GESTI PIU' DI OGNI PAROLA
Pubblicato da Gianfranco Iovino in BLOG di Gianfranco Iovino · Venerdì 10 Lug 2026 · 3 minuti
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Mi ha colpito molto la visita del 4 luglio di Papa Leone XIV a Lampedusa, perché lo ritengo un evento di una portata simbolica straordinaria, capace di intrecciare geopolitica, continuità ecclesiale e un fortissimo messaggio umanitario.
Diciamolo chiaramente: se consideriamo le chiavi di lettura di questa breve visita del Santo Padre, si va ben oltre il concetto di cristianità, perché si analizza l’avvenimento su più fronti.
Diciamolo chiaramente: se consideriamo le chiavi di lettura di questa breve visita del Santo Padre, si va ben oltre il concetto di cristianità, perché si analizza l’avvenimento su più fronti.
A partire da quello geopolitico, dato che il 4 luglio è il giorno in cui la sua terra natia festeggiava il 250° anniversario dell’Indipendenza, e non si è recato a Washington o Chicago, ma sullo scoglio più esposto della frontiera migratoria europea, dando a quell’affaccio un significato politico e spirituale dirompente, ricordando agli USA, con la loro identità nazionale, e al mondo intero che “difendere la vita umana include anche accogliere e proteggere i migranti, la cui storia ha plasmato il futuro degli Stati Uniti“.
È stato un modo potente per ridefinire il concetto di libertà e diritti universali da una prospettiva globale e non nazionalistica.
Dal punto di vista interno alla Chiesa, andando a Lampedusa, Leone XIV ha ripreso simbolicamente il filo conduttore del primissimo viaggio di Papa Francesco nel lontano 2013, dandogli una forte continuità.
Fino ad arrivare al vigoroso impatto emotivo quando il Papa è stato al Molo Favaloro, per benedire una targa in memoria di Papa Francesco, e sottolineare che “
questo è un luogo dove i gesti parlano più delle parole
“, dimostrandolo concretamente: prima con una preghiera silenziosa di fronte alle tombe dei migranti nel piccolo cimitero di Lampedusa, poi sugli scogli, con il forte vento dell’isola che gli ha portato via lo zucchetto bianco, mentre stringeva le mani e guardava negli occhi i migranti, i soccorritori e l’immensa distesa di acqua e sale.
Infine, va ricordata la riflessione durante l’omelia, quando ha puntato il dito contro quella che ha definito una responsabilità collettiva: “Chi ha perso la vita in questo mare è vittima sia di decisioni che sono state prese, sia di decisioni che non sono state prese“, parlando apertamente di indifferenza, di un sistema economico globale che genera esclusione e della paura che alimenta il pregiudizio.
Alla fine, che crediate in Dio o meno, si è assistito a qualcosa di molto potente, ricordandoci che Lampedusa non è solo un punto sperduto sulla mappa geografica, ma il termometro morale del nostro tempo. E la febbre, purtroppo, è altissima per tutti.
Cito due numeri, giusto perché sembra che neppure i TG abbiano più spazio per notiziare questa immane strage infinita (fonte OIM): sono più di 1.000 le vittime registrate nel Mediterraneo da inizio 2026 e oltre 21.000 quelle sommate nell’ultimo decennio, (di cui 3.500 minorenni).

