TUTTA QUESTA FRETTA...
Pubblicato da Gianfranco Iovino in BLOG di Gianfranco Iovino · Venerdì 12 Giu 2026 · 3 minuti
Tags: BLOG, DI, GIANFRANCO, IOVINO
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Non so voi,
ma io mi rendo conto di essere “cronicamente ammalato di fretta”. Soffriamo di
una nuova forma di intolleranza: l'incapacità di aspettare.
Se un sito
web ci mette più di tre secondi a caricarsi, picchiettiamo furiosamente sullo
schermo. Se alla cassa del supermercato qualcuno rallenta per cercare le
monete, iniziamo a sbuffare come se fossimo cardiochirurghi attesi d'urgenza in
sala operatoria. Sorpassiamo in auto solo per guadagnare tre metri e ritrovarci
fermi allo stesso semaforo rosso. Ascoltiamo i vocali degli amici a velocità
2x, riducendo le loro confidenze alla voce di un robot impazzito, perché venti
secondi di ascolto in più ci sembrano un sequestro di persona.
Ma la domanda
onesta da farsi la sera davanti allo specchio è una sola: cosa ce ne
facciamo di tutti questi secondi risparmiati?
La risposta è
umiliante: NIENTE!
Li buttiamo cinque minuti dopo, spiaggiati sul divano, scrollando
passivamente un feed di Instagram per guardare video di gattini, ricette che
non cucineremo mai o un elenco infinito di libri consigliati da chi,
probabilmente, non li ha neppure mai sfogliati per davvero!
Praticamente, risparmiamo tempo sulle cose importanti per poi
sprecarlo in quelle futili, e la verità è che “la fretta” non ci rende più
efficienti, ma solo più distratti e superficiali.
Abbiamo
confuso il "fare tanto" con il "vivere bene". Facciamo
dieci cose insieme e le lasciamo tutte a metà. Mandiamo la mail di corsa e
dimentichiamo l’allegato. Giochiamo con i nostri figli o con il cane, ma
intanto con la mano libera controlliamo le notifiche. Ceniamo con gli occhi
incollati allo schermo e, quando posiamo la forchetta, non sapremmo dire che
sapore avesse il cibo; abbiamo masticato per inerzia.
Stiamo
ottimizzando la nostra vita fino a svuotarla del tutto, da sembrare criceti terrorizzati su una ruota che gira sempre più forte… ma a
vuoto.
Io non ho
ricette contro questa assurda frenesia, ma devo impormi una regolata e iniziare
dalle piccole cose, tipo: bere il caffè guardando solo la tazzina; guidare
godendomi la musica, senza l'ansia di dover sorpassare pure l'aria; parlare con
qualcuno posando il telefono a faccia in giù sul tavolo, ascoltando per davvero
ciò che mi sta dicendo.
Solo così
forse, arriverò a fine giornata ricordandomi come l’ho vissuta, invece di
averla semplicemente attraversata.

