VENDO FIGLI… chi potrà condannarmi?

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VENDO FIGLI… chi potrà condannarmi?

Gianfranco Iovino
«Vendo figli… sì! E lo faccio perché non posso più farne a meno.
Me lo impone la vita… il senso di sopravvivenza e il rispetto di chi si aspetta da me gesti di speranza, anche se così estremi e disperati.
Non mi crederai, ma la mia coscienza è pulita, anche se tu pensi il contrario. Vendo mio figlio, e non certamente a cuor leggere, perché devo farlo per forza… è l’ultima scelta possibile, dato che dalla sua vita venduta dipendono le sorti degli altri miei 6 figli.
Chi potrà mai condannarmi? Chi può dire che sto sbagliando… se per salvare quante più vite possibili, una madre, che vive nell’inferno dell’oppressione e della violenza, è obbligata a strapparsi pezzi di cuore dal petto, per avere in cambio pochi soldi, con cui provare a far vivere ai propri figli qualche altro giorno ancora… prima che sia notte per tutti e per sempre

L’ho immaginata così l’amara confessione di una donna afghana, che si trova a dover vendere il proprio bambino per sfamare gli altri suoi figli, che stanno per morire di fame.
Tutto nasce da un documentario visto qualche giorno fa in TV, che portava il telespettatore dentro a quelle umili capanne, trasformate in case da abitare, con dentro una donna e la sua voce rotta dal pianto, che prova a raccontare cosa si è costretti a subire per non morire di fame, in una terra dimenticata da tutti e finita nella coda delle notizie di un telegiornale, perché sembra che non interessi più a nessuno cosa accade laggiù all’inferno!
Approfondendo quell’inquietante verità, il quadro diventa ancora più preciso e drammatico: in Afghanistan sono davvero tantissimi i genitori costretti a vendere i propri figli, per pagare debiti o procurarsi cibo per mangiare. Colpa soprattutto di un regime dittatoriale e regressivo (e non solo), che ha posto un freno agli aiuti umanitari occidentali, che si tramutano in mancanza di soldi per pagare medici, infermieri, insegnanti… CIBO per la vita!
E ritornando a quel documentario, accenno al dramma di una famiglia (come tante altre) che non potendo pagare un debito di soldi, resosi necessario per sfamare i loro 4 figli, è stata costretta a vendere ad uno dei suoi creditori la figlia più piccola: Najiba, di soli 6 anni, che dovrà fare lavori domestici nella casa del creditore e poi sposare uno dei suoi figli, una volta raggiunta l’età della pubertà!
Ditemi voi se non è davvero qualcosa di inumano!
Non so come chiudere questo mio pensiero-BLOG, ma provo per un istante a insediarmi tra i pensieri di quella donna, umiliata da un gesto che (sarete d’accordo con me) non ha parole per essere giudicato con saccente leggerezza!

Non può essere un reato aver messo al mondo molti figli da accudire e sfamare… se è una sventura a doverlo fare in aride terre, ricche solo di guerra e fame!
Non è un peccato, se con un gesto estremo cedi tuo figlio ad un destino lontano da te… e in cambio ti viene reso qualcosa con cui sopravvivere ancora!
Non è cancellabile dal mio cuore il dolore di aver perso una figlia per un debito di vita…
E non ci sarà tempo abbastanza in vita per perdonarmi di questo oltraggio commesso a me stessa!
MA… nessuno può giudicare o condannarmi… se non è mai stato in questi posti, così vicini all’inferno, o nei panni di chi è rimasta sola, davanti a bocche di figli innocenti, che con occhi di lacrime ti implorano aiuto… per non morire di fame!

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