ACQUISTO SBAGLIATO: restituire al mittente!

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ACQUISTO SBAGLIATO: restituire al mittente!

Gianfranco Iovino
Che tristezza certe notizie!
L’avrete ascoltata anche voi la storia di quella bambina nata con maternità surrogata in Ucraina, abbandonata dalla “coppia committente”, come fosse un acquisto su Amazon a cui è concesso il diritto di recesso entro il primo anno di età.
Sembra assurdo, eppure è successo davvero, ancora una volta, e sempre con la stessa aberrante motivazione: “non lo sentiamo nostro quel figlio!”.
Io, per storia personale e difesa del principio ideologico che “genitore è colui che cresce un figlio e non chi lo mette al mondo”, resto sempre sensibilmente sconvolto da queste vicende, che fanno male anche solo a leggerle, figuriamoci cosa possa voler dire VIVERLE!
Qui si sta parlando di un figlio desiderato… chiesto… voluto… accettato, che nasce e prende vita da un corpo “sconosciuto”, per poi essere affidato in custodia ad una baby sitter “sconosciuta”, che smesso di ricevere il sussidio, si rivolge al Consolato italiano per chiedere il motivo di quella interruzione, che sarà giustificata con il rifiuto, da parte dei genitori committenti, a definire la bambina come loro figlia!
Attenzione, non è la prima volta che la pratica della maternità surrogata, proibita in molti Paesi europei tra cui l’Italia, produce aberranti esiti in Ucraina, paese diventato destinazione europea più frequentata per il “turismo riproduttivo” grazie ai suoi prezzi competitivi e vantaggiosi.
Non voglio commentare, perché non sarei tenero nelle parole anche in ragione a quanto leggo, che nel caso di maternità surrogata, i “genitori richiedenti” sono legalmente considerati i “genitori genetici”.
Ma permettetemi di consigliare a tutti noi ad una piccola riflessione interiore su quanto stiamo preparandoci a vivere, in maniera sempre meno naturale e spontanea, e tanto più a comando… a richiesta… ad ordine, che può essere accettato o respinto al mittente, in caso di ripensamento o acquisto sbagliato!
Riporto in conclusione 2 casi assurdi, sempre accaduti in terra ucraina: quello legato a Bridget, bimba nata con un handicap e lasciata in ospedale dalla coppia committente americana, ed oggi relegata in un orfanatrofio, e l’altro riferito ad oltre 60 neonati “parcheggiati” in un hotel di Kiev dal centro di fecondazione assistita BioTexCom durante il lockdown della primavera 2020, accuditi da puericultrici in attesa dello sblocco dei voli internazionali, che consentisse alle coppie committenti di ritirare i “loro” bebè!

“È uno qualunque; ma al suo primo passo una madre gioì, una donna gli tremò tra le braccia, un figlio lo piangerà. Nessuno può avere di più.“
Camillo Sbarbaro
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