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INVERNO DEL CUORE: scongelati d'amore
Gianfranco Iovino
Pubblicato da Gianfranco Iovino in BLOG di Gianfranco Iovino · Venerdì 13 Feb 2026 · Tempo di lettura 3:15
Tags: BLOGDIGIANFRANCOIOVINO
Siamo in pieno fermento per il giorno in cui si celebra, si magnifica, si festeggia e, in alcuni casi… si maledice l’AMORE.
Sempre più convinti che “solennizzarlo” sia un atto dovuto, soprattutto se lo si può ostentare pubblicamente, ci esalta raccontare come trascorriamo il nostro San Valentino, così come a tantissimi (per fortuna) incupisce terribilmente l’idea che il “Ti Amo” sia diventato un obbligo da calendario.
Capisco che onorare l’amore sia sempre qualcosa di bello, perché riempie, aggrazia, completa e non fa sentire mai troppo soli, ma…
… Quando, di contro, tutto questo entusiasmo viene a mancare perché dell’AMORE e dall’AMARE si è disillusi, disabituati, assuefatti od orfani, come sopravviviamo a questo sdolcinato giorno ricco di cioccolatini e fiori sparsi un po’ ovunque?
Ne conosco davvero tanti che il “San Valentino day” lo odiano perché, di fronte alla tirannia dell’ostentazione, si sentono ancora più tristi e desolati nel ritrovarsi in disagio davanti a quell’odiosa domanda: “Come trascorri la festa degli innamorati?” o, peggio ancora: “Che regalo ti ha fatto per San Valentino?
La rabbia verso sé stessi si manifesta in tutta la sua interezza, per quanto ci si sente fuori luogo in un giorno in cui si vorrebbe sparire, pur di evitare di giustificare una condizione che non vede l'amore di coppia al primo posto, sia per necessità, circostanza o per legittima scelta di principio.
Leggevo, proprio ieri, di una strana sindrome, quella del “cuore congelato”, che diversi studi scientifici hanno provato a motivare, partendo da un meccanismo biologico che si attiva dopo la fine di una storia d’amore. Il corpo si blocca e crea una sorta di gelo interiore che ci protegge dal crollo totale, portandoci a non provare più gioia o emozioni intense, perché travolti da un grande freddo, come se fossimo in modalità di riposo o attesa.
L'amore è davvero una sorta di droga per l’animo, e quando lo perdiamo si finisce in astinenza.
Accade che i sistemi neurologici, che da innamorati ci attivano neurotrasmettitori vigorosi, come la dopamina e l’ossitocina, da orfani d’amore ci facciano sentire svuotati, oltre che assaliti da pensieri ossessivi, nostalgia, disturbi del sonno e difficoltà di concentrazione, perché il nostro cervello sta reagendo alla perdita di stimoli neurochimici.

E come si fa a “scongelare il cuore”?
Un rimedio infallibile non è stato ancora scoperto. Forse, l’unico antidoto è il TEMPO, quello che viene citato in detti popolari: “il tempo cura le ferite”… “dai tempo al tempo”…  e sperare che sia breve l’attesa priva d’amore.

Bene! Avevo iniziato questo post parlando del San Valentino degli innamorati e mi ritrovo imbrigliato nel “congelamento del cuore”, e per quanto possa sembrare uno scivolamento triste, mi rendo conto che appartiene a molti.
E allora: a quanti si ritrovano il cuore ibernato, posso solo consigliare di festeggiare sé stessi: l’amore parte sempre dal volersi bene pienamente, prima ancora di prometterlo a qualcun altro.
Alla fine, un cuore congelato sta solo attraversando il suo inverno.
E se la natura ci ha insegnato che non esiste ghiaccio capace di resistere per sempre all'arrivo della primavera, non c’è da preoccuparsi se non ci sono candele da accendere o regali da scartare il 14 febbraio, tanto, prima o poi, dentro di noi si accenderà un SOLE che, con calma e pazienza, scioglierà il ghiaccio cristallizzato in fondo al cuore, per far tornare ad amare… ogni giorno dell’anno.


 
Imparai finalmente, nel bel mezzo dell'inverno, che vi era in me un'invincibile estate - Albert Camus
 












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