VECCHIO DENTRO O FUORI
Pubblicato da Gianfranco Iovino in BLOG di Gianfranco Iovino · Sabato 16 Mag 2026 · 2 minuti
Tags: BLOG, DI, GIANFRANCO, IOVINO
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A quale età si diventa ufficialmente vecchi?
Se lo chiedi a un ventenne, ti dirà cinquant'anni; se lo chiedi a un settantenne, probabilmente ti risponderà: ottantacinque e così via!
La verità è che la vecchiaia sta diventando un "concetto fantasma". Ci stiamo abituando all'idea che la longevità aumenti costantemente, e con essa cambia anche il modo in cui definiamo la senilità: non contano più solo gli anni che abbiamo, ma… quelli che percepiamo!Se lo chiedi a un ventenne, ti dirà cinquant'anni; se lo chiedi a un settantenne, probabilmente ti risponderà: ottantacinque e così via!
La scienza stessa conferma questo divario: l’età biologica e quella che sentiamo dentro e addosso possono essere mondi completamente diversi.
In più, c’è anche una curiosa differenza di genere. Sembra che le donne inizino a sentirsi "vecchie" circa due anni e mezzo più tardi rispetto agli uomini. Forse è un meccanismo di difesa: la società tende a essere più severa con le donne che invecchiano, e questo le spinge a scappare dall'etichetta di "anziana" il più a lungo possibile.
In più, c’è anche una curiosa differenza di genere. Sembra che le donne inizino a sentirsi "vecchie" circa due anni e mezzo più tardi rispetto agli uomini. Forse è un meccanismo di difesa: la società tende a essere più severa con le donne che invecchiano, e questo le spinge a scappare dall'etichetta di "anziana" il più a lungo possibile.
Ma il dato che più mi fa riflettere è il continuo spostamento dell'asticella.
Se per le generazioni passate la vecchiaia iniziava a 70 anni, oggi chi ha 65 anni non si sente affatto prossimo al traguardo, e tende a spostare l'inizio della "terza età" oltre i 75 anni.
Forse la vecchiaia non è più un punto d’arrivo preciso, ma una linea mobile che arretra insieme all’allungarsi della vita.
Oggi, molti sessantacinquenni hanno un'energia e una progettualità che, qualche decennio fa, appartenevano a persone molto più giovani e non sorprende che due italiani su tre in questa fascia d'età rifiutino l'etichetta di "anziano".
Se per le generazioni passate la vecchiaia iniziava a 70 anni, oggi chi ha 65 anni non si sente affatto prossimo al traguardo, e tende a spostare l'inizio della "terza età" oltre i 75 anni.
Forse la vecchiaia non è più un punto d’arrivo preciso, ma una linea mobile che arretra insieme all’allungarsi della vita.
Oggi, molti sessantacinquenni hanno un'energia e una progettualità che, qualche decennio fa, appartenevano a persone molto più giovani e non sorprende che due italiani su tre in questa fascia d'età rifiutino l'etichetta di "anziano".
Alla fine, forse, la vecchiaia è un orizzonte che continua ad allontanarsi mentre noi proseguiamo il nostro cammino, perché, in fondo, si diventa vecchi non quando si hanno troppi anni, ma quando si hanno troppi pochi sogni.
Non si invecchia per il numero di anni trascorsi, ma per il numero di domani
che smettiamo di immaginare.

