Vai ai contenuti
ROMANZI | RACCONTI & STORIE | FRASI | MUSICA |
la mia passione grande per le STORIE
In questa pagina ho raccolto alcuni dei racconti inediti con i quali ho partecipato a concorsi letterari nel tempo.
Parlano di un po' di tutto e tutti, soprattutto di quanti non hanno scritto la storia (i famosi eroi minori).
Ma trovano spazio anche fatti e situazioni che mi hanno obbligato a parlarne per riflettere, suggerire o riportare alla luce della momoria storie dimenticate...
Storie di ieri, che appartangono al nostro passato... il nostro "com'eravamo"...
e al nostro "chi siamo"


VOI NON SAPETE CHI SONO IO
Scusate… permettete una parola?
Lo so che sembra strano ascoltare la mia voce e imbattervi in qualcosa di inaspettato, inconcepibile, oserei dire quasi impossibile!
Voi credete di non conoscermi, ma chissà quante migliaia di volte vi siete già trovati a competere con me, a partire da stamattina, appena aperti gli occhi, perché io scorro insieme al tempo, e a voler essere ancora più preciso e un po’ immodesto: è anche grazie a me che il tempo ha una regolarità nel suo continuo scorrere.
Vi sto incuriosendo, vero?
La prima volta al mare

La mia prima volta al mare è stata un’esperienza davvero emozionante per me; direi indimenticabile! Arrivata ad appena due passi dalla sua pelle bagnata, sono rimasta ore ad ammirarlo, maestoso ed imperioso come solo lui sa essere, nell’instancabile movenza ondulata da incantatore, da spingermi ad avvicinarmi sempre di più a lui, fino a poterlo sfiorare, toccare e immergermi lentamente nelle sue fresche acque, tanto avvolgenti da farmi sentire, fin da subito, parte indissolubile di quel miscuglio sconfinato d’acqua e sale, che accoglie e mai respinge o si lamenta, anche se ho percepito, fin dal primo istante, che la mia presenza in quel suo equilibrio stabile era da intrusa e alquanto fastidiosa..
Dalle stanze dell'inferno

Questa mia lettera ti arriva da molto lontano…
Da uno di quei luoghi quasi impossibile da immaginarsi oggi, se non fosse che ne hai già sentito parlare tante, troppe volte dai giornali, i libri, la televisione e chissà quante altre testimonianze, buone solo per provare di comprendere qualcosa di assurdo che è accaduto, che sarebbe meglio se venisse cancellato per sempre dalla memoria e le pagine della storia… perché appartiene ad un tempo inglorioso che merita solo silenzio, in rispetto e per condanna di chi ha preso parte, come vittima o carnefice, ad un ignobile atto di irragionevole dolore, incancellabile per l’umanità!
Non lo faccio mai più

Perché mamma non viene a tirarmi fuori da questo brutto posto? Cosa devo aspettare ancora?
Mica l’ho fatto apposta… non ho visto il buco e non è colpa mia se adesso nessuno mi sente, mentre grido e mi dispero in questo buio così uguale ad un corridoio dell’inferno.
Mamma, dove sei? Venitemi a prendere, sono quaggiù, prigioniero e ho solo tanta paura.
Ehi, voi… ma cosa state facendo? No! Non chiudete la porta… non lasciatemi qui… Qui da solo io ho paura!!!
Tutti giù per terra

Ad Alessandro erano rimaste impresse come un marchio di fuoco sulla pelle le parole d’incoraggiamento urlate dall’uomo che, durante la notte, si era impadronito del suo sogno, proiettandogli un finale diverso da quanto il libro gli avesse fatto studiare. Era solo un sogno il suo, ma tanto reale da ricordarselo perfettamente al risveglio, oltre che riemergere continuamente durante le ore di scuola attraverso quell’insistente voce, che spuntava dal nulla e si ostinava a ripetere: “Ce la faremo, vedrete. Seguitemi e andrà tutto bene!”  
il mio nome è Cent

Il mio nome è Cent!… Avete capito bene, proprio quel Cent lì: minuscola moneta di color rame, messa sempre in disparte, obbligata a star sola perché inopportuna per ogni acquisto…
Mi hanno fatto così: piccolo e sgradevole ma, credetemi, anche io ho un’anima.
Ora vi racconto la mia di storia. Quella di un centesimo, piccolo e insignificante, sperso per il mondo,che ha già fatto tanti voli, e che si è sentito “prezioso” più di qualche volta. Una pioggia di gocce dorate scivolò giù dalla finestra al decimo piano del palazzo in Via Salvi,
viaggio di acqua e sale


Io sono Arisha, una ragazza come tante altre al mondo; instancabile sognatrice, che va incontro ai suoi comuni desideri, che ha deciso di affrontare questo lungo viaggio su un confine sterminato di acqua e sale, che mi separa dalla felicità e divide inferno e paradiso: il bene dal male.
Non sono da sola. Con me ci sono altri quaranta viaggiatori, insaccati come sardine in un guscio di noce, obbligati a restare seduti, incollati tra noi per reggere meglio l’urto della prua sulle onde, che schiaccia la pelle di questo oceano scuro, nero come il carbone.
Dieci contro 1

Antonio e suo nipote Gianluca avevano iniziato la loro giornata dedicandosi un abbraccio pieno di felicità, sprigionato con tantissimo vigore dal bambino, alla vista del nonno che era andato a prenderlo a casa in quel giorno di festa. Non capitava spesso, ultimamente di vederli insieme, con Gianluca sempre più impegnato con le tante attività extra scolastiche, proprie di un bambino di 11 anni, e il nonno che trovava sempre meno affascinante uscire di casa per consumare qualche ora tra la gente del suo quartiere o al bar con gli amici a giocarsi a carte un bicchier di vino.
Ma quella domenica era un giorno importante per entrambi; nonno e nipote avevano deciso
Senza scarpe
Capita spesso che davanti a questo cielo, a guardarmelo da quaggiù, mi senta davvero piccolo, quasi insignificante, al punto da non credere che un Dio, messo chissà dove e in quale irraggiungibile posizione, possa preoccuparsi di me, confuso in mezzo a tutta questa gente, che mi evita con disprezzo e insofferenza, perché sono un buono a nulla, un senza tetto… un senza scarpe!
Spesso mi domando cosa vedono realmente di me, gli occhi distratti di chi mi passa accanto, sfiorandomi appena e illudendosi di comprendere cosa significa resistere al niente della notte, che non fa dormire
Non ci torno mai più

«No, papà. Ho deciso. A scuola non ci torno mai più.» decretò spossato e con voce rotta dal pianto.
«Ma perché, santo Dio?» reagì indignato il padre di Angelo, lanciando al soffitto quell’imprecazione che si schiantò sul solaio come fosse pioggia di lapilli addosso le case.
Ma il figlio rimase in silenzio, inasprendo ancor di più l’ira del genitore. «Ma che peccato ho fatto per meritarmi un figlio così?», inveì rabbioso l’ingegner Grezzi, mentre usciva dalla camera del figlio sbattendo la porta dietro di sé, lasciando nell’aria un rimbombo che si conficcò nel cuore di Angelo, rimasto sul letto la testa infossata nel cuscino
Solo un po' di filo

Sento musica nell’aria, un po’ come fosse vento in lontananza che ti scuote sensi e pensieri, ma non si fa raggiungere e afferrare, lasciandoti triste e insoddisfatto, perché non puoi spingerti lontano dalla desolazione che ti circonda, mentre sei qui… sopra un marciapiede, come un rottame inutile da evitare.
“Bambino, per favore, puoi raccogliermi da terra?”... ... “Signore, dico a lei, ha visto dove sono?” ... ... ... “E lei, signora, può sentirmi da lassù? Le chiedo solo un po’ di filo per riprendere il volo"
Un atto d'amore

Cos’è quella luce laggiù in fondo?
Dovrei spingermi tanto in avanti, perché? Osare un simile azzardo per cosa? Per chi dovrei lasciare questo posto segreto e arrivare lì… a quel portone, serrato da sempre e dal quale non si torna più indietro?
No, meglio di no! Preferisco restare qui, al sicuro da tutto, anche se sento dietro di me una forza misteriosa che mi obbliga a partire: come una mano invisibile, che mi spinge a provare il primo volo; il primo viaggio… la mia prima volta!
Compagni di pace

Maledetta sveglia, che suona sempre d’improvviso senza che nessuno ti avvisi per tempo del suo imminente urlo spaventoso. Sono cinque anni che alle quattro del mattino il suono metallico della radiosveglia mi scuote i sensi, addormentati tra le lame di sogni irreali, per farmi tornare alla vita e prepararmi per tempo a dare un nuovo buon giorno alla luce che si sveglierà molto più tardi di me, per rischiarare gli anfratti di questa terra, condannata ad essere calpestata da chi porta la pace imbracciando un fucile.
A quest’ora il mio angioletto chissà cosa sogna; se mi pensa e si chiede dov’è il suo papà,
Racconta di un eroe

«Io l’ho conosciuto davvero un eroe, lo sai?» rivelò Alfredo a suo nipote Alessandro.
«Davvero, nonno? Dai raccontami, ti prego.» Ilo esortò entusiasta il bambino, durante quella lunga chiacchierata con suo nonno malato, a raccontargli dei suoi successi a scuola e di quel compito da fare a casa: “racconta di un eroe”.
Alfredo fissò suo nipote e quei suoi occhi lucidi di commozione, a sapere che suo nonno fosse stato amico di un eroe, e provò a farsi forza nel fiato e le parole, per lui impresa ardua più di ogni guerra e fame sopportata, oramai allo stremo delle forze fisiche, dopo l’obbligato soggiorno in quella stanza d’ospedale
Torna ai contenuti