti davvero tanti di
volti tristi, che si sono abbuiati l’espressione di
una disperazione infinita. Madri, figli, mogli,
amici di uomini fatti diventare brandelli. Storie di
vita che sono spariti in assurde esplosioni di
rabbia e di vendetta. Ricordi di sorrisi felici che
saranno, per sempre, solo malinconia ed infelicità.
Anche Voi avrete sicuramente visto, in questi giorni
nefasti, volti inumiditi da spesse lacrime, prodotte
dall’addolorata rabbia che non si dimostra con
reazioni o rivincite ma… molto più blandamente,
lascia trasportare quello stesso dolore dal cuore
alla mente, come un gioco in altalena!
E’ proprio di ieri sera la notizia di un’altra
esplosione in Afganistan, che ci ha invaso il cuore
di collera e... chissà quante altre saremo obbligati
a vedere e sentire da qui in avanti, PURTROPPO!
Ci saranno ancora altri volti lacrimosi che si
disperano e si avviliscono, perché hanno cessato di
sperare che… la pace arriverà!
Tra un po’ arriva Natale, e l’unica cosa da chiedere
al buon bambin Gesù è soltanto una: “ritornare
ad aiutarci… e non abbandonarci a noi stessi, perché
così rischiamo di affogare in un mare di amare e
rabbiose… LACRIME di dolore”.