UN CASTIGO ESSER DONNA

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UN CASTIGO ESSER DONNA

Gianfranco Iovino
Indubbiamente fa davvero male, oltre che rabbrividire le pareti del cuore, le continue immagini trasmesse in tv, che appartengo a posti lontani da noi, soprattutto nel modo di pensare… considerare… riflettere… ed agire!
Il 2001 è una data che ha registrato un clamoroso miracolo, perché è di quello che si è parlato, in una terra dove l’integralismo religioso è tanto integerrimo che anche solo immaginare di discuterlo o manifestarci contro ti fa rischiare la morte.
Ma è bastato un niente per cancellare quella conquista e 20 anni di umana normalità.
È sotto gli occhi di tutti la “questione Afghanistan”, e non voglio certo aggiungere ulteriori parole a quante se ne producono in queste ore, tra dibattiti, incontri, ipotesi e davvero pochi fatti concreti.
Ma permettetemi di soffermarmi su una sola immagine che mi ha agghiacciato il sangue nelle vene e, sicuramente, ha fatto tanto male anche a voi.
Mi riferisco a quelle “mani di madre” che reggono un’anima innocente da affidare ad uno sconosciuto, vestito di divisa militare, che si augura abbia buon cuore nel prendersi cura del suo bambino, da far scappare dall’inferno in cui lei brucerà di sicuro, (prima o poi), se non resta in silenzio, chiusa dentro casa, come da noi accade con i cani da guardia o da compagnia!
Ecco, proprio lì; in quel fermoimmagine agghiacciante si è fermato anche il mio cuore, tanto si sentisse umiliato da quel gesto estremo, dettato dall’amore materno e dal bisogno di sperare in qualcosa di migliore di un destino segnato dall’umiliazione, la segregazione, la rinuncia e l’indiscutibile certezza che… nascere donna in certi posti del mondo è un castigo bestiale che ti infligge la vita!
… … …
Perdonatemi, ma questa volta non riesco ad andare avanti e trovare del buono anche in questo argomento, perché prepotente quell’immagine torna a scurirmi i pensieri di mestizia, se solo considero cosa siamo disposti a rinunciare per un figlio, incluso la nostra stessa vita, e cosa si possa provare nell'affidare il proprio bambino ad un guscio di noce, che lo allontani da guerra e fame, o lo si lascia in mani straniere, con la speranza che  siano mosse da rispetto e amore verso il “prossimo suo come se stesso”… sia quel PROSSIMO di tutt’altra religione, di diverso colore della pelle o abiti in un posto lontano del mondo, ma tanto vicino all’inferno!

ci sono gesti che nell'attimo esatto in cui li compi ti senti morire dentro

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