Baby gang, risse a scuola, cyberbullismo, violenza sui professori, squadriglie di Maranza in azione… ogni giorno la cronaca ci sommerge di notizie allarmanti sui giovani, scatenando fiumi di parole per capire perché i ragazzi di oggi siano "così violenti", senza mai andare alla radice del problema.
Qualche sera fa, navigando sul web alla ricerca di risposte meno scontate, mi ha colpito la riflessione di un sociologo: “La violenza giovanile non è un difetto di fabbrica di questa generazione, ma il sintomo di un malessere molto più antico e profondo.”
Qualche sera fa, navigando sul web alla ricerca di risposte meno scontate, mi ha colpito la riflessione di un sociologo: “La violenza giovanile non è un difetto di fabbrica di questa generazione, ma il sintomo di un malessere molto più antico e profondo.”
Cercare il segreto che tiene in vita un “grande amore” è un po' come tentare di fotografare il vento: ne vedi gli effetti, ne senti la forza sulla pelle, ma non riesci mai a catturarlo davvero in un’unica immagine che riesca a spiegarlo nella sua interezza.
Spesso lo cerchiamo nei gesti eclatanti e in quelle promesse gridate al mondo che fanno battere il cuore per un momento e poi svaniscono, lasciando solo silenzio dietro a tante parole.
Spesso lo cerchiamo nei gesti eclatanti e in quelle promesse gridate al mondo che fanno battere il cuore per un momento e poi svaniscono, lasciando solo silenzio dietro a tante parole.
A quale età si diventa ufficialmente vecchi?
Se lo chiedi a un ventenne, ti dirà cinquant'anni; se lo chiedi a un settantenne, probabilmente ti risponderà: ottantacinque e così via!
La verità è che la vecchiaia sta diventando un "concetto fantasma". Ci stiamo abituando all'idea che la longevità aumenti costantemente, e con essa cambia anche il modo in cui definiamo la senilità: non contano più solo gli anni che abbiamo, ma… quelli che percepiamo!
Se lo chiedi a un ventenne, ti dirà cinquant'anni; se lo chiedi a un settantenne, probabilmente ti risponderà: ottantacinque e così via!
La verità è che la vecchiaia sta diventando un "concetto fantasma". Ci stiamo abituando all'idea che la longevità aumenti costantemente, e con essa cambia anche il modo in cui definiamo la senilità: non contano più solo gli anni che abbiamo, ma… quelli che percepiamo!
Erano le 22:22 di un aprile lontano, quello del 1986, quando da Pisa partiva un segnale invisibile con destinazione la Pennsylvania: quella notte l'Italia scopriva Internet.
Quarant’anni dopo, quella finestra spalancata sul mondo è diventata la nostra prigione dorata: abbiamo smesso di alzarci dal divano, barattando la noia - un tempo fertile terreno di creatività - con un flusso infinito di dati, che ci fa apparire sempre connessi, ma sempre meno presenti.
Quarant’anni dopo, quella finestra spalancata sul mondo è diventata la nostra prigione dorata: abbiamo smesso di alzarci dal divano, barattando la noia - un tempo fertile terreno di creatività - con un flusso infinito di dati, che ci fa apparire sempre connessi, ma sempre meno presenti.
Immaginate di affidare un messaggio a una bottiglia di vetro e lanciarla, senza pensarci troppo, tra le onde. Niente GPS, nessuna doppia spunta blu, solo la certezza ancestrale che quel vetro toccherà, prima o poi, riva. Ed arriverà, esattamente, tra le mani di chi volete che lo riceva.
Cosa scrivereste? E, soprattutto, diretto a chi?
Oggi il mio pensieroBLOG parte da un’ipotesi coraggiosa: una di quelle domande che "pesano", perché ognuno di noi si porta dentro un carico di parole mai spedite: un intero archivio di "avrei voluto dirti" che galleggia nel silenzio.
Se dovessi scegliere, il mio messaggio sarebbe un sussurro di appena dieci parole:
“Goditi lo spettacolo della vita, il resto viene da sé.”
Con destinatario: IO!
Cosa scrivereste? E, soprattutto, diretto a chi?
Oggi il mio pensieroBLOG parte da un’ipotesi coraggiosa: una di quelle domande che "pesano", perché ognuno di noi si porta dentro un carico di parole mai spedite: un intero archivio di "avrei voluto dirti" che galleggia nel silenzio.
Se dovessi scegliere, il mio messaggio sarebbe un sussurro di appena dieci parole:
“Goditi lo spettacolo della vita, il resto viene da sé.”
Con destinatario: IO!
In questi giorni l’attenzione è rimasta concentrata sulla missione Artemis 2, spintasi verso il fianco più lontano della Luna, per secoli da noi chiamato "lato oscuro", alimentando il mito di un luogo gelido e perennemente tenebroso. Eppure l'astronomia ci svela una realtà diversa: quel lato non è affatto al buio. Riceve la stessa luce che illumina la faccia che ammiriamo ogni notte. Semplicemente, noi non siamo lì a guardarla.
E da questa verità nasce la mia riflessione di oggi.
E da questa verità nasce la mia riflessione di oggi.
Oggi voglio riflettere con voi su un confine sottile che riguarda l’amore: quello della GELOSIA. Parlo di quel sentimento sano che nutre l’amore di attenzioni e protezione, stando ben lontani da quella forma ossessiva e tossica che, invece, diventa prevaricazione e "violenza sulla persona".
Troppo spesso confondiamo la gelosia col possesso, mentre invece, esiste una sfumatura di questo sentimento che non toglie libertà, ma aggiunge valore: quando sa dimostrarsi forma sublime di attenzione. In questo caso, non nasce dal voler "controllare" l'altro, ma dalla consapevolezza di difendere e proteggere “qualcosa di bello, che pretende impegno per poterselo meritare ogni nuovo giorno”.
Troppo spesso confondiamo la gelosia col possesso, mentre invece, esiste una sfumatura di questo sentimento che non toglie libertà, ma aggiunge valore: quando sa dimostrarsi forma sublime di attenzione. In questo caso, non nasce dal voler "controllare" l'altro, ma dalla consapevolezza di difendere e proteggere “qualcosa di bello, che pretende impegno per poterselo meritare ogni nuovo giorno”.
Gli ultimi dati di Save the Children dipingono un quadro inquietante del mondo adolescente in rapporto all’amore.
Non parliamo di semplici "ragazzate", ma di relazioni segnate da comportamenti aggressivi e di controllo.
I numeri emersi da questa indagine fanno tremare le vene ai polsi:
• 1 ragazzo su 4 è stato vittima di violenza fisica (schiaffi, pugni, oggetti lanciati).
• Il 36% ha subito violenza verbale (insulti e grida).
• 1 su 3 viene geolocalizzato dal partner come condizione della relazione.
Non parliamo di semplici "ragazzate", ma di relazioni segnate da comportamenti aggressivi e di controllo.
I numeri emersi da questa indagine fanno tremare le vene ai polsi:
• 1 ragazzo su 4 è stato vittima di violenza fisica (schiaffi, pugni, oggetti lanciati).
• Il 36% ha subito violenza verbale (insulti e grida).
• 1 su 3 viene geolocalizzato dal partner come condizione della relazione.
Si è partiti dalla questione relativa alla mancanza di alfabetizzazione scolastica — obbligatoria in Italia fino ai 16 anni — per poi passare alla “diseducazione dei figli alla socialità” e approdare, infine, al tema della “responsabilità genitoriale” con la conseguente sottrazione dei minori.
Un riepilogo conciso, che sarebbe perfetto come sinossi di un romanzo, anche se parliamo di una realtà venuta a galla nel novembre 2025 e che, ancora oggi, non accenna a placarsi.
Lasciando però in disparte sentenze del Tribunale, il sentire comune e il parere degli esperti del settore, voglio concentrarmi su una percentuale che pochi hanno fatto emergere e che amplifica di molto la questione EDUCAZIONE OBBLIGATORIA.
Un riepilogo conciso, che sarebbe perfetto come sinossi di un romanzo, anche se parliamo di una realtà venuta a galla nel novembre 2025 e che, ancora oggi, non accenna a placarsi.
Lasciando però in disparte sentenze del Tribunale, il sentire comune e il parere degli esperti del settore, voglio concentrarmi su una percentuale che pochi hanno fatto emergere e che amplifica di molto la questione EDUCAZIONE OBBLIGATORIA.
Siamo in pieno fermento per il giorno in cui si celebra, si magnifica, si festeggia e, in alcuni casi… si maledice l’AMORE.
Sempre più convinti che “solennizzarlo” sia un atto dovuto, soprattutto se lo si può ostentare pubblicamente, ci esalta raccontare come trascorriamo il nostro San Valentino, così come a tantissimi (per fortuna) incupisce terribilmente l’idea che il “Ti Amo” sia diventato un obbligo da calendario.
Capisco che onorare l’amore sia sempre qualcosa di bello, perché riempie, aggrazia, completa e non fa sentire mai troppo soli, ma…
Sempre più convinti che “solennizzarlo” sia un atto dovuto, soprattutto se lo si può ostentare pubblicamente, ci esalta raccontare come trascorriamo il nostro San Valentino, così come a tantissimi (per fortuna) incupisce terribilmente l’idea che il “Ti Amo” sia diventato un obbligo da calendario.
Capisco che onorare l’amore sia sempre qualcosa di bello, perché riempie, aggrazia, completa e non fa sentire mai troppo soli, ma…
Già l’evidenza lo appurava, adesso ci aggiungiamo anche le continue ricerche scientifiche a riprova, ed ecco che (miei cari maschietti) non c’è ombra di dubbio che l’universo femminile abbia, non una, ma parecchie marce in più di noi, se è vero che gli studi condotti da équipe di scienziati e ricercatori affermano (e confermano) che le donne sono MULTITASKING molto più degli uomini, deputati ad essere monofase, da: “una cosa per volta”.
Nel mio primo editoriale del 2026, mi piace parlare della NOIA e rapportare quella della mia adolescenza alla moderna; l’attuale dei giorni nostri, per intenderci, dove mi rendo conto che senza l’aiuto di “quel geniale marchingegno elettronico” ci sentiremmo tutti un po’ imperfetti, impreparati, annoiati e… PERSI!
Parlo del cellulare, sempre più visto come ottimo strumento con cui realizzare bellissime foto e sempre meno dialoghi, questo perché, senza doverci sforzare troppo, ci vengono concesse aperture di porte e finestre sul mondo, pur restando isolati nella nostra volontaria auto-emarginazione, riuscendo a farci vedere cose irraggiungibili e inaspettate, senza il bisogno di chiederlo a nessuno o, se proprio si deve, lo si fa all’Intelligenza Artificiale che un giorno, non troppo lontano, se non sapremo limitarla ci governerà i pensieri.
Parlo del cellulare, sempre più visto come ottimo strumento con cui realizzare bellissime foto e sempre meno dialoghi, questo perché, senza doverci sforzare troppo, ci vengono concesse aperture di porte e finestre sul mondo, pur restando isolati nella nostra volontaria auto-emarginazione, riuscendo a farci vedere cose irraggiungibili e inaspettate, senza il bisogno di chiederlo a nessuno o, se proprio si deve, lo si fa all’Intelligenza Artificiale che un giorno, non troppo lontano, se non sapremo limitarla ci governerà i pensieri.
Oggi voglio immaginarmi di essere un bambino, che vive in un posto indefinito del mondo, o su un altro pianeta, addirittura, che affacciandosi dalla sua finestra, vede in lontananza la terra, tra fuochi di guerra e grida di dolore, fame e sete ovunque, mentre Babbo Natale con le sue renne, si allontana ed entra nell’atmosfera per fare ritorno da dove parte ogni anno e, dopo un solo giorno di intensi giri intorno alla terra, torna per farsi dimenticare fino al nuovo ’Natale che verrà.
Credo che nella vita, uno degli scopi principali di ogni essere umano, sia quello di “aiutare” gli ALTRI, per un senso del dovere, oltre che un bisogno innato di destinare atti di bontà, per appagamento personale e il gusto di sentirsi in pace con sé stessi.
Una notizia del TG di ieri mi ha tanto fatto riflettere, nello considerare che “l’amore ha sempre un prezzo da pagare“, anche quando viene rapportato al fascino di una donna legata a una leggenda, con la sua bronzea raffigurazione all’interno di un cortile, che per poterla ammirare e destinare segreti desideri innamorati… tocca pagare!
Vi è mai capitato di dovervi sforzare e mentire a voi stessi, pur di apparire diversi da quello che, in realtà, vorreste essere al cospetto degli altri?
Mi riferisco a quegli atteggiamenti forzati, le espressioni mistificate, i toni di voce ammansiti dal ritegno, per non parlare dei commenti ovattati, i giudizi aleatori e le considerazioni filtrate che utilizziamo, a volte inconsapevolmente, per aggraziare e rendere meno schietto il nostro modo di pensare, agire e giudicare.
Mi riferisco a quegli atteggiamenti forzati, le espressioni mistificate, i toni di voce ammansiti dal ritegno, per non parlare dei commenti ovattati, i giudizi aleatori e le considerazioni filtrate che utilizziamo, a volte inconsapevolmente, per aggraziare e rendere meno schietto il nostro modo di pensare, agire e giudicare.
Ho aspettato che si dissolvesse il polverone generato intorno alle sorelle Kessler, che ha scosso l’opinione pubblica, più che per la loro morte, la scelta sull’atto finale con il quale si sono congedate dalla vita, che ha schierato accese opposte fazioni di “pensiero, sentimento e parole”, tra i favorevoli ad una scelta volontaria, quanto irrimediabile, a quanti altri sono in disaccordo con una pratica ritenuta illegittima, oltre che punibile in quanto si tratta pur sempre di suicidio.
Tutti, mi sa, conoscono la canzone “Vorrei incontrarti tra cent’anni” di Ron, ispirata ai versi dei sonetti di Shakespeare, che meritatamente vinse il Sanremo del ’96. E ricordate l’inizio del canto?
Fa così: “Vorrei incontrarti tra cent’anni… Tu pensa il mondo tra cent’anni…”
Ma voi, ci pensate come sarà il mondo tra cent’anni e cosa sarà di NOI?
Nel 2125 chi si ricorderà più di NOI?
Fa così: “Vorrei incontrarti tra cent’anni… Tu pensa il mondo tra cent’anni…”
Ma voi, ci pensate come sarà il mondo tra cent’anni e cosa sarà di NOI?
Nel 2125 chi si ricorderà più di NOI?
Avete mai immaginato quanto sarebbe intrigante poter entrare nella profondità della mente di chi ci è davanti per sapere, fino in fondo, cosa pensa di noi? Che so, mente gli stiamo accanto, parlando con lui/lei, tenendogli compagnia, o dopo averlo incontrato casualmente per strada o sorseggiando un caffè insieme al distributore automatico in ufficio?
La GENTILEZZA che l’AI di Google descrive così: “Un comportamento benevolo e rispettoso, fatto di empatia e atti di generosità verso gli altri, oltre che se stessi. Si manifesta attraverso azioni concrete come l’ascolto, l’aiuto e la considerazione, e ha benefici sia a livello psicologico che fisico, come la riduzione dello stress e l’aumento del benessere.”
Avete fatto mai caso che per gli amici di vecchia data sembra che gli anni non passino mai, o scorrano molto lentamente?
A me succede spesso, quando incrocio gli amici d’infanzia, di non soffermarmi troppo sull’età che segna viso e movimenti del corpo, forse perché non voglio vederli (e saperli) invecchiati, in quanto sarebbe accettare che anche io sto diventando anziano?
A me succede spesso, quando incrocio gli amici d’infanzia, di non soffermarmi troppo sull’età che segna viso e movimenti del corpo, forse perché non voglio vederli (e saperli) invecchiati, in quanto sarebbe accettare che anche io sto diventando anziano?
La tristissima pagina di storia che i figli dei nostri figli studieranno a scuola ci appartiene indissolubilmente, perché racconta di questo nostro tempo e delle NON AZIONI, intese ed estese a tutti i paesi occidentali, con incluso i loro popoli, che non sanno andare oltre ad una indignazione di massa, condanne solo a parole e disapprovazioni nei confronti del genocidio in atto a meno di 2300 km in linea d’aria da NOI.
NOI, che non sappiamo cosa fare per fermare una carneficina senza fine, scatenata da un odio rabbioso, antichissimo, che va ben oltre la logica di qualsiasi vendetta, difesa o riconquista.
NOI, che non sappiamo cosa fare per fermare una carneficina senza fine, scatenata da un odio rabbioso, antichissimo, che va ben oltre la logica di qualsiasi vendetta, difesa o riconquista.
Li ho volutamente definiti “STRAPPI” perché possano dare maggiore idea al dolore che producono quando li subisci, consapevole che sono impossibili da medicare, visto che non c’è antidoto o medicina che possa curarli.
Parlo dei distacchi segnati dall’allontanamento forzato e irrimediabile, che lasciano un vuoto incolmabile nell’esistenza di chi resta a piangersi un abbraccio, una voce, un sorriso e due occhi che non puoi più guardare.
Parlo dei distacchi segnati dall’allontanamento forzato e irrimediabile, che lasciano un vuoto incolmabile nell’esistenza di chi resta a piangersi un abbraccio, una voce, un sorriso e due occhi che non puoi più guardare.
Mi manca questo… Vorrei tanto quella cosa lì… Lo vorrei tanto anch‘io… Non riesco a comprarlo… Mamma che caldo… e che freddo… e quanta pioggia… Oddio sono grassa… Maledetta bilancia… Come sono invidioso… Vorrei molti più soldi… Quanto mi annoio… Che triste è la vita!