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BENEDETTA NOIA
Gianfranco Iovino
Pubblicato da Gianfranco Iovino in BLOG di Gianfranco Iovino · Martedì 13 Gen 2026 · Tempo di lettura 3:15
Tags: BLOGDIGIANFRANCOIOVINO
Nel mio primo editoriale del 2026, mi piace parlare della NOIA e rapportare quella della mia adolescenza alla moderna; l’attuale dei giorni nostri, per intenderci, dove mi rendo conto che senza l’aiuto di “quel geniale marchingegno elettronico” ci sentiremmo tutti un po’ imperfetti, impreparati, annoiati e… PERSI!
Parlo del cellulare, sempre più visto come ottimo strumento con cui realizzare bellissime foto e sempre meno dialoghi, questo perché, senza doverci sforzare troppo, ci vengono concesse aperture di porte e finestre sul mondo, pur restando isolati nella nostra volontaria auto-emarginazione, riuscendo a farci vedere cose irraggiungibili e inaspettate, senza il bisogno di chiederlo a nessuno o, se proprio si deve, lo si fa all’Intelligenza Artificiale che un giorno, non troppo lontano, se non sapremo limitarla ci governerà i pensieri.
Credo succeda a tutti: tra le prime cose che facciamo appena svegli c’è il “rito” di sbirciare lo smartphone tra messaggi, mail e social network. È una consuetudine, per non dire una necessità, oramai entrata nell’ordinario di ognuno, ma… quando poi leggo che in Italia gli adolescenti trascorrono in media 5-6 ore davanti allo smartphone, mi inquieto, se non altro perché si abituano all’idea che “possono fare a meno di tutti, ma non di un cellulare a portata di mano”.

Scrivere “ai tempi miei” mi fa sentire antico, ma non posso dimenticare quanto mi hanno fatto compagnia (e crescere in curiosità) le ricerche sulle Enciclopedie cartacee, come anche le tante ore trascorse in solitudine ad inventarmi modi per non morire di noia, mentre aspettavo un amico di cortile per giocare a biglie, scambiare figurine, o dare due calci a un pallone.
Oggi riusciremmo a convincere degli adolescenti a rispolverare quei giochi? Ve li immaginate due ragazzi tredicenni annoiati, che si inventano di giocare all’aria aperta al “tiro alla fune” o a “1,2,3… stella”?
I tempi cambiano, e sono il primo a dare il benvenuto a tutte le novità che ci migliorano l’esistenza, ma non accetto di vedere ragazzini “annoiati dalla vita”, spersi e frustrati, solo perché hanno la batteria scarica o hanno finito il credito, prigionieri in casa a maledire l’unico loro vero amico che li ha abbandonati sul più bello, perché… si è spento!
È risaputo che l’uso massivo di device mobili influenza la salute mentale e fisica dei ragazzi, eppure non siamo ancora riusciti a tracciare confini certi, se non i primi divieti nelle scuole.
Ma basterà? Io non credo.
I giovani, oltre la scuola, hanno tanto altro tempo per potersi dedicare all’AMICO ELETTRONICO da subirne una vera e propria dipendenza che spegne la fantasia.
E allora, secondo me, la vera attenzione dovrebbe partire da dentro casa. Le famiglie dovrebbero istituire limiti e consapevolezza e sforzarsi di comprendere che un bambino di 6 anni non va abituato ad essere mantenuto buono con un cartone sul telefono, ma con un libro illustrato o una scatola di colori. Dovremmo parlargli di più, facendolo crescere con il suono della voce di un genitore che risponde ai suoi “perché”, e solo così gli garantiremo un futuro fatto di condivisione reale e meno connessione isolata.
In fondo, anche annoiarsi alla fine fa bene: accende l’ingegno e nutre la fantasia, e come diceva Giacomo Leopardi, che la riteneva madre della creatività: La noia… è il più sublime dei sentimenti umani.


Abituiamoci a educare i nostri figli a spegnere tutto…
per tornare a creare di getto con la sola ispirazione della fantasia!












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