Non vorrei sembrare
approfittatore o, peggio ancora, il solito scontato
e prevedibile analizzatore dei fatti del momento, ma
ho la vaga impressione che anche questa settimana mi
toccherà affrontare argomenti d’attualità che sono
cari a tutti.
Cari a tutti perchè
sulla bocca di tutti quanti, tipo la diatriba
relativa al crocifisso in classe.
Non mi fermerò a
trattare questo argomento (risulterei troppo di
parte), ma mi piace sottolineare un punto: c’è il
rischio che da questa storia ne venga fuori una
nuova moda del momento da magnificar ed emulare.
L’immagine della sofferenza rischia di venire
confusa per l’oggetto da portarsi a spasso, come
corrente di movimento o di pensiero ideologico
purista.
Dapprima l’immagine
triste del Cristo in croce la trovavamo nelle aule
scolastiche, i luoghi di sofferenza e le case della
gente ed oggi, invece, si rischia di ritrovarsi
accerchiati da croci e cristi sparsi ovunque, fin
anche al supermercato.
Io credo che non
bisognerebbe estremizzare il concetto e permettere
la strumentalizzazione di un “SEGNO” cosi
inequivocabilmente importante per milioni di
persone.
Che possa
influenzare le coscienze religiose di altri
ideologismi credo sia impossibile, ma è giusto dare
spazio anche alle cosiddette correnti “alternative”,
purché non creino disordine ed indignazione.
Sarebbe impensabile
entrare domani in un’aula di scuola e vedersi sul
muro una collezione smisurata di “segnali ed effigi”
per ogni singola religiosa. Ci si perderebbe la
ragione e faremmo di un luogo di insegnamento un
locale di… ASSOLUTO sperdimento!
Per antonomasia il
simbolo della cristianità è rappresentato dal Cristo
crocifisso e, se è vero che l’Italia resta, per sua
indole demografica e storica, una nazione cattolica,
non vedo il motivo per il quale si dovrebbe privare
i bambini di avvicinarsi, rapportarsi o pregare Dio
in una età cosi delicata, in cui si ha bisogno di
ancoraggi, incoraggiamenti e certezze speranzose ...
(dato che poi, da grandi, si cambia facilmente e
continuamente idea sulla fede).
Dalle aule abbiamo
fatto scomparire le cartine geografiche delle
colonizzazioni romane e le foto sorridenti del Capo
dello Stato, ma lasciamo almeno un segno di assoluta
speranza, per quanti si affidano ancora a LUI prima
di un interrogazione, di un compito in classe, un
ringraziamento o per dirigere da qualche parte lo
sguardo mentre si confeziona l’ennesimo desiderio da
destinare a chi sta peggio di lui… in croce da una
eternità e si ritrova pure bandito e messo in
discussione da quanti lo temono o lo credono un
fuorviante depistatore di pensiero religioso!
Bene, cambiamo
argomento che mi rendo conto di iniziare a diventare
pungente e parliamo… delle canzoni d’amore.
Si proprio di loro.
Potessimo fare una petizione fra gli innamorati e
chiedergli se sono in grado di legare la loro storia
d’amore ad una canzone, sono sicuro che
raggiungeremmo una certezza quasi assoluta: ci piace
troppo ad immaginarci i protagonisti di strofe
musicali che ci riguardano o che hanno permesso di
dedicare messaggi precisi a chi avevamo nel cuore
ancora prima che tra le braccia.
Strofe prese in
prestito, fatte proprie e divorate ardentemente,
come anfetaminici con i quali stordire la coscienza
di chi ci è dinanzi, per provare ad emozionargli il
cuore con l’ingegno artistico di un furto bonario di
parole e musiche che resteranno nel tempo la colonna
sonora di quello entusiasmo innamorabile.
Le canzoni sono un
collante importante nella collezione di esperienze
di vita, che permettono di annullare le distanze e
colmare i vuoti del silenzio, in maniera ancora più
amplificata verso chi sentiamo ci appartiene
profondamente e che, troppo spesso, quando vorremmo
fosse accanto ci è sempre troppo lontano.
Ed è proprio in
quegli istanti, in cui affiora la malinconia a farla
da padrona, che non ci resta nulla di più salutare
che avvicinarsi ad una radio, inserire il CD
preferito, prepararsi a sognare con cuffie in testa
ed occhi ben chiusi, ed iniziare a fare andare la
musica e pensare intensamente a lui o lei, cosi da
lasciarsi dolcemente trasportare ed assaporare il
piacere unico di pensieri belli, arricchiti di
musicalità ed armonia, da dirigere tutti in un’unica
direzione: il nostro amore distante.
In un editoriale di
qualche tempo fa vi esortavo ad adottare una poesia,
provando a farla propria e tirarla fuori dal cuore
al momento più opportuno.
Oggi cambiamo
elemento d’ispirazione, restando ligi all’idea che
sia proprio l’arte la più bella amica-insegnante
dell’amore, perché chi ama è artista di se stesso e
di quel sentimento indispensabile che lo rende
protagonista di gioie ed assuefazioni inimitabili ed
insostituibili di mente, cuore ed anima…
La vita è come
una canzone ed è bello pensare che nella parte
riservata al ritornello si canti l’AMORE che
si ha nel proprio cuore!