pensieri sottovoce di Gianfranco Iovino - Gianfranco Iovino

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ti appendo al muro

Gianfranco Iovino
Pubblicato da Gianfranco Iovino in blog personale di Gianfranco Iovino · 5 Settembre 2020
Tranquilli, non ce l'ho con nessuno...
Il mio è solo un titolo provocatorio per tentare di condividere con voi la tristezza (almeno per quanto mi riguarda) scaturita dal ritrovarsi spesso in luoghi, da sempre assegnati a LUI, e non trovarlo più in nessun posto... né in un angolo e tantomeno dietro ad una porta o defilato, seminascosto ai lati di un armadio!
UFFICIALMENTE DISPERSO... bandito... escluso da tutto!
Sapete a cosa mi riferisco, vero? Al CROCIFISSO, fino a pochi anni fa indiscusso protagonista di rappresentazione cristiana, oltre che "oggetto" di continue controversie sulla stessa iconografia che esprime e permette variegate interpretazioni, che spaziano dalla sofferenza, alla morte, alla promessa di salvezza, al gesto estremo di filantropia d'amore verso il prossimo.
Insomma, se ne sono dette di tutti i colori sulla rappresentanza di Gesù sulla croce, diventando una polemica senza fine, di quelle che nascono, crescono, si invecchiano ma non muoiono MAI... anche perché ognuno si sente sempre in diritto di dire, a giorni alterni, la propria opinione in fatto di Dio e della non fede.
Eppure stiamo parlando di un "oggetto" (volutamente continuato a virgolettare in segno di rispetto) che per tantissimo tempo è stato definito il punto di riferimento più tangibile della cristianità, da far emergere in contesti di particolare aggregazione sociale; immaginate cosa sarebbe stata un'aula di tribunale, una stanza di ospedale, una scuola, un refettorio, uno ospizio (e potrei andare avanti all'infinito) senza quel crocefisso piantato al centro della parete!
Oggi, invece, neppure ci facciamo più caso alla sua assenza, eppure non è lontano il tempo in cui LUI c'era perchè... doveva esserci! Non voglio credere che ci stiamo consegnando all'idea arrendevole di vivere in una civiltà multiculturale nella quale non si deve ostentare e privilegiare un unico simbolo ma, per par condicio e giustizia multietnica, dare libero accesso e spazio a tutti, che non potendo essere ospitati sulla stessa parete è meglio bandire, non dando più spazio a nessuno, e con nessuno di offeso.
Chiaro che non sono per niente d'accordo, pur sostenendo che non c'è bisogno di un "oggetto" per testimoniare la propria fede e devozione, ma non mi va neppure di considerare che ci si debba snaturare così eccessivamente le nostre sacralità, solo per non permettere a nessuno di sentirsi a disagio, emarginato o differenziato, perché se così fosse mi piacerebbe sapere qual è la reazione se vietassimo le 5 preghiere al giorno ad un musulmano nelle proprie terre, frequentate da turisti di tutto il mondo, od obbligassimo la copertura di tutte le immagini evocatrici delle altre religioni o le statue buddiste o, ancora più assurdamente, imponessimo che il Corano sia una lettura privata da "dentro casa" perché può dar fastidio a chi lo sente per strada o è abituato a leggere solo Bibbia e Vangelo e così via...
Non ho nulla contro la libertà di professare ognuno la propria religione, e di certo so che il negazionismo non fa altro che creare barriere e muri anziché strade e ponti, ma...  e scusate se insisto, lasciatemi credere che una Croce sia un segnale innocuo ed inoffensivo, (al massimo di pace e conforto) che può o meno interessare, ma non certamente essere bandito per evitare discriminazione e "soggiogazione"...
Tanto quell'OGGETTO è ben altro di ciò che mostra, e se viene interpretato nella giusta maniera, diventa un pacifico catalizzatore di curiosità, indifferenza, o silenziose amorevoli preghiere, con le quali insaccarci speranze, richieste di aiuto ed accorati desideri di speranza.
Per cui, secondo me, visto che non fa male a nessuno,  andrebbe lasciato dov'è sempre stato perché appartiene alla cultura e la storia del nostro Paese.
Giusto per lasciarvi anche un po' di cronaca, evitando cenni storici sulle guerre ai tempi delle Crociate, vi riporto l'origine di questa annosa diatriba, scaturita da un ricorso presentato non da musulmani, induisti o buddisti, bensì da Soile Lautsi Albertin (socia dell'UAAR) che nel 2002, insieme al marito, aveva chiesto all'istituto comprensivo statale Vittorino da Feltre di Abano Terme, frequentato dai loro due figli, di togliere i crocefissi dalle aule in nome del "principio di laicità dello Stato".
Se vi interessa l'approfondimento alla questione trovate articoli su Internet ma, giusto per una completezza breve di informazioni, vi riassumo che quella richiesta fu respinta dalla Direzione Scolastica, a cui seguì il ricorso al TAR del Veneto, che rimise la questione alla Corte Costituzionale che, alla fine, stabilì che "il crocifisso è simbolo della storia e della cultura italiana e di conseguenza dell’identità del Paese".
Lautsi, per niente scoraggiata (e non capisco il suo ostinato accanimento) si rivolse nel 2007 ai giudici della Corte Europea dei diritti dell'uomo, che hanno successivamente nuovamente ribaltato la decisione della magistratura italiana, stabilendo anche un risarcimento di 5.000 euro al ricorrente, per danni morali a carico del Governo italiano, ma... la questione è andata avanti con campagne di "scrocifiggiamento" frapposte a quelle di difesa del simbolo cristiano più assoluto, e sta di fatto che, a tutt'oggi, la questione non è chiara a nessuno ed è molto soggettiva ed interpretativa, e tanto basta per far capire quanto sia futile, ma anche estremamente delicata da trattare.

Provo a chiudere il mio lunghissimo BLOG-pensiero confidandovi che a me fa tanta tristezza vedere quelle pareti bianche ed anonime, ospitare il nulla più assoluto, quando sarebbe affascinante ed anche riflessivo ed "intimista" il potersi perdere un po' tra ricordi, pensieri e monologhi interiori, grazie a quell'inoffensivo "oggetto" che rappresenta una delle 3 grandi religioni monoteiste, con oltre 2.5 miliardi di fedeli nel mondo, ed ha segnato epoche, coscienze, moralità e l'infanzia di tante persone (incluso la mia) quando si entrava in classe da "eterno impreparato" e ci si affidava IMPUNEMENTE a LUI, per evitare la gogna dell'interrogazione o... tornando ancora più indietro, ai tempi dell'asilo, a chi mi insegnò il Padre Nostro, cantilena da recitare a memoria, che da grande ho imparato ad apprezzare perché mi ha permesso di sentirmi meno solo e più vicino a DIO!

Che lo si voglia o meno attaccare al muro, per me la FEDE, così come l'amore, non ha bisogno di pareti
su cui alloggiare per mostrarsi, ma spazi segreti e protetti nei quali farsi trovare sempre!






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