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IOeTU = NOI
Gianfranco Iovino
Pubblicato da Gianfranco Iovino in BLOG di Gianfranco Iovino · Venerdì 21 Nov 2025 · Tempo di lettura 3:00
Tags: BLOGDIGIANFRANCOIOVINO
Ho aspettato che si dissolvesse il polverone generato intorno alle sorelle Kessler, che ha scosso l’opinione pubblica, più che per la loro morte, la scelta sull’atto finale con il quale si sono congedate dalla vita, che ha schierato accese opposte fazioni di “pensiero, sentimento e parole”, tra i favorevoli ad una scelta volontaria, quanto irrimediabile, a quanti altri sono in disaccordo con una pratica ritenuta illegittima, oltre che punibile in quanto si tratta pur sempre di suicidio.
 
Alice ed Ellen Kessler, venute al mondo a quarantacinque minuti di distanza l’uno dall’altra, hanno scelto di andarsene insieme a 89 anni, affrontando la morte in modo unico e da inseparabili, come sempre fatto con i loro successi, i viaggi e le sfide. E l’idea che, dopo una vita vissuta in simbiosi perfetta, una delle due debba ammalarsi e morire per primo, hanno scelto la strada del suicidio assistito, che a giudicarlo da un lato umano ha una sua logica, anche se si scontra con quanti sostengono che la vita è un dono che nessuno può sottrarci, incluso noi stessi, per un diritto umano inalienabile, tutelato dalle costituzioni nazionali, le dichiarazioni internazionali e le convenzioni che ritengono la vita un bene inviolabile e innegabile.
 
Però un dettaglio, che qualcuno continua a confondere, è da approfondire: mi riferisco alla differenza che c’è tra EUTANASIA, (omicidio: perché implica l’intervento di un medico a somministrare una sostanza letale) e il SUICIDIO ASSISTITO, (suicidio: compiuto dalla stessa persona che intende porre fine alla propria vita con un atto autonomo, pur con l’assistenza di un medico).
Solo per chiarirci con un esempio figurato: parliamo di due sponde opposte, appartenenti allo stesso fiume.

Io, personalmente, sono dell’idea che se nasciamo contro il nostro volere, perché qualcun altro ci ha pensato al posto nostro, e allo stesso modo, credo che morire deve essere qualcosa che avviene per dinamiche naturali, indipendenti dalla nostra scelta o volontà.
VIVERE (per me) è un’esperienza spettacolare, che non va mai lasciata perdere, anche se poi mi rendo conto che esistere come un automa, imprigionato in un corpo malato o irrimediabilmente invalidante, è una condanna severa e ingiusta da espiare su sé stessi, e quanti ti assistono con amorevoli cure e presenza.
 
Trovare risposte chiare e certe sull’argomento “fine vita volontaria” non è facile, ma permettetemi di tornare sull’infranto “sogno delle sorelle Kessler” che, nonostante siano riuscite a trovare un’unione perfetta anche nella morte, realizzando il loro più grande desiderio, va detto che il loro disegno resterà incompleto e inattuabile, perché le severe leggi tedesche (come anche quelle italiane) vietano di mescolare le ceneri di due persone, di unire ad un corpo umano quello di un animale (il loro cagnolino Yello) e di riporre più individui in un’unica urna.
Ora vi saluto, e in attesa di leggere vostri commenti e pareri, se è un atto giusto scegliere di morire, piuttosto che affrontare la dolorosa solitudine di un’assenza incolmabile, mi piace prendere in prestito una frase poetica bellissima, che sembra scritta mirabilmente per i grandi amanti, come anche per due gemelle omozigote, proprio come le Kessler: “Smettila di trattenere il fiato… che a me manca il respiro!”

 
 
Vivere è un sacrosanto diritto… Morire è un inevitabile dovere.








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