ELOGIO AL TEMPO RITROVATO
Pubblicato da Gianfranco Iovino in BLOG di Gianfranco Iovino · Lunedì 04 Mag 2026 · 2 minuti
Tags: BLOG, DI, GIANFRANCO, IOVINO
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Erano le
22:22 di un aprile lontano, quello del 1986, quando da Pisa partiva un segnale
invisibile con destinazione la Pennsylvania: quella notte l'Italia scopriva
Internet.
Quarant’anni dopo, quella finestra
spalancata sul mondo è diventata la nostra prigione dorata: abbiamo smesso di
alzarci dal divano, barattando la noia - un tempo fertile terreno di creatività
- con un flusso infinito di dati, che ci fa apparire sempre connessi, ma sempre
meno presenti.
Succede quando prendi il telefono “solo
un attimo” e ti ritrovi venti minuti dopo a non ricordare nemmeno cosa stessi
cercando. O quando una notifica interrompe un pensiero e, senza accorgertene,
quel pensiero non torna più.
La
chiamiamo “dipendenza dai social”, ma spesso ha un nome più semplice: inquietudine,
figlia di quel bisogno sottile di controllare, aggiornare, scorrere e restare
connessi, più che per moda, per un impulso difficile da limitare.
E prima che diventi ossessione, o
frustrazione, serve trovare soluzioni.
Il Digital Detox
è uno dei rimedi più citati: una settimana lontani dai Social, dicono, può
bastare a spegnere il rumore di fondo dell’ansia.
Non servono grandi imprese, ma piccoli gesti
quotidiani: silenziare le notifiche, spostare le app in zone meno accessibili,
lasciare il telefono per un po’ in un’altra stanza e altri semplici cambiamenti
che spezzano gli automatismi.
L'obiettivo? Tornare online con
consapevolezza su sé stessi, imparando a limitarci e a usare la tecnologia senza farci usare da essa.
Alla fine, un pollice alzato su uno
schermo non è una misura: è solo un gesto.
Il
valore di NOI, di chi siamo e quanto valiamo… sta altrove.
La realtà, con le sue imperfezioni e le
sue lentezze, ha un peso specifico che nessun algoritmo potrà mai replicare.
Forse
il problema non è quanto tempo abbiamo, ma quanto ne lasciamo scivolare via
senza accorgercene.
E, soprattutto, quanto di quel tempo non abbiamo mai davvero vissuto.
E, soprattutto, quanto di quel tempo non abbiamo mai davvero vissuto.

