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IL LATO OSCURO DELLA LUNA
Gianfranco Iovino
Pubblicato da Gianfranco Iovino in BLOG di Gianfranco Iovino · Lunedì 13 Apr 2026 · Tempo di lettura 2:15
Tags: BLOGDIGIANFRANCOIOVINO
In questi giorni l’attenzione è rimasta concentrata sulla missione Artemis 2, spintasi verso il fianco più lontano della Luna, per secoli da noi chiamato "lato oscuro", alimentando il mito di un luogo gelido e perennemente tenebroso. Eppure l'astronomia ci svela una realtà diversa: quel lato non è affatto al buio. Riceve la stessa luce che illumina la faccia che ammiriamo ogni notte. Semplicemente, noi non siamo lì a guardarla.
E da questa verità nasce la mia riflessione di oggi.
Ci siamo abituati a vivere in una sorta di "rotazione sincrona" emotiva: mostriamo — e scegliamo di vedere — solo la “faccia” che ci rassicura: i piccoli successi, le soddisfazioni quotidiane, le notizie che non disturbano il sonno. Spingiamo tutto il "brutto" — le crisi sistemiche, il dolore di chi sta dall'altra parte del mare o della strada — nel nostro lato nascosto, non perché non crediamo che esista, ma perché preferiamo non guardarlo.
Ma ciò che non si guarda non smette di esistere.
Osservare il male del mondo — che sia guerra, ingiustizia, malattia o isolamento esistenziale — non è un esercizio di masochismo, ma un atto di presenza. Quando decidiamo di volgere lo sguardo verso quella metà che preferiremmo ignorare, accade qualcosa di semplice e potente: “smettiamo di aver paura delle ombre”.
Se abituiamo gli occhi a ciò che ci provoca ansia, scopriamo che dietro quel presunto buio ci sono persone, storie e ferite che somigliano terribilmente alle nostre.
Guardare il "brutto" non significa arrendersi alla disperazione, così come ignorarlo non ci discolpa o protegge davvero.
Non basta nascondere la testa sotto la sabbia per convincersi che "occhio non vede, cuore non duole". Così facendo, veniamo meno a doveri imprescindibili: Conoscere, Assistere, Proteggere e Difendere.
Alla fine, non si tratta di essere eroi. Basta solo cambiare prospettiva.
La luce è ovunque, ma ha bisogno dei nostri occhi per diventare testimonianza e della nostra voce per trasformarsi in cambiamento.
Spesso siamo proiettati ad evitare di guardare il “brutto” non per cattiveria, ma per autoconservazione: abbiamo paura che, osservando l'orrore del mondo, la nostra piccola luce della speranza interiore si spenga.
Invece, accade il contrario, e grazie anche agli astronauti di Orion, abbiamo ricevuto ulteriori conferme e suggerimenti: imparare a stare nel vuoto senza farci travolgere e convincerci che “l'oscurità non deve far paura e non è un dato di fatto… ma un limite del nostro punto di vista!”
 
 











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